Xiaomi: la start-up che nel 2014 valeva 45 miliardi di dollari, ora ne vale 4

Xiaomi, nota azienda cinese operante nel settore della tecnologia, è stata soggetta di una svalutazione importante di 40 miliardi di dollari in soli 18 mesi. Visto il prestigio di questa impresa la domanda sorge spontanea: come mai una delle start-up più promettenti degli ultimi anni ha visto decrescere il suo valore in questo modo?

Xiaomi nei suoi tempi d’oro

Il periodo più fiorente per il colosso asiatico è stato, sicuramente, quello di dicembre del 2014, mese in cui il valore dell’azienda guidata da Hugo Barra è stata valutata 45 miliardi di dollari. Tra le persone che hanno creduto in questa start-up c’è stato Yuri Milner, investitore che aveva previsto una crescita del valore dell’azienda fino a 100 miliardi di dollari in pochi anni. Milner ha voluto credere in Xiaomi come fece con Facebook quando valeva “appena” 10 miliardi di dollari, ma anche i migliori possono sbagliare.

Xiaomi e la sua svalutazione di mercato

Sono passati 18 mesi da dicembre 2014, mesi che hanno portato via circa 40 miliardi di dollari all’azienda cinese la quale, secondo alcuni analisti, ora varrebbe circa 4 miliardi di dollari. Secondo i dati rivelati dalla società di ricerca IDC, Xiaomi avrebbe visto decrescere le vendite di smartphone di circa il 40% nel secondo trimestre del 2016, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il mercato cinese degli smartphone è cresciuto, invece, del 4,6%, segno evidente che le altre imprese hanno incrementato le proprie vendite.

A cosa è dovuta questa perdita di valore?

Uno dei motivi principali è, sicuramente, la mancata presenza dell’azienda nel mercato globale. Xiaomi è nota per i suoi prodotti dall’elevato rapporto qualità-prezzo, i quali sono in grado di competere con i top di gamma delle altre case produttrici. L’azienda cinese opera, però, nel mercato cinese e indiano, trascurando gli altri mercati importanti come quello europeo e americano.

L’azienda guidata da Hugo Barra, nonostante abbia le potenzialità per operare nei suddetti mercati grazie all’elevata brand awareness detenuta, si trova frenata ad entrare in Europa e negli Stati Uniti a causa dello scarso numero di brevetti posseduti. Le battaglie legali che si presenterebbero sarebbero troppe per l’azienda cinese, la quale si sente, sotto questo aspetto, scoraggiata.

Il mercato cinese, nonostante sia molto fiorente, è caratterizzato da un’elevata concorrenza e da una scarsa fedeltà al marchio da parte degli utenti. Nonostante Xiaomi abbia fatto un ottimo lavoro con le politiche di marketing e di commercializzazione in Cina, gli acquirenti non si fidelizzano ai brand facilmente, tanto che cambiano spesso i marchi dei prodotti che acquistano.

Ancora non è chiaro se si tratti solamente di un periodo buio per l’azienda cinese o di una perdita di prestigio che avrà risvolti anche nel futuro.

Riuscirà Xiaomi, secondo voi, a riottenere il valore detenuto un anno e mezzo fa?

 

 

Fonte

Commenti

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  • xazac

    Bravi, bravi ma per me è no 🙅🏻 [cit.]

  • dgero83

    Io ricordo questa notizia come ampiamente prevista visto che per un anno non sono usciti top gamma xiaomi. Forse ora si decideranno a produrre qualcosa di nuovo e interessante? Cioè adesso come adesso top gamma usa e getta aggiornati a livello hardware con lettore impronte magari ergonomicamente dietro e usb-c, con processore anche della stagione scorsa, tipo con snap 810, sotto i 200 si trovano solo i LEECO, si stanno facendo scippare il mercato. Anche senza tutte le mie fighetterie, comunque processore top, telefono low cost ci sono solo di altre marche. Cioè fino all’anno scorso non ce n’era per nessuno, solo xiaomi.

  • Alessio Guaglianone

    Se iniziano a vendere in Europa vista la qualità dei terminali può riprendersi tranquillamente

  • davide

    E’ un vero peccato considerando che adesso hanno iniziato anche a non copiare e basta ma a innovare un po… Il problema dei brevetti però è concreto, Apple e Samsung in primis non aspettano altro che si aprano agli altri mercati per MASSACRARLI. Il rischio è che se vendono in America o in Europa debbano addirittura chiudere altro che svalutazione pesante…

    • Mourad Haka Hua

      Meizu non ha lo stesso problema di brevetti? perché già vende in Europa

      • davide

        Immagino di si ma potrebbero essersi comunque tutelati meglio di Xiaomi, sinceramente non lo so. Sarebbe interessante capire quante citazioni ha Meizu per violazioni di brevetti da parte della concorrenza.

  • Marco Zattoni

    Se si vuole parlare del valore attribuito ad una azienda valutando solo il valore delle sue azioni non si può tenere conto di qualche fattore.
    In primis c’è la speculazione a cui ovviamente sono sottoposte tutte le società quotate che negli ultimi anni è molto più aggressiva rispetto al passato e al fatto che l’andamento del mercato azionario legato ai paesi emergenti a cui la cina appartiene ha avuto un tracollo enorme. Considerando inoltre che Xiaomi si interessa poco al mercato europeo visto che non implementa nemmeno la banda 20 LTE nei suoi terminali, che i prodotti cinesi di qualità alta e basso prezzo è aumentata enormemente rispetto al 2014 per cui xiaomi non è più uno dei pochi produttori di riferimento ma uno dei tanti ecco che il valore delle azioni ha avuto un forte deprezzamento. A mio parere quindi erano troppo gonfiate le valutazioni del passato, non il fatto di avere una valutazione bassa ora.
    Questo però in un mondo sensato non dovrebbe centrare nulla con la valutazione di Xiaomi come produttore di alta qualità e in grado di vendere parecchio. Gli utili insomma è in grado di farli ugualmente anche se il valore delle sue azioni è basso.

  • Luca Antoni

    Dovrebbero trovare un modo rapido per vendere anche in Europa senza tutta la battaglia dei brevetti, che aggiungo, non se ne può più di sentire di brevetto di qua e brevetto di la, ormai brevettano anche l’elastico delle mutante.
    Ho appena comprato uno xiaomi redmi 3, dal prezzo direi stracciato di 150€ e mi aspettavo un bidone, in realtquanfo l’ho visto in mano, mi sono meravigliato della qualità costruttiva.

    • CRC

      Che ci siano patent troll è indubbio, ma è altrettanto normale che la proprietà intellettuale delle idee innovative sia brevettabile e tutelabile. Oltretutto violare i brevetti senza pagare le dovute royalties, pone chi li viola in una posizione di indubbio vantaggio, perché si risparmia enormemente sul costo di produzione finale, rompendo l’equa concorrenza. Se si vuole qualcosa si devono avere i mezzi per farla in proprio, o pagare chi ne detiene il design.

      • Luca Antoni

        Giusto, ovvio che se invento una cosa che rivoluziona il mondo è coretto che venga riconosciuta e che possa fare i big money, ma a mio parere, dovrebbero agevolare la crescita di nuove realtà, magari diminuendo i costi o altro.
        Un pò come in Italia che più sei ricco più dovresti pagare LOL (T_T)

  • drumbo

    Quindi il mercato Cinese non tiene conto dei brevetti?

    • pietro

      Esattamente

      • Skhammy

        Purtroppo. Ci vorrebbe una via di mezzo tra america e cina in quanto a brevetti. Dovrebbero produrre smartphone in Italia… hahaha….. ogni riferimento all’ anno passato, è puramente casuale

        • pietro

          esattamente, sono i due opposti, negli usa si annega nei brevetti ed il risultato sono i continui patent troll, in cina invece l’esatto opposto, manca proprio rispetto oltre che protezione verso il lavoro altrui.
          C’era una volta in europa un produttore hardware e software leader della telefonia con un importante patrimonio di brevetti, ma non lo si è voluto salvare al momento del bisogno ed è stato dato in pasto agli usa…nokia con symbian.
          Adesso si usano nel mondo 3 o.s made in usa e device prodotti in oriente, mantenere in vita e ristrutturare nokia e symbian sarebbe dovuto essere un obiettivo strategico dell’ue…invece…

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