Chainfire rilascia suhide, un metodo per nascondere il root da ogni singola app

Dopo aver rilasciato SuperSU per Galaxy Note 7 nella giornata di ieri, lo sviluppatore Chainfire ha rilasciato oggi un nuovo interessantissimo tool, dedicato agli appassionati di modding e a tutti gli utenti che hanno sbloccato i permessi di root sui loro dispositivi. Lo strumento si chiama suhide ma per il momento è dedicato solamente ad utenti esperti, visto che non dispone di una interfaccia grafica, almeno allo stato attuale delle cose.

Lo stesso Chainfire ammette che si tratta di una battaglia infinita, destinata a non portare a nessun risultato duraturo. Grazie al systemless root lo sviluppatore aveva risolto il problema dei permessi di root che sparivano dopo gli aggiornamenti e per alcuni mesi le applicazioni non erano in grado di accorgersi della sua presenza.

L’API Safetynet è però in grado di riconoscere il metodo di root utilizzato da SuperSU ed impedisce a certe applicazioni di funzionare correttamente in quanto potrebbero essere esposte a rischi di sicurezza. Il nuovo strumento suhide dovrebbe funzionare per qualche tempo ma prima o poi Google aggiornerà l’API rilevando nuovamente i permessi di root e rendendo inutile lo strumento.

Questo non significa che Chainfire non continuerà a dedicarsi all’argomento, quanto piuttosto che l’esito della battaglia sarà solamente in mano a Google, che deciderà come far funzionare il proprio sistema e come vorrà renderlo più sicuro.

Trovate tutte le istruzioni, i file necessari e i chiarimenti di Chainfire sul thread originale presente su XDA.

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Commenti

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  • Alpha PA

    Io in tutta tranquillità nel frattempo ho sempre usato:
    Cydia substrate, rootcloak, e SELinuxModeChanger

  • Emanuele Cannone

    Ma perché Google sta andando contro uno dei punti di forza di android? Io non riesco ad immaginarmi uno smartphone senza root

    • è vero, è difficile immaginarlo ma allora perchè non sfornare smartphone prerootati? semplicemente per motivi di sicurezza. il root permette di effettuare modifiche di sistema all’insaputa dell’utente, per non parlare della lettura di dati confidenziali o, la più grande trovata che ho letto nel web, sostituire app con app fasulle taroccate, sembrano uguali a quelle della banca, anche perchè tu ricordi di averle installate dal playstore ma invece ti è stata sostituita ad insaputa, magari un’app della banca, ci vai a mettere i dati bancari e booom, povero come non mai.

      • SeverusBlake

        Si ma che lasciassero l’opportunità ad utenti più esperti di farlo ed assumersi le responsabilità. Non impedirlo a priori secondo me

        • quindi vorresti che ai programmatori più esperti sia possibile creare app che chiedano il root e agiscano in maniera malevola? su questo punto di vista la google ha ragione e fa bene perchè come ci sarà il programmatore cattivo che crea l’app malevola ci sarà anche quello buono che crea l’app per farci gustare le buone cose che porta il root

          • SeverusBlake

            Io dico solamente di lasciare l’opportunità a l’utente finale, la possibilità di scegliere se attivare o meno il root. Non negarlo a priori. Di solito chi va ad attivare il root, da di cosa si tratta, perché non si fa mettendo una spunta, quindi si presume che sia un utente più o meno esperto. Altrimenti rischiamo di avere un iPhone un po più personalizzabile.

          • Se sai di cosa si tratta sai come ottenerlo. Meglio il flash di uno zip che una spunta

          • SeverusBlake

            Sisi, abbiamo detto la stessa cosa

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