Backdoor obbligatorie sugli smartphone: la Francia non ci sta

Backdoor obbligatorie sugli smartphone: la Francia non ci sta
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E’ scoppiata in questi giorni una feroce polemica sulle backdoor degli smartphone, che il governo dello stato di New York, nonché il governo inglese, vorrebbero rendere obbligatorie. Oggi anche la Francia, recentemente sconvolta dagli attentati di Parigi e quindi fortemente coinvolta nell’ambito sicurezza, ha detto la sua.

Innanzitutto, però, spieghiamo cos’è una backdoor. Una backdoor è come una porta di servizio, spesso creata dallo stesso sviluppatore del sistema informatico su cui viene installata, che consente di superare la maggior parte delle procedure di sicurezza (come la crittografia dei dati) in modo da avere rapidamente accesso al sistema. Solitamente vengono usate per facilitare le procedure di manutenzione del software, ma ovviamente possono essere sfruttate per azioni criminose.

E’ evidente che rendere obbligatoria l’installazione di una backdoor sugli smartphone è una seria minaccia alla privacy dei cittadini. Tuttavia è quello che avrebbe intenzione di fare lo Stato di New York, con un disegno di legge che recita così:

“Qualsiasi smartphone fabbricato a partire dal 1° Gennaio 2016, e venduto o dato in comodato d’uso nello stato di New York, dovrebbe poter essere decrittografato e sbloccato dal produttore o dal fornitore del sistema operativo.”

Ovviamente sia i consumatori che i produttori hanno protestato con veemenza: i primi perché si vedrebbero drasticamente ridotta la (già esigua) privacy, i secondi perché uno smartphone progettato con delle vulnerabilità dichiarate è palesemente un prodotto destinato all’insuccesso.

Oggi anche il governo francese si è espresso sulla questione. Il ministro per le questioni digitali, Axelle Lemaire, ha infatti dichiarato che le backdoor sono una “soluzione sbagliata”, e che ” quello che è stato proposto è la vulnerabilità programmata”, il che “è inappropriato”.

Una presa di posizione decisa, che sembra scongiurare per il momento un possibile inserimento della norma. Rimane tuttavia l’Inghilterra, che ha formulato una proposta di legge analoga a quella statunitense.

Vedremo come si evolverà la situazione, resta il fatto che, a nostro giudizio, i vantaggi in termini di sicurezza pubblica sarebbero minori degli svantaggi: gli attentati, fortunatamente, non sono all’ordine del giorno, mentre i reati informatici sì, e non vorremmo che il loro numero aumentasse ulteriormente.

Cosa ne pensate? Vorreste che le backdoor fossero rese obbligatorie o preferireste mantenere la libertà di cui godete ora? Ditecelo nei commenti.

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