La notizia era nell’aria da diverse settimane, ma nel corso dell’evento svoltosi oggi a Monaco di Baviera è diventata ufficiale: Huawei Mate 30 Pro non ha i servizi Google, meglio noti come GMS (Google Mobile Services).

Al loro posto Huawei ha installato gli Huawei Mobile Services, un’alternativa che include, tra le altre cose, anche l’applicazione App Gallery, lo store alternativo al Play Store che consente l’installazione delle applicazioni sullo smartphone.

Se per i modelli cinesi è una consuetudine, visto che i servizi del colosso americano sono banditi in Cina, per le versioni internazionali si tratta di un duro colpo, che potrebbe rallentare in maniera significativa le vendite sui mercati internazionali degli smartphone Huawei. La causa? la nostra ormai “dipendenza” dall’avere un account Google e nell’utilizzare servizi di Big G per qualsiasi cosa, anche banalmente per fare il login ad altri servizi di altre aziende.

Huawei non ha annunciato la data di commercializzazione in Europa del proprio flagship ma dovrebbe arrivare entro la fine dell’anno anche sul nostro mercato. Al momento non è prevista la possibilità, tramite un’apposita applicazione, di installare le applicazioni in un secondo momento, anche se nelle scorse settimane Richard Yu aveva fatto intendere che fosse allo studio una soluzione.

Cerchiamo quindi di fare chiarezza sulle licenze Android, su come potrebbero essere installati i servizi Google e su quali potrebbero essere le conseguenze per gli utenti finali.

Perché Huawei Mate 30 Pro non ha i servizi Google: licenze e certificazione

L’installazione dei servizi Google (GMS) richiede la firma di un accordo di distribuzione tra il produttore e Google, chiamato MADA (Mobile Application Distribution Agreement). Lo smartphone in questione deve inoltre rispettare i requisiti definiti dal CD (Compatibility Definition Document) e superare la Compatibility Test Suite (CTS).

Se tutto fila liscio il produttore ha l’obbligo di installare, oltre ai servizi Google, anche le seguenti app: Google App e Google Chrome (tramite una licenza addizionale), Gmail, Google Maps, YouTube, Google Play Store, Google Drive, Google Play Musica, Google Play Film, Google Duo e Google Foto.

Tuttavia, a causa del recente bando imposto da Trump nei confronti delle aziende americane che non possono più fare affare con Huawei, anche Google è inibita dal stringere nuovi accordi e concedere nuove licenze alla casa cinese. Al momento la questione è comunque in sospeso, in attesa che gli enti statunitensi preposti si esprimano con una decisione definitiva.

Installare servizi e app Google su Huawei Mate 30 Pro

È ovviamente possibile installare i servizi e le applicazioni tramite sideloading, una pratica che va fatta con un PC, ma va precisato che non è sufficiente installare un file APK, come succede per le normali applicazioni. È infatti necessario che tali app vengano installate come applicazioni di sistema, una procedura che richiede i permessi di root per essere completata.

Numerosi produttori cinesi preinstallano le applicazioni nei loro dispositivi, in particolare nelle versioni destinate al mercato cinese (che spesso finiscono sui mercati internazionali tramite i rivenditori locali), fornendo loro permessi privilegiati per operare come applicazioni di sistema.

Queste app non sono visibili all’utente e sono “dormienti”. Per “risvegliarle” è sufficiente installare un aggiornamento, solitamente attraverso un installer dedicato, che le fa diventare applicazioni complete a tutti gli effetti. A questo punto è possibile utilizzarle e aggiornarle senza alcuna ulteriore limitazione.

Ovviamente il produttore, Huawei in questo caso, dovrà fornire un installer, anche se la cosa appare poco probabile visto che ufficialmente non dispone di una licenza commerciale. È dunque possibile che la soluzione arrivi da terze parti, diventando però complessa da gestire per l’utente medio.

La soluzione più probabile, e quella decisamente più limitata, è quella del ricorso a soluzioni come le Open GApps. In questo caso però è richiesto lo sblocco del bootloader (Huawei da tempo non consente la pratica) e l’abilitazione dei permessi di root. Anche se Huawei dovesse riaprire allo sblocco del bootloader, l’operazione non sarà alla portata di tutti, con conseguente impatto sulle vendite.

La certificazione

Anche se dovesse essere trovata una soluzione “semplice” come quella di un pacchetto di installazione, resta un ulteriore scoglio da superare. Da qualche tempo Google ha iniziato a mostrare un messaggio sui dispositivi che non hanno ottenuto la certificazione (Huawei Mate 30 Pro è uno di questi) e al momento l’unica soluzione è registrare manualmente il dispositivo con Google, facendo finta che sia in uso una custom ROM.

Finora Google ha chiuso un occhio sulla vicenda, lasciando agli utenti la libertà di installare ROM personalizzate, ma la situazione potrebbe cambiare. Il colosso americano potrebbe inserire i dispositivi Huawei/HONOR in una sorta di lista nera e impedire definitivamente la registrazione, con le conseguenze del caso.

Va detto che in passato sono stati numerosi gli esempi legati a smartphone non certificati che hanno passato i test come SafetyNet, ma tutto dipenderà da Google e dagli sviluppi della vicenda legata alla guerra commerciale tra Cina e USA.