In California è stata depositata una proposta di legge per sensibilizzare l’opinione pubblica su quella che a tutti gli effetti sembra essere una crisi sanitaria: la salute mentale dei più giovani. Nonostante ancora molti stigmi e pregiudizi, è oggi maggiore l’attenzione sulla salute mentale e a essere più sensibili alla materia sono proprio le nuove generazioni, probabilmente anche le più vulnerabili.

Per questo il procuratore generale della California Rob Bonta e il membro dell’Assemblea Rebecca Bauer-Kahan hanno presentato una proposta di legge, l’Assembly Bill 56 (AB 56), che si propone di obbligare i social media a informare gli utenti dei rischi legati all’uso di queste piattaforme.

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I social (forse) non sono il male

La questione, com’è facile immaginare, è complessa e delicata. I depositari della proposta di legge citano la letteratura scientifica che evidenzia che i giovani che trascorrono più di tre ore al giorno sui social media hanno il doppio delle probabilità di sviluppare problemi di salute mentale, inclusi disturbi come ansia, depressione e pensieri suicidi.

Questo, sostengono Rob Bonta e Rebecca Bauer-Kahan, è dovuto proprio alle dinamiche intrinseche dei social media che prevedono un sistema che in nome del profitto mantiene le persone costantemente coinvolte andando a creare una vera e propria dipendenza dannosa per il benessere delle persone.

Il disegno di legge vorrebbe imporre ai social network di mostrare un avviso di sicurezza che spieghi agli utenti il potenziale impatto negativo sulla salute mentale dei bambini e degli adolescenti dell’utilizzo di queste piattaforme. L’avviso, della durata di 90 secondi, verrebbe mostrato indipendentemente dall’età al primo accesso alla piattaforma e poi almeno una volta alla settimana.

La misura replica un po’ quella che da anni è stata adottata sui pacchetti di sigarette e tabacco con l’avviso che il fumo nuoce alla salute (e le sue varianti). Non sarebbe la soluzione del problema ma, così i firmatari della proposta di legge, uno strumento per informare i giovani sui rischi cui vanno incontro.

La proposta di legge è solo l’ultimo tassello di una battaglia che in California (e in altri Paesi degli Stati Uniti) viene portata avanti in maniera particolarmente energica. Lo scorso ottobre Rob Bonta e altri procuratori generali statali hanno intentato diverse cause contro TikTok per aver ingannato gli utenti sulla sicurezza dell’app e averli sfruttati e danneggiati. L‘anno scorso è stata Meta a essere coinvolta da iniziative simili rea, secondo le accuse, di aver creato funzionalità dannose per la salute psicofisica dei bambini e degli adolescenti.

Il fenomeno è da una parte ampiamente noto e dall’altra monitorato da diverse ricerche scientifiche che evidenziano anche come l’uso dei social network possa interferire con la vita quotidiana degli adolescenti. Il sistema basato sugli algoritmi, infatti, interrompe cronicamente il loro sonno con il flusso costante di notifiche per mantenere i più giovani costantemente impegnati sulle piattaforme.

Non sarà certo una legge, sempre che venga approvata, a risolvere il problema, ma è importante e urgente che qualcuno si faccia carico seriamente della questione.