Come molti di voi sapranno, le batterie ricaricabili agli ioni di litio sono usate da ormai decine di anni all’interno dei dispositivi portatili di ogni tipo, dagli smartphone ai tablet, fino ad arrivare ai notebook portatili, e ovviamente le macchine elettriche.

Il processo vero e proprio di stoccaggio di energia rinnovabile potrebbe rappresentare una delle principali cause dell’inquinamento dovuto in particolare alle cosiddette “sostanze chimiche eterne”, secondo uno studio di ricerca recentemente pubblicato su Nature.

PFAS: la minaccia futura dell’inquinamento globale

Entrando maggiormente nello specifico, le sostanze chimiche eterne comprendono le sostanze per- e polifluoroalchiliche, altresì conosciute con l’acronimo PFAS: si tratta di sostanze chimiche organiche che presentano proprietà tensioattive. Per diversi decenni, alla luce di questo tali sostanze sono state utilizzate per la realizzazione di prodotti resistenti all’acqua, all’   e alle alte temperature.

Saltando più avanti negli anni e arrivando ai giorni nostri, una specifica sottocategoria di PFAS, chiamata Bis-perfluoroalchil sulfonimide (in acronimo, bis-FASIs) è stata utilizzata come elettrolita all’interno delle batterie agli ioni di litio che utilizziamo quotidianamente nella vita di tutti i giorni.

La presenza di questa specifica PFAS emergerebbe ad oggi nel suolo, nell’acqua, nei sedimenti e nella neve. Si tratta di una problematica davvero significativa e che in futuro, complice la sempre più crescente adozione di dispositivi e veicoli elettrici (e lo stoccaggio di energia che ne consegue), potrebbe andare a impattare significativamente sull’inquinamento globale.

Batteria agli ioni di litio

A prender parola a tal proposito è stato Jennifer Guelfo, ovvero l’autore principale dello studio nonché professore di Ingegneria Ambientale presso la Texas Tech University, il quale ha dichiarato che è necessario prendere seriamente coscienza di questa problematica, che potrebbe costituire sul lungo periodo una seria minaccia per l’ambiente.

Come si evince dallo studio, i ricercatori avrebbero prelevato alcuni campioni dall’acqua, dai sedimenti e dal suolo da ben 87 diverse località del Minnesota, Belgio e Francia, nelle vicinanze di fabbriche di batterie, in un periodo compreso rispettivamente tra gennaio e ottobre 2022. A seguito dell’analisi dei suddetti campioni, sarebbero state trovate concentrazioni di bis-FASIs a dir poco allarmanti, nell’ordine delle parti-per-miliardo, risultando in un serio rischio per la contaminazione ambientale.

Attualmente gli scienziati di tutto il mondo stanno tentando di comprendere quali possano essere gli effetti che l’esposizione alle sostanze per- e polifluoroalchiliche potrebbe portare nelle persone. Alcuni studi sulle tipologie più comuni di PFAS hanno evidenziato una correlazione tra l’alta esposizione a queste sostanze ad un alto rischio di tumori, danno epatico, alti livelli di colesterolo e infertilità.

Non ci resta a questo punto che attendere ulteriori aggiornamenti e studi futuri in merito a quest’annosa situazione, confidando che arrivino il più presto possibile per limitare i danni che ne derivano.