Chiunque utilizzi il piano gratuito di un servizio di streaming ha sperimentato più volte il fastidio degli annunci pubblicitari, ma negli ultimi tempi le interruzioni si stanno moltiplicando e non è soltanto una sensazione: un nuovo report fotografa un forte incremento degli annunci mostrati da gennaio ad agosto 2026, con una sola eccezione: Prime Video di Amazon.
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Servizi di streaming: quanti annunci pubblicitari
In origine, gli annunci pubblicitari avevano fatto capolino nei servizi di streaming col modello free-to-watch di Hulu, ma la situazione si è evoluta rapidamente fino allo scenario attuale: le interruzioni pubblicitarie vengono utilizzate praticamente da tutte le maggiori piattaforme per offrire ai propri utenti un piano dal prezzo ridotto. Netflix ha abbracciato questo modello quasi quattro anni fa e i vari Disney+, Prime Video, HBO Max e Paramount+ si sono adeguati a stretto giro.
Ebbene, da qualche mese a questa parte, quasi tutti i servizi di streaming menzionati stanno calcando un po’ troppo la mano: un nuovo report di Ampere Analysis mette in evidenza l’aumento delle interruzioni pubblicitarie, che rendono la fruizione dei contenuti sempre più spezzettata e sempre meno godibile. Il periodo di riferimento va da gennaio ad agosto 2026 e il grafico sottostante mostra la differenza in termini di minuti di annunci pubblicitari per ogni ora di fruizione del servizio.
Paramount+ guida questa speciale classifica: ad agosto, è arrivato a mostrare fino a 9 minuti di annunci per ogni ora di visione, con un incremento del 15%; Netflix — che pure, tra tutti i servizi di streaming analizzati, è quello che mostra meno interruzioni pubblicitarie — ha registrato l’aumento maggiore in percentuale: il passaggio da 1,40 minuti a 2,44 minuti si traduce in un +74%.
Prime Video di Amazon è la sola eccezione: è l’unico servizio di streaming che da gennaio ad agosto abbia ridotto le interruzioni pubblicitarie, passando dai 2,78 minuti per ora di gennaio 2026 ai 2,60 minuti di agosto 2026.


Perché tanti annunci pubblicitari?
Questo incremento si inserisce in un contesto già particolarmente critico: negli ultimi mesi, tutti i principali servizi di streaming hanno aumentato i prezzi dei propri abbonamenti: Disney+ ci aveva già pensato lo scorso anno, Netflix a marzo scorso ed Apple TV, che continua a non avere in listino un piano con pubblicità, proprio ad agosto. HBO Max ha persino rimodulato il piano con pubblicità, che quindi adesso mostra più di 3 minuti di annunci per ogni ora di utilizzo e costa anche di più.
Secondo Brandon Katz, analista di Greenlight Analytics, “Una volta raggiunta una certa scala, i piani supportati dalla pubblicità sono più redditizi di quelli senza pubblicità”. Il che spiegherebbe il picco degli ultimi mesi: sebbene questi piani generino i minori ricavi iniziali, compensano la differenza con la pubblicità e potenzialmente permettono di guadagnare persino di più. Il prezzo più basso, inoltre, gioca un nuovo decisivo nell’attirare nuovi utenti. Per questi ultimi, però, i compromessi appaiono sempre più evidenti e se in servizi come Netflix le interruzioni sono ancora contenute entro limiti accettabili, altri come Paramount+ sembrano voler spingere gli utenti verso piani più costosi ma liberi da fastidiose interruzioni.
