Tra gli aspetti più interessanti dei nuovi Google Pixel Buds Pro 2 spicca certamente la scelta di usare un chip A1 personalizzato a marchio Tensor, già ampiamente descritto nei comunicati stampa ufficiali come un chip costruito per l’AI. Un cambiamento parziale di rotta, dunque, rispetto ai precedenti Pixel Buds Pro, anch’essi dotati di un chip personalizzato, ma privo del marchio Tensor.

Ebbene, ora Google ha condiviso qualche dettaglio in più sul perché di questa opzione e, come era intuibile, non sono mancati gli spunti di discussione.

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L’esigenza di fornire maggiore qualità agli utenti

In particolare, nel creare un successore di Pixel Buds Pro (2022), Google ha affermato di “voler spingere i confini della cancellazione del rumore e della qualità audio in un formato ancora più piccolo”, rendendosi conto che “le soluzioni standard non erano in grado di soddisfare queste esigenze”.  

Per questo motivo, il team ha “seguito la strategia utilizzata per gli smartphone Pixel e ha sviluppato un proprio motore” per “l’elaborazione audio a bassissima latenza” che consente una maggiore larghezza di banda per la cancellazione del rumore.

Se i Pixel Buds Pro originali erano già in grado di elaborare gli input audio a una velocità 5-6 volte superiore a quella del suono, la seconda generazione ha elevato la soglia a 90 volte.

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La collaborazione tra i vari team

Google ha poi spiegato in che modo le varie divisioni della propria organizzazione hanno collaborato per raggiungere i risultati, precisando che il team alla base dello sviluppo dei Pixel Buds ha fornito a quello Silicon “gli obiettivi finali di prestazione – dalle richieste di calcolo dell’ANC ai target di consumo energetico – e gli algoritmi che sarebbero stati coinvolti per raggiungerli”.

Partendo da tale spunto, il team Silicon ha iniziato a progettare l’architettura del chip e, dopo una serie di test, prototipi e convalide delle prestazioni, ha inviato il progetto finale per la fabbricazione. Il chip Tensor A1 è dunque arrivato al team Buds nel 2023, pronto per sbloccare nuove possibilità in favore degli utenti.

La riprogettazione del design

Per quanto riguarda la forma fisica e il comfort, Google “ha esaminato i punti in cui gli auricolari potrebbero spingere contro l’orecchio e quelli in cui potrebbero inserirsi in modo più naturale, e li ha riprogettati”. Un’attenzione che ha portato all’aggiornamento di un’aletta stabilizzatrice che si può ruotare al fine di ottenere un’aderenza più sicura in ogni condizione.

In termini di prove pre-lancio, Google afferma di aver “aumentato il numero di tester utilizzati rispetto ad altri prodotti audio e di aver standardizzato i sondaggi per ottenere dati più coerenti ed eliminare il più possibile i pregiudizi”.

I test sulla modalità trasparenza hanno dunque rilevato che le persone erano “molto più preoccupate degli artefatti sonori, come l’amplificazione dei suoni ambientali naturali”. Per questo motivo, Google si è concentrata proprio su questo aspetto, anticipando che in futuro prevede di “focalizzarsi su elementi come la voce autonoma, che riteniamo diventeranno sempre più importanti”.

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