YouTube Red si prepara ad arrivare in altri Paesi

YouTube Red sta preparando la propria espansione in numerosi altri Paesi. Secondo quanto riferito da Susan Wojcicki, chief executive di YouTube, l’operazione sarà di portata notevole, tanto che YouTube Red, una volta realizzato questo progetto di crescita, dovrebbe essere reso disponibile in ben 100 Paesi. Non è dato sapere se tra questi sia inclusa anche l’Italia, ma la pagina di supporto tradotta in italiano esiste già.

Nell’ambito di un discorso tenuto alla Recode Code Media conference ad Huntington Beach in California, la Wojcicki ha infatti riferito che YouTube farà in modo di espandere il proprio servizio Red “to many more countries”.

YouTube Red tra passato e futuro

Il servizio YouTube Red, che era stato presentato al pubblico nell’ottobre 2015, prevede un costo di sottoscrizione pari a 9,99 dollari. Uno dei principali focus del servizio, sin dal suo lancio, è rappresentato dall’esperienza di visione ad-free. YouTube Red era stato lanciato come successore designato di Google Music Key, tale da fornire agli utenti un modo semplice ed immediato per guardare video su YouTube e riprodurre musica su Play Music, facendo leva su account YouTube e Google già esistenti dell’utente. Da questo punto di vista quest’anno potremmo andare incontro ad un’interessante cambiamento: YouTube potrebbe lanciare un nuovo servizio di streaming, denominato YouTube Remix, che dovrebbe offrire contenuti audio e video e contribuire a mettere un po’ di ordine all’interno dell’offerta di servizi di streaming di Google.

Tornando a YouTube Red, all’inizio l’azienda aveva riferito che avrebbe diviso le entrate derivanti dalle sottoscrizioni con i titolari dei diritti dei contenuti che la gente guarda o ascolta tramite il servizio in questione. Inoltre, come riportato in precedenza, YouTube ha anche firmato accordi di partecipazione al programma Red con creator indipendenti, etichette discografiche, network TV e studi cinematografici.

I creator che hanno scelto di prestare la propria adesione a YouTube Red hanno visto i propri video nascosti sulla versione ad-free di YouTube.

Questioni da risolvere

Nel momento in cui YouTube ha deciso di discostarsi dall’uso di Red come servizio musicale ed ha iniziato a consentire tramite lo stesso l’accesso esclusivo a serie e film originali. Nell’ambito di questi progetti sono stati coinvolti volti noti di YouTube come PewDiePie e Logan Paul (che di recente è stato al centro dell’attenzione per altri motivi). Entrambi hanno suscitato accese polemiche e messo in evidenza i numerosi problemi che YouTube ha al momento con i contenuti di alcuni dei suoi intrattenitori più popolari.

Ad ogni modo, ora che YouTube si sta concentrando parecchio sulla creazioni di propri contenuti premium sorge spontaneo un importante punto di domanda. Ci si chiede infatti, se continuerà a puntare su personaggi come gli stessi PewDiePie e Logan Paul, che hanno acquisito una certa notorietà proprio tramite YouTube, o se invece proverà a propria volta a creare dei propri contenuti premium un po’ sul modello di Netflix e Hulu. Con ogni probabilità, su questa scelta strategica avrà un peso notevole anche la posizione degli advertiser.

Ora che, come anticipato, YouTube Red si appresta ad espandersi a livello globale, i suddetti problemi relativi ai contenuti e le citate controversie in materia di pubblicità che ne conseguono, potrebbero andare incontro ad un ulteriore e verosimile peggioramento. Soprattutto nel momento in cui advertiser del calibro di Univeler cominciano a minacciare di portare il proprio business da un’altra parte.

La Wojcicki ha riferito che YouTube assumerà 10.000 persone per tenere meglio sotto controllo i contenuti presenti sulla piattaforma. Tuttavia non è ancora stata stabilita una tempistica per queste assunzioni. Nel frattempo, come dimostrano le polemiche ancora vive attorno al caso Logan Paul, il tempo stringe.

Vai a: YouTube punirà i creatori di contenuti inappropriati, colpendoli dove fa più male

 

Fonte: Techcrunch

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  • MariuxReloaded

    Sarà la volta buona per l’Italia?

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