La Commissione Europea ha messo nel mirino il motore di ricerca di Google proponendo una serie di misure che potrebbero costringere il colosso tecnologico a condividere con i competitor una delle sue risorse più preziose: i dati di ricerca.
L’obiettivo dichiarato da parte dell’istituzione europea è quello di garantire che il mercato della ricerca online sia realmente competitivo, in linea con quanto previsto dal Digital Markets Act (DMA), la normativa europea pensata per limitare il potere dei grandi gatekeeper digitali.
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Cosa prevede la proposta?
Stando a quanto suggerisce il contenuto della bozza avanzata dalla Commissione, Google dovrebbe permettere ai motori di ricerca concorrenti di accedere a una serie di informazioni oggi gelosamente custodite, tra cui dati su ranking, query degli utenti, clic e visualizzazioni. L’accesso dovrà avvenire, stando alla proposta, secondo condizioni eque, ragionevoli e non discriminatorie: una formula standard nel diritto della concorrenza, ma che nella pratica potrebbe tradursi in obblighi molto gravosi per l’azienda.
A spiegare la filosofia alla base dell’iniziativa è stata Teresa Ribera, vicepresidente esecutiva della Commissione per la Transizione, secondo cui i dati rappresentano un fattore produttivo fondamentale non solo per la ricerca online, ma anche per lo sviluppo di nuovi servizi basati sull’intelligenza artificiale. Limitarne l’accesso, ha sostenuto, significa soffocare la concorrenza in mercati già in rapido cambiamento.
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Una battaglia che va avanti da anni
Ad ogni modo, non è questa una novità assoluta, considerato che le autorità europee utilizzano il Digital Markets Act come strumento di pressione su Google ormai da diversi anni. A partire da marzo 2024, per esempio, Google era già tenuta a rispettare i dettami della normativa e aveva annunciato alcuni adeguamenti.
Tuttavia, un anno dopo, la Commissione ha formalizzato accuse preliminari sostenendo che né Google Search né il Play Store avessero soddisfatto pienamente gli obblighi previsti in materia di concorrenza. Google aveva proposto alcune modifiche al modo in cui vengono presentati i risultati di ricerca, ma evidentemente non sufficienti a placare Bruxelles.
Google si oppone con forza
Inutile aspettarsi che Mountain View accolga queste indicazioni a braccia aperte. Anzi, l’azienda ha già fatto sapere, tramite la sua Senior Competition Counsel Clare Kelly, di ritenere la proposta della Commissione un’ingerenza eccessiva e pericolosa.
Secondo Google, in particolare, le misure andrebbero ben oltre il mandato originario del DMA e metterebbero a rischio la privacy degli utenti, costringendo l’azienda a cedere a terzi dati sensibili che milioni di europei condividono su temi delicati come salute, famiglia e finanze, con protezioni ritenute del tutto insufficienti.
Sul piano procedurale, la Commissione ha aperto una finestra per la raccolta di commenti sulla proposta, che si chiuderà il 1° maggio. Dopodiché, una decisione finale e vincolante è attesa entro il 27 luglio 2026. Da qui ad allora, è lecito aspettarsi un intenso confronto (e molto probabilmente uno scontro legale) tra le due parti.

