Il futuro dell’identità digitale in Europa è pronto ad accelerare in vista di una transizione fondamentale. Mentre il 2025 è stato l’anno della “messa a punto” per gli EUDI Wallet, il 2026 dovrà essere quello del passaggio “dalle parole ai fatti” (dalla sperimentazione alla realtà).

Per la piena diffusione ci vorrà chiaramente del tempo ma in Italia partiamo da una base solida, tra SPID e CieID in crescita, con un parere abbastanza favorevole e interessato da parte dei cittadini.

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EUDI Wallet, ci siamo quasi: il 2026 l’anno della svolta

Abbiamo sentito parlare degli EUDI Wallet (European Digital identity Wallet) per la prima volta a fine 2024: si tratta del sistema per l’identità digitale europea che l’Unione Europea sta mettendo a punto per uniformare i portafogli digitali dei cittadini e residenti nell’UE.

A livello europeo sono stati censiti 22 progetti di Digital Identity Wallet. Di questi, 11 risultano già operativi ma nessuno di essi è stato certificato come EUDI Wallet conforme al regolamento eIDAS2 (definisce il quadro comune per identità e autenticazione digitali).

Anche Paesi “vicini” ma non parte dell’UE, come Regno Unito e Svizzera, hanno scelto di sposare gli standard europei per garantire l’interoperabilità. Il 2026 sarà l’anno della svolta e del concretizzarsi del portafoglio europeo per l’identità digitale.

In Italia è forte l’interesse

Gli italiani sembrano avere un approccio positivo nei confronti dell’EUDI Wallet: i dati raccolti dall’Osservatorio Digital Identity del Politecnico di Milano, presentati durante il convegno “Identità digitale: futuro prossimo o visione lontana?”, evidenziano che il 56% degli italiani si dichiara molto interessato al nuovo strumento (mentre i contrari sono il 18% della popolazione, con prevalenza di over 55).

In aggiunta, il 49% degli intervistati sarebbe più contento se questo portafoglio digitale, chiamato a contenere i documenti d’identità (e quindi dati molto sensibili), fosse erogato direttamente dal Governo o da un ente pubblico.

Il 13%, invece, preferirebbe una soluzione privata (in altre realtà, come in Giappone, stanno stringendo partnership con le BigTech per i portafogli digitali). L’obiettivo, quindi, è far sì che gli EUDI Wallet possano risultare competitivi e accessibili a tutti.

Nel Bel Paese crescono SPID e CieID

Parallelamente, in Italia prosegue lo sviluppo di IT-Wallet (disponibile per tutti dal 4 dicembre 2024), il portafogli digitale italiano integrato nell’app IO (tramite la funzione Documenti su IO) che attualmente conta circa 7 milioni di utenti e oltre 11 milioni di documenti memorizzati (tra patenti e tessere sanitarie).

Non vi è ancora la possibilità di inserire la carta d’identità ma, in Italia, ci sono due sistemi per l’identità digitale che continuano a consolidarsi:

  • SPID – a fine ottobre 2025 erano 41,5 milioni le identità attive per cittadini maggiorenni (pari all’82% della popolazione), con una crescita di 1,7 milioni nei primi nove mesi del 2025.
  • CieID – la CIE (Carta d’Identità Elettronica) è ormai in possesso di 48,4 milioni di cittadini ma, a fronte di una così ampia diffusione, solo 9 milioni di cittadini hanno attivato le credenziali digitali tramite l’app CieID (+48% rispetto al 2024); i dati sono comunque destinati a crescere.

Chiudiamo con le parole di Luca Gastaldi, Direttore dell’Osservatorio Digital Identity del Politecnico di Milano:

“Gli italiani mostrano una crescente familiarità con SPID e CieID, sono molto propensi a utilizzare la propria identità digitale su nuovi servizi, e nutrono molto interesse verso le soluzioni come EUDI Walle. Tuttavia, resta una quota rilevante di ‘scettici’, il 18% della popolazione, composta prevalentemente da utenti sopra i 55 anni. Per superare le resistenze all’adozione sarà fondamentale comunicare efficacemente quali possono essere i casi d’uso concreti nella vita quotidiana: solo così l’identità digitale potrà essere percepita non come un ostacolo tecnico, ma come uno strumento di semplificazione, di risparmio di tempo e di maggiore sicurezza”.