Il panorama degli smartwatch Android si arricchisce di una novità che, pur passando inizialmente sotto traccia, potrebbe cambiare in modo significativo la precisione con cui localizziamo oggetti e dispositivi nelle nostre vicinanze; il protagonista è Google Pixel Watch 3, che grazie a un recente aggiornamento introduce una funzionalità inedita nel mondo Android, il Channel Sounding del Bluetooth 6.0.

Una tecnologia che promette di fare concorrenza diretta all’UWB (Ultra Wideband), ma con un approccio decisamente più diffuso e potenzialmente meno costoso.

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Cos’è il Channel Sounding e perché è importante

Per contestualizzare occorre fare un passo indietro, fino ad oggi quasi tutti i dispositivi Bluetooth si affidavano a un metodo piuttosto rudimentale per stimare la distanza da un oggetto, sfruttando la misurazione della potenza del segnale ricevuto (RSSI); questo approccio, sebbene semplice, è notoriamente impreciso, bastano infatti interferenze o ostacoli per rendere la localizzazione incerta, con margini di errore di diversi metri.

Ecco dove entra in gioco il Channel Sounding, questa tecnologia introdotta ufficialmente dal Bluetooth Special Interest Group (SIG) nel nuovo standard Bluetooth 6.0 si basa su un principio ben più sofisticato: calcolare il tempo che un segnale impiega per percorrere la distanza tra due dispositivi, ottenendo così una precisione a livello centimetrico; è la stessa logica che rende la UWB così affidabile nel tracciamento di oggetti, ma con il vantaggio di potersi appoggiare alla diffusione capillare del Bluetooth.

Google Pixel Watch 3 è diventato, quasi in sordina, il primo dispositivo Android conosciuto a supportare il Channel Sounding grazie all’aggiornamento a Wear OS 5.1, che ha abilitato il flag di sistema FEATURE_BLUETOOTH_LE_CHANNEL_SOUNDING, un chiaro indicatore che il firmware Bluetooth sia stato aggiornato per accogliere questa funzione avanzata.

Quindi questa tecnologia è già utilizzabile nella pratica? La risposta, almeno per il momento, è negativa; nonostante il supporto tecnico sia abilitato, Google non ha ancora rilasciato la versione finale della sua app Find Hub per Wear OS, che sarà probabilmente la prima a sfruttare il Channel Sounding per localizzare dispositivi compatibili.

Insomma, si tratta di una sorta di fase preparatoria in vista di un’integrazione più ampia, che dovrebbe concretizzarsi nei prossimi mesi.

Uno dei motivi per cui la UWB è rimasta una tecnologia di nicchia è legato ai costi e alla complessità hardware, al contrario il Bluetooth (e dunque anche il Channel Sounding) è già presente praticamente ovunque; questo significa che, una volta completata l’adozione software e aggiornati i firmware dei vari dispositivi, sarà possibile avere un tracciamento molto più preciso di quello tradizionale, senza richiedere componenti aggiuntivi e con una maggiore interoperabilità.

Certo, il Channel Sounding non arriva a eguagliare l’accuratezza millimetrica della UWB, ma rispetto alla misurazione RSSI si tratta comunque di un salto di qualità enorme; Google stessa, nei requisiti di compatibilità di Android 16, impone ai dispositivi che supportano questa tecnologia di riportare la distanza con un’accuratezza di ±0,5 metri al 90° percentile, a un metro di distanza. In altre parole, una base solida su cui costruire un ecosistema di tracciamento finalmente affidabile.

Allo stato attuale, chi possiede un Google Pixel Watch 3 non può ancora testare il Channel Sounding in prima persona, ma l’abilitazione del supporto è un chiaro segnale che Google sta preparando il terreno per una nuova generazione di esperienze di localizzazione. Con l’arrivo delle API generiche per la misurazione della distanza sarà più semplice per gli sviluppatori integrare queste funzioni nelle app di tracciamento, portando benefici concreti sia per la ricerca di oggetti smarriti, sia per casi d’uso più creativi.