Dopo vari anni di sospetti sorti fra le autorità di USA e UK,  Meng Wanzhou, CFO di Huawei, è stata arrestata in Canada tre giorni fa, con l’accusa di aver fatto affari con l’Iran, violando le sanzioni che gli Stati Uniti avevano posto sul paese e traendo anche in inganno varie istituzioni finanziarie americane. Nuove informazioni sono emerse all’udienza per la cauzione, fissata ad un milione di dollari: Meng potrebbe dover affrontare fino a 30 anni di prigione.

Fra i nuovi dettagli, si scopre ad essere stata SkyCom, una sussidiaria di Huawei, ad aver intrapreso relazioni con l’Iran su concessione di Meng. Queste attività commerciali illecite aggravano la già non felice situazione di Huawei, dato che il governo statunitense ha sempre visto una troppo stretta collaborazione tra l’azienda e il governo cinese, ritenendo necessario il ban di dispositivi Huawei attorno alle proprie basi militati in tutto il mondo.

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Anche il governo canadese si è opposto al rilascio su cauzione di Meng, dato che ha alte probabilità di fuggire in Canada: il suo avvocato ha però insistito nell’affermare che l’accusata non infangherebbe mai il nome del padre violando un ordine del tribunale. L’estradizione dal Canada non sarà immediata: ci vorranno da poche settimane a svariati mesi per portarla a termine.

Inoltre, come accennato all’inizio, anche in UK alcune pratiche di Huawei erano sospette da molto tempo: il problema in questo caso è legato alla sicurezza delle soluzioni di telecomunicazione fornite ed utilizzate dall’azienda. Le pressioni del National Cyber Security Centre di Londra finalmente verranno ascoltate e nel giro di qualche settimana Huawei dovrebbe fornire delle rassicurazioni scritte all’NCSC riguardo alla risoluzione dei problemi di sicurezza informatica identificati dal governo inglese lo scorso Luglio.