C’è un’idea, nel mondo degli smartphone, che sembrava sepolta per sempre sotto anni di corpi unibody incollati e batterie non sostituibili: quella della batteria rimovibile. CUBOT la riporta in vita con KingKong Dura, un rugged phone che costruisce letteralmente tutta la propria identità attorno a questo concetto, spinto fino alle estreme conseguenze con un sistema a doppia batteria che, onestamente, non vedevamo in un dispositivo del genere da diversi anni a questa parte.

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Design e sistema a doppia batteria

KingKong Dura misura 180,1 x 85 x 13 mm e pesa 299,5 grammi, numeri che lo collocano saldamente nella categoria dei rugged phone corposi, ma che restano tutto sommato gestibili se paragonati ad altri dispositivi della stessa fascia con batterie integrate enormi. Il corpo porta gli elementi tipici del genere, angoli rinforzati, superfici posteriori ad alta aderenza, un vano batteria che si apre senza bisogno di utensili e che, nelle nostre numerose aperture durante il periodo di prova, non si è mai sganciato accidentalmente. Sul lato opposto al lettore di impronte trova posto il già citato tasto programmabile, mentre l’impugnatura generale, pur pesante, distribuisce bene il peso complessivo, restando più gestibile rispetto a diversi rugged concorrenti dotati di batterie integrate di capacità molto superiore. La colorazione disponibile merita una menzione a parte: un verde che definiremmo generosamente “marcio”, scuro e opaco, tutt’altro che convenzionale, e che dovrà piacere a chi lo sceglie, perché non è certo un colore che passa inosservato o che convince tutti a prima vista.

Il vero cuore della proposta, però, resta il sistema di batterie intercambiabili: nella confezione arrivano due batterie da 5000 mAh ciascuna, per un totale di 10.000 mAh disponibili anche se non sfruttabili contemporaneamente, insieme a una base di ricarica dedicata pensata apposta per ricaricare la batteria di riserva in modo indipendente rispetto a quella installata nel telefono. È un dettaglio che cambia concretamente l’esperienza d’uso: mentre una batteria alimenta lo smartphone, l’altra si ricarica tranquillamente sul dock, così da non avere mai tempi morti in cui restare senza energia disponibile. Chi lavora fuori casa per l’intera giornata, o parte per un weekend di campeggio senza garanzia di trovare una presa, può semplicemente portare con sé la seconda batteria già carica e continuare a usare il telefono come se nulla fosse, senza il minimo pensiero legato all’autonomia residua sullo schermo.

Lo scambio fisico richiede pochi secondi, ma va detto con chiarezza che il dispositivo non dispone di una batteria tampone capace di mantenerlo acceso durante il cambio: ogni sostituzione comporta uno spegnimento completo e un riavvio del sistema, con l’eventuale reinserimento del PIN della SIM se attivo. È probabilmente l’unico vero limite di un sistema altrimenti riuscito, perché con una piccola riserva interna il passaggio da una batteria all’altra sarebbe stato pressoché immediato, senza dover attendere l’intero ciclo di accensione ogni volta. Chi ha bisogno di continuità assoluta senza interruzioni dovrà mettere in conto questo passaggio, ma va anche detto che resta comunque un’attesa di pochi secondi, decisamente più rapida e pratica rispetto a dover collegare il telefono a un power bank e aspettare che si ricarichi lentamente mentre lo si tiene comunque acceso e in uso.

L’alimentatore incluso supporta i profili 5V/3A, 9V/2,22A e 12V/1,67A, per una potenza massima attorno ai 20W, un valore che non brilla per velocità secondo gli standard attuali, ma che nella pratica pesa relativamente poco proprio grazie alla possibilità di ricaricare la batteria di scorta separatamente, senza dover necessariamente lasciare il telefono collegato alla corrente per lunghi periodi. Nella confezione, oltre al telefono e alle due batterie, trovano posto anche il cavo USB, l’alimentatore e la documentazione, oltre a una pellicola protettiva per lo schermo già applicata di serie, un dettaglio di cortesia che risparmia un piccolo pensiero a chi acquista il dispositivo.

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Hardware, display e fotocamere

Sotto la scocca lavora un Unisoc T620, processore octa-core a 12 nanometri con due core Cortex-A75 a 2,2 GHz e sei Cortex-A55 a 1,8 GHz, abbinato nella versione più equipaggiata a 12 GB di RAM fisica, fino a 20 GB di RAM virtuale aggiuntiva e 256 GB di memoria interna espandibile tramite slot ibrido. Non è un chipset pensato per prestazioni pure, quanto per l’efficienza e l’utilizzo quotidiano: nella navigazione, nella messaggistica, nei social e nell’uso da lavoro il comportamento resta regolare, mentre con i giochi 3D più impegnativi bisogna accettare qualche compromesso sul livello di dettaglio. Il sistema operativo è Android 16, con un’interfaccia vicina allo stock, priva di app preinstallate invasive o pubblicità aggressiva, un dettaglio non scontato in questa fascia di prodotto.

Il display è un pannello da 6,88 pollici con refresh rate a 120Hz, ma la risoluzione HD+ da 720×1640 pixel resta il compromesso più evidente dell’intero pacchetto: su una diagonale così generosa la densità di pixel si sente, soprattutto sui testi più piccoli, anche se nell’uso quotidiano ci si abitua abbastanza in fretta. Il comparto fotografico si affida a un sensore principale da 64 MP con autofocus PDAF, affiancato da un macro da 2 MP e da una fotocamera frontale da 16 MP a fuoco fisso: in buone condizioni di luce gli scatti risultano convincenti per la categoria, con dettaglio adeguato e colori tutto sommato naturali, mentre con poca luce la qualità cala in modo piuttosto evidente, complice l’assenza di un sensore dedicato alla fotografia notturna.

Sul fronte della connettività, KingKong Dura supporta rete 4G LTE con doppia SIM, oppure una SIM abbinata a una scheda microSD grazie allo slot ibrido, Wi-Fi dual band fermo però allo standard 802.11ac, Bluetooth 5.0, NFC e USB OTG. Per la navigazione satellitare sono supportati GPS, GLONASS, Galileo e BeiDou insieme all’A-GPS, con un aggancio del segnale rapido nelle normali condizioni d’uso. Va segnalata l’assenza del 5G, un compromesso da valutare soprattutto per chi pensa di tenere il telefono per diversi anni, così come il Wi-Fi limitato al vecchio standard ac invece del più recente ax, entrambi elementi coerenti con il posizionamento generale del dispositivo, orientato più alla robustezza e all’autonomia che alla rincorsa delle specifiche più aggiornate.

Funzioni extra e resistenza

Qui entrano in gioco i dettagli che, più delle specifiche pure, definiscono l’esperienza reale con un rugged phone di questo tipo. La vibrazione si è rivelata francamente scadente, un motore aptico poco convincente che restituisce una sensazione grezza e poco raffinata, quasi meccanica nel modo in cui si avverte al tocco: è però un difetto tipico di quasi tutta la categoria dei rugged phone, dove la componente aptica non è mai stata trattata come priorità dai produttori, più concentrati su resistenza e autonomia che su questo genere di rifinitura, quindi difficile imputarlo esclusivamente a CUBOT o considerarlo un vero e proprio passo indietro rispetto alla concorrenza diretta.

Molto più convincente la camping light integrata, decisamente luminosa e utile in più di un’occasione: a differenza del classico flash della fotocamera, produce una luce ampia e diffusa, perfetta per illuminare il bagagliaio dell’auto, l’interno di una tenda o una piccola area di lavoro durante lavori serali, senza i coni di luce stretti e poco pratici tipici dei flash LED tradizionali. Il sistema di sblocco si è dimostrato solido su entrambi i fronti disponibili: il lettore di impronte laterale, integrato nel tasto di accensione, è risultato preciso e rapido nella quasi totalità dei tentativi, mentre il riconoscimento del volto si è rivelato particolarmente comodo in tutte quelle situazioni in cui usare le dita non è pratico, con i guanti da lavoro o con le mani bagnate, condizioni tutt’altro che rare per il pubblico a cui questo telefono si rivolge, fatto di cantieri, escursioni e giornate passate all’aperto in ogni condizione meteo.

Presente anche un tasto laterale programmabile, che con una pressione prolungata accende direttamente la camping light, una scorciatoia comoda quando serve luce immediata senza dover sbloccare il telefono e cercare l’icona giusta tra i menu. Il consiglio pratico che ci sentiamo di darvi, però, è di disattivare la funzione sulla pressione singola e doppia dello stesso tasto, lasciando attiva solo quella prolungata: nel nostro utilizzo, tenerle attive ha causato più di un’attivazione accidentale in tasca o durante la presa del telefono, un fastidio facilmente evitabile intervenendo nelle impostazioni software dedicate al tasto, dove è possibile scegliere quale azione associare a ciascun tipo di pressione.

Sul fronte della resistenza, KingKong Dura porta le certificazioni IP68 e IP69K contro acqua e polvere, oltre alla conformità dichiarata allo standard militare MIL-STD-810H. Vale la pena ricordare che queste sigle descrivono protocolli di prova specifici, non una garanzia di indistruttibilità assoluta in qualsiasi condizione: IP68 riguarda immersione secondo parametri dichiarati dal produttore, IP69K la resistenza a getti d’acqua ad alta pressione e temperatura, mentre MIL-STD-810H comprende numerosi metodi di prova ambientale che non implicano necessariamente il superamento di ognuno di essi.

Considerazioni finali

CUBOT KingKong Dura punta tutto su un’idea semplice quanto efficace: restituire agli utenti il controllo diretto sulla propria autonomia, senza dover dipendere da un power bank o da una presa di corrente sempre a portata di mano. Il sistema a doppia batteria con dock di ricarica indipendente è la vera ragione per cui vale la pena considerarlo, un ritorno a un’idea che il mercato aveva abbandonato da tempo e che qui viene proposta con una soluzione pratica e ben pensata, al netto del limite del riavvio necessario a ogni cambio batteria. Attorno a questo nucleo, il resto del pacchetto, camping light, biometria affidabile, resistenza concreta, resta solido senza puntare a stupire su prestazioni pure, display o fotografia, aspetti su cui KingKong Dura sceglie consapevolmente di scendere a compromessi in cambio di autonomia e robustezza.

Per chi lavora all’aperto, fa escursioni o campeggia lontano da una presa per giorni, è un’idea che funziona, e che risolve un problema reale in modo più elegante di quanto farebbe portarsi dietro un power bank ingombrante o rincorrere prese di corrente in giro. Resta da capire, come sempre in questi casi, quanto il prezzo finale, ancora da annunciare, giocherà a favore o contro un dispositivo che su tutto il resto, prestazioni pure, risoluzione del display, fotografia in condizioni difficili, non punta certo a competere con la fascia alta del mercato, ma che difficilmente troverete altrove con la stessa combinazione specifica di robustezza e autonomia gestita in modo così pratico.

Pro:

    • batteria rimovibile con seconda unità e dock di ricarica indipendente
    • camping light molto luminosa e utile
    • lettore di impronte preciso e riconoscimento facciale comodo con guanti o mani bagnate

Contro:

    • vibrazione scadente, anche se tipica della categoria
    • nessuna batteria tampone durante lo scambio, richiede riavvio
    • display a risoluzione HD+ un po' bassa per 6,88 pollici

Voto finale:

7.8

Prezzo e disponibilità

CUBOT KingKong Dura è disponibile su AliExpress a un prezzo di circa 180 euro.