Con la serie Pixel 9, Google è riuscita a risolvere alcune delle criticità presenti sui precedenti modelli della gamma, raddoppiando la proposta “Pro” e affiancando a Google Pixel 9 Pro XL, il più grande, un modello più compatto che non abbia comunque nulla da invidiare al fratello maggiore.

In attesa di conoscere cosa saranno in grado di fare i Pixel 10 del prossimo anno, spinti dal SoC Google Tensor G5 che non ha praticamente più segreti, gli attuali flagship del colosso di Mountain View offrono comunque un hardware di tutto rispetto (anche per le funzionalità IA), un supporto software a lunga durata e un display LTPO OLED di ottima qualità. Quest’ultimo, tuttavia, non viene sfruttato appieno come invece fanno i rivali di Samsung e Apple che offrono il supporto agli sfondi nell’always-on display. Google dovrebbe semplicemente implementare la modifica a livello software, dato che l’hardware per sfruttarla già c’è ma bisogna capire se, dalle parti di Mountain View, avranno voglia di implementare tale potenzialità.

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Il passaggio da LTPS OLED a LTPO OLED

I pannelli OLED hanno rivoluzionato il mondo degli smartphone. Essi non necessitano di un layer di retroilluminazione perché sono i pixel stessi a “illuminarsi”, risultando così più sottili e versatili rispetto alle più tradizionali soluzioni LCD.

Un altro vantaggio è nella resa, con un contrasto praticamente infinito e un nero che è effettivamente nero, dal momento che, per ottenerlo, basta che i pixel non si accendano (sulle soluzioni LCD, pur di alta qualità, il nero apparirà sempre almeno un po’ tendente al grigio scuro): ciò ha permesso ai produttori di implementare sui propri dispositivi una funzionalità che consenta di visualizzare in modo persistente informazioni (notifiche, orario, meteo e molto altro) sullo schermo del dispositivo, anche quando esso è effettivamente è “a riposo”: l’always-on display.

Le prime versioni dell’always-on display dovevano essere abbastanza conservative perché, con i pannelli OLED tradizionali, più informazioni venivano mostrate, più pixel risultavano accesi, più era alto il consumo, anche considerando la necessità di apportare dei micro-spostamenti al contenuto mostrato per scongiurare il fenomeno del burn-in (gli schermi “impressionati”).

Da qualche anno, i pannelli OLED hanno fatto un ulteriore step evolutivo guadagnando la tecnologia LTPO (Low-Temperature Polycrystalline Oxide) che ha sostituito la vecchia tecnologia LTPS (Low-Temperature Polycrystalline Silicon), permettendo di gestire in modo dinamico la frequenza di aggiornamento dello schermo e migliorando l’efficienza energetica dei pannelli.

LTPO tecnologia “amica” dell’Always-on display

Questa tecnologia, che troviamo su un numero sempre maggiore di smartphone (soprattutto) premium, ha aperto le porte a soluzioni always-on display sempre più complesse, come quelle che possiamo apprezzare da qualche generazione sugli iPhone “Pro” o sui flagship di casa Samsung.

Tali dispositivi sfruttano appieno i loro pannelli LTPO OLED e offrono la possibilità di personalizzare in maniera profonda l’Always-on display, includendo una versione “blanda” dello sfondo presente schermata di blocco. Certo, non si parla di una funzionalità imprescindibile o che faccia urlare al miracolo, ma è la classica cosa che potrebbe fare piacere avere sul proprio dispositivo.

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C’è ancora del potenziale latente nei display LTPO dei Google Pixel 9 Pro

Anche i Google Pixel 9 ProPixel 9 Pro XL, oltre al flagship 2023 Google Pixel 8 Pro, possono contare su pannelli LTPO OLED (chiamati Super Actua Display da Google) e quindi, sulla carta, sono dotati di un hardware totalmente compatibile con la possibilità di arricchire l’always-on display. Questo discorso non vale per il Pixel 9 “base”, sprovvisto di un pannello LTPO.

Perché sui flagship di Google manca questa potenzialità? Semplice: non è implementata all’interno del sistema operativo Android. Tralasciando Apple, un mondo a sé stante, Samsung ha implementato l’always-on display con supporto agli sfondi come funzionalità aggiuntiva della One UI.

Visto che gli schermi LTPO stanno diventando sempre più comuni, soprattutto tra i flagship, potrebbe esserci spazio di manovra per assistere all’implementazione di questa funzionalità all’interno di Android, sistema operativo che ha visto nella personalizzazione uno dei suoi punti di forza da sempre.

Allo stato attuale non ci sono indiscrezioni che lasciano trasparire indicazioni in tal senso ma è possibile (non probabile) che in futuro Google rilasci tale funzionalità come parte di un Pixel Drop per poi estenderla all’intero sistema operativo in modo che altri produttori possano sfruttare l’always-on display con sfondi “di sistema” anche sui loro smartphone. Che sia con Android 16 la volta buona?