Le ultime generazioni hanno visto una crescita significativa della popolarità degli smartphone della serie Pixel di Google, tuttavia un nuovo report suggerisce che il colosso di Mountain View sarà presto chiamato a fare i conti con un problema nuovo: quello della scarsa brand loyalty dei propri acquirenti.
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La scarsa fedeltà ai Pixel di Google: report
Il nuovo report richiamato sopra è stato curato da Statista e fa parte del suo recente Global Consumer Survey. In base ai dati raccolti ai fini del sondaggio, pare che una fetta maggioritaria degli acquirenti di dispositivi Made by Google stia meditando di “tradire” Big G al prossimo cambio di smartphone. In particolare, il 57% degli utenti intervistati ha definito molto probabile il passaggio ad altro brand alla prossima occasione utile; di contro, soltanto il 26% è fortemente convinto di confermare la fiducia ai Google Pixel, o meglio ha definito un cambio di brand “molto improbabile”.
Il confronto dei punteggi ottenuti da Google con quelli dei principali player del settore è quasi impietoso: solo il 34% di utenti Samsung ed Apple medita di passare prossimamente ad un altro marchio, mentre il 44% degli utenti Samsung e il 49% di quelli Apple intende rimanere fedele.
Naturalmente, questi numeri vanno letti e contestualizzati alla luce del metodo utilizzato per eseguire il sondaggio: le percentuali si basano su dati raccolti negli USA nel corso dell’ultimo anno; gli utenti Pixel intervistati sono stati soltanto 442, contro i circa 3.000 di Samsung e gli oltre 4.400 di iPhone; al contempo, non bisogna tralasciare il fatto che le quote di mercato dei Pixel siano nettamente inferiori a quelle dei due marchi concorrenti menzionati.

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Possibile chiave di lettura
Se per maggiori dettagli vi rimandiamo direttamente al report, in questa sede è comunque opportuno fare qualche considerazione sulla possibile spiegazione di questo problema di brand loyalty dei Google Pixel.
Un primo discorso tocca la tematica del supporto software e degli aggiornamenti del sistema operativo. Gli smartphone di Google — i Nexus prima e i Pixel ora — sono sempre stati lo strumento perfetto al quale ricorrere per provare prima degli altri tutte le novità del sistema operativo Android, esattamente come pensate da Big G. Se una parte di quest’affermazione rimane vera — ed è il motivo che spinge tanti utenti a “vivere costantemente in beta” —, negli ultimi tempi c’è un OEM Android che è diventato il nuovo modello virtuoso in tema di supporto software, superando persino Google.
Oltre a questo, però, ci sono altri aspetti da tenere in considerazione: il “vivere costantemente in beta” di cui sopra ha il rovescio della medaglia di una stabilità non sempre perfetta e di bug che non di rado vanno a peggiorare in misura considerevole l’esperienza d’uso dei Pixel di Google, con quest’ultima che non sempre interviene in maniera solerte. Un altro neo degli smartphone di Mountain View chiama in causa la qualità costruttiva e la cura dei dettagli, che — pur essendo migliorate un bel po’ rispetto ai tempi dei Nexus — rimangono almeno un gradino sotto rispetto ai nomi più blasonati e ai concorrenti più costosi. Insomma, per quanto a Google vada dato atto di essere riuscita anno dopo anno a migliorare progressivamente la propria reputazione come costruttore di smartphone, la strada da percorrere per avvicinarsi a realtà consolidate come Apple e Samsung è ancora lunga.
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