Certe storie, purtroppo, non sorprendono più. Nel mondo degli smartphone, dove ogni lancio è accompagnato da promesse di fotocamere sempre più straordinarie, capita ancora che la realtà non coincida con la narrativa di marketing. E quando succede, la delusione resta forte, soprattutto per i marchi che hanno costruito la propria reputazione sull’idea di essere diversi dagli altri.
È il caso di Nothing, l’azienda fondata da Carl Pei, che con il suo design trasparente e la sua comunicazione minimalista ha conquistato l’attenzione di chi cercava un’alternativa credibile ai colossi del settore.
Motorola edge 60, 8/256 GB
50+50+10MP, 6.67'' pOLED 120Hz, Batteria 5200mAh, ricarica 68W, Android 15
Dalle vecchie polemiche a Nothing Phone (3): il rischio della trasparenza tradita
Non è la prima volta che un grande brand tecnologico si trova al centro di accuse legate all’uso poco chiaro delle immagini. Nel 2016 Huawei finì nell’occhio del ciclone quando presentò come scatti del suo P9 delle foto che in realtà erano state realizzate con una reflex da 4.500 dollari. Due anni dopo, toccò a Samsung affrontare critiche simili, con ripercussioni pesanti sulla fiducia dei consumatori. In entrambi i casi, il problema non era solo l’uso improprio delle immagini, ma l’idea che le aziende stessero gonfiando le capacità fotografiche dei loro dispositivi per convincere il pubblico.
Oggi la storia sembra ripetersi con Nothing. Secondo una segnalazione anonima l’app demo del Nothing Phone (3) mostrerebbe una sezione chiamata #WithNothing, accompagnata dal messaggio: “Judge for yourself. Here’s what our community has captured with the Phone (3).” Il dettaglio che ha fatto scattare l’allarme? Le cinque foto esibite non sembrano provenire da alcuna community, ma da Stills, un noto archivio di stock photo.
Al momento, però, la vicenda resta avvolta nell’incertezza. Non è stato possibile verificare direttamente la presenza di modelli demo del Phone (3) in Oceania né sono state ricevute conferme ufficiali da Nothing. Potrebbe trattarsi di un errore, di contenuti provvisori inseriti nel software per scopi interni o, nella peggiore delle ipotesi, di una strategia di marketing poco trasparente.
La posta in gioco è alta. Nothing ha costruito la propria immagine sulla promessa di semplicità e autenticità, posizionandosi come alternativa schietta ai giganti del settore. Per questo, anche un sospetto del genere rischia di pesare più del dovuto. La vicenda riporta in primo piano un tema sensibile: nel marketing tech, il confine tra creatività e inganno è sottilissimo, e gli utenti oggi sono molto più abili nel riconoscerlo.


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