Negli ultimi anni, le crescenti tensioni geopolitiche tra Taiwan e la Cina hanno iniziato a riflettersi sempre più spesso anche sul settore tecnologico, legato a doppia mandata anche all’attuale panorama politico.
L’ultimo caso ha potenzialmente del clamoroso, poiché a finire sotto i riflettori c’è OnePlus e il suo CEO e cofondatore Pete Lau, per il quale le autorità taiwanesi avrebbero emesso un mandato di arresto nell’ambito di una più ampia indagine sulle pratiche di reclutamento di personale tecnico.
Secondo quanto riportato da un’inchiesta di Bloomberg, i procuratori del Tribunale distrettuale di Shilin, a Taipei, accusano Lau di aver reclutato illegalmente ingegneri taiwanesi nel corso dell’ultimo decennio, violando le leggi locali che regolano i rapporti economici e professionali con la Cina continentale.
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OnePlus al centro di un’indagine che dura da anni tra Cina e Taiwan
Le accuse non riguardano un episodio isolato o recente; bensì, stando alle informazioni diffuse dagli inquirenti, OnePlus avrebbe assunto oltre 70 ingegneri taiwanesi a partire dal 2014, aggirando le restrizioni imposte dalla normativa nazionale e che regola in maniera speciale i rapporti con la Cina. In questo contesto, due cittadini taiwanesi che avrebbero collaborato direttamente con Lau sono già stati incriminati.
Taiwan considera questi casi estremamente sensibili perché legati alla tutela del proprio know-how tecnologico, in particolare nel settore dei semiconduttori e dell’ingegneria avanzata. Negli ultimi anni, le autorità hanno iniziato a trattare il trasferimento non autorizzato di competenze e capitale umano come una vera e propria questione di sicurezza nazionale, soprattutto alla luce delle crescenti tensioni politiche con Pechino.
Il ruolo di Pete Lau e il peso dell’industria cinese in questa storia
Figura di primo piano nel panorama tecnologico asiatico, Pete Lau è noto per aver trasformato OnePlus da startup emergente a marchio globale nel mercato degli smartphone. Parallelamente, ricopre un ruolo strategico anche all’interno di OPPO, dove guida la divisione prodotto.
Proprio questa doppia posizione rende il caso particolarmente delicato agli occhi delle autorità taiwanesi, che temono un deflusso sistematico di competenze verso aziende cinesi. Secondo Bloomberg, l’indagine su Lau si inserisce in una strategia più ampia che ha visto negli ultimi anni Taiwan minacciare restrizioni sulle esportazioni di chip, avviare cause legali per presunte violazioni di proprietà intellettuale e indagare su assunzioni sospette in aziende internazionali legate al settore dei semiconduttori.
Stando a quanto riportato da Bloomberg, non è la prima volta che un dirigente di alto profilo finisce nel mirino della magistratura taiwanese. Nel 2025, un mandato di arresto simile era stato emesso anche nei confronti di Grace Wang, presidente di Luxshare Precision Industry, uno dei principali fornitori e assemblatori di prodotti Apple. Questo sembra essere l’ennesimo segnale di come Taipei stia irrigidendo il proprio approccio verso le aziende percepite come una minaccia alla propria autonomia tecnologica; viste anche le crescenti tensioni geopolitiche internazionali, soprattutto dopo gli ultimi fatti avvenuti in Venezuela.
La posizione di OnePlus
Pete Lau non ha rilasciato dichiarazioni in merito alla vicenda. OnePlus, dal canto suo, ha fatto sapere che le operazioni aziendali proseguono regolarmente e che l’indagine non avrebbe alcun impatto sulle attività quotidiane del gruppo. Il Ministero della Giustizia di Taiwan, invece, non ha ancora commentato ufficialmente il caso.
Resta da capire se il mandato di arresto porterà a sviluppi concreti sul piano giudiziario o se finirà per diventare l’ennesimo capitolo di una battaglia silenziosa ma sempre più aspra tra politica, tecnologia e controllo delle competenze.
