Dall’analisi di 9.976 app Android è emerso che l’86% di queste raccoglie dati sensibili sulla posizione degli utenti senza che questi ne fossero al corrente. Lo studio, condotto da un team di ricercatori dell’IMDEA Networks, Universidad Carlos III de Madrid e University of Calgary, ha inoltre posto attenzione sul mercato, spesso non regolamentato e fonte di diverse questioni etiche e legali, che sta dietro questa raccolta segreta di dati e alle modalità con cui queste app riescono ad accedere alle informazioni sensibili degli utenti.

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Questioni tecniche ed etiche dietro la raccolta dei dati sulla posizione

Uno dei dati più impressionanti di questo studio è che le 9.976 app Android analizzate hanno totalizzato complessivamente 55 miliardi di download e installazioni, mostrandone l’enorme diffusione e, quindi, i motivi della preoccupazione sul loro comportamento.

La ricerca, infatti, ha evidenziato la capacità di queste applicazioni di raccogliere dati sulla posizione degli utenti senza richiederne l’esplicito consenso. L’aspetto interessante e critico è che tale raccolta di dati avviene anche senza che il GPS sia attivato. Queste applicazioni, infatti, sfruttano i segnali Bluetooth e Wifi, consentendo un tracciamento non solo invisibile, ma anche continuo e in grado di migliorare la profilazione degli utenti.

App Android localizzazione utenti-1

Molte di queste app contengono strumenti di tracciamento nascosti sotto forma di Software Development Kits (SDKs) ovvero quei pacchetti di codice già pronti che gli sviluppatori usano per aggiungere funzioni senza doverle creare da zero. Particolare è il fatto che molti di questi SDK raccolgono dati sugli utenti anche se l’app stessa non è progettata per farlo. Inoltre, alcuni SDK hanno sfruttato vulnerabilità di Android su dispositivi non aggiornati per aggirare le restrizioni sui permessi di Bluetooth e WiFi.

I ricercatori hanno mostrato come molti SDK, sfruttando la tecnica denominata ID bridging, riescono a tracciare gli utenti nel corso del tempo. Questo è possibile perché associano diversi identificatori del dispositivo, come l’ID pubblicitario di Android (AAID) e l’indirizzo MAC del WiFi, per creare un profilo unico dell’utente. Questo permette di continuare a seguirlo anche se prova a ripristinare le impostazioni della privacy o a cambiare alcuni dati. Gli SDK più utilizzati sono stati AltBeacon, Kochava, Salesforce Marketing Cloud e Adobe Experience Platform.

App Android localizzazione utenti-2

Oltre all’aspetto tecnico su come queste app riescano a raccogliere dati sensibili, lo studio pone l’attenzione sull’utilizzo fatto di queste informazioni. Non è una novità che esistono agenzie di marketing che utilizzano questi dati per le loro campagne e che quindi sono interessate ad acquistarli, ma l’impatto di queste operazioni va ben oltre la loro dimensione puramente pubblicitaria.

Lo stesso studio, infatti, denuncia come questi dati vengano acquistati non solo da aziende specializzate nella prevenzione delle frodi, ma anche da agenzie di sorveglianza governativa. In passato è stato scoperto che alcune aziende hanno venduto dati sensibili sulla posizione alle forze dell’ordine, sollevando importanti preoccupazioni sulle possibili conseguenze, immediate e future, di questo tipo di attività.

Emerge inoltre un aspetto ancora più preoccupante: i ricercatori hanno segnalato diversi casi di abuso dei dati di localizzazione. La raccolta di queste informazioni, infatti, non è servita “solamente” per campagne di marketing, ma anche per tracciare la posizione delle persone quando si trovavano in luoghi sensibili come basi militari, centri medici e cliniche nelle quali si praticano gli aborti.

A preoccupare i ricercatori è la diffusione del tracciamento della posizione che richiede una maggiore attenzione da parte degli utenti. Per farlo raccomandano di disattivare sia il Bluetooth che il Wi-Fi quando non vengono utilizzati, utilizzare ROM Android che valorizzano il controllo sulla privacy, verificare attentamente le autorizzazioni concesse e negare l’accesso alla posizione alle app che non ne hanno bisogno, utilizzare strumenti per bloccare i tracker e ridurre il numero delle app installate, così da minimizzare ogni possibile rischio.