Google Stadia ha ormai una data di lancio e, ora più che mai, questo nuovo ambizioso progetti del colosso di Mountain View sembra suscitare in molti un’idea tanto suggestiva quanto surreale: la fine dell’era delle console come le conosciamo ora.

La verità, secondo me, è che non c’è nulla di cui preoccuparsi: Google Stadia non sarà la fine delle console. I titoli scandalistici che dicono il contrario non tengono in considerazione una serie di aspetti che, a mio avviso, impediranno la migrazione in massa dal possesso di un hardware di gioco dedicato allo streaming dei giochi proposto da Big G.

Prima di esporvi le mie idee a riguardo, comunque, ricapitoliamo brevemente di cosa si tratta Google Stadia.

Che cos’è Google Stadia?

Nato inizialmente come Project Stream nel 2018, Google Stadia è il primo servizio al mondo di game streaming. Il vantaggio di tale approccio è che permette ai propri utenti di giocare ad una serie di titoli videoludici di alta qualità senza necessitare di hardware dedicato o installazioni in locale. I giochi vengono infatti eseguiti direttamente dai server di Google, garantendo prestazioni equivalenti ai migliori PC da gaming e una qualità di trasmissione fino al 4K 60fps con supporto HDR e audio surround 5.1.

Stadia, insomma, promette di democratizzare e semplificare l’esperienza di gioco, tagliando sui costi dell’acquisto di una console o di un PC e eliminando il fardello di pesanti download di giochi e aggiornamenti prima di poter entrare nel vivo dell’azione. L’unico requisito essenziale è una connessione ad internet affidabile con una velocità di download di almeno 10 Mbps.

Ma non è tutto, in quanto Stadia permette di giocare su svariate piattaforme, riprendendo ogni volta dall’ultimo salvataggio effettuato su qualunque di esse. Bastano l’accesso a una TV con Chromecast Ultra, a un PC o a un dispositivo mobile (smartphone o tablet) e un controller (anche quello di un’altra console) per immergersi nel mondo di gioco.

Per maggiori dettagli su Google Stadia vi rimando al relativo articolo dedicato, in cui sono presenti anche i costi e i giochi supportati inizialmente dal servizio.

Google Stadia non sarà la fine delle console

Nonostante di primo acchito Stadia possa sembrare il Sacro Graal del gaming del futuro, nella realtà dei fatti secondo me non riuscirà a soppiantare le tradizionali console a cui siamo abituati. O, per lo meno, non ci riuscirà per un lungo tempo. Vediamo il perché.

Super Mario, Ratchet & Clank e Master Chief: le esclusive contano

Quando si parla di videogiochi, un termine ricorrente è IP, ovvero Intellectual Property. Una IP non è altro che un franchise esclusivo di una compagnia, che ne detiene i diritti e non ne permette la pubblicazione su piattaforme concorrenti. Basti pensare a Nintendo, che sulle proprie IP ha costruito il suo impero: Super Mario, The Legend of Zelda Pokémon sono dei nomi noti a tutti, dai più grandi ai più piccini, capaci da soli di trainare le vendite delle console della grande N.

Ogni produttore di console ha le proprie esclusive e le custodisce gelosamente, o stringe accordi commerciali con game studios di terze parti per ottenere l’esclusiva su titoli particolarmente attraenti. Volete giocare a Ratchet & Clank o a Uncharted? Dovete comprare una PlayStation. Volete giocare a Halo o a Forza Motorsport? Dovete comprare una Xbox.

Super Smash Bros Ultimate, unione di vari franchise che non arriveranno su Stadia | © Nintendo

Nonostante, dunque, Google Stadia potrebbe risultare estremamente appetibile a tutti per la fruizione dei titoli multipiattaforma, i fan di un particolare franchise non potranno che affiancare a Stadia la propria console preferita per continuare a giocare nei panni del proprio personaggio videoludico preferito.

Senza contare, inoltre, che alcune di queste esclusive sono sviluppate appositamente per sfruttare l’hardware esclusivo di una particolare console, come per esempio Nintendo Labo o PlayStation VR. Stadia, anche se riuscisse a ottenere la licenza per utilizzare le IP di Microsoft, Nintendo e Sony, non sarebbe comunque in grado di sostituire completamente l’esperienza fornita da una console con i propri accessori esclusivi.

Addio all’usato e ai super sconti

Un altro aspetto, secondo me da non sottovalutare, è quello meramente economico. Google Stadia basa parte del suo fascino sulla promessa di poter giocare a qualsiasi gioco con una qualità elevatissima e senza il bisogno di acquistare un costoso pezzo di hardware dedicato, destinato a diventare obsoleto nel giro di qualche anno.

D’altro canto, però, Google Stadia disporrà di un proprio negozio online in cui acquistare i titoli digitali con il proprio account Stadia. Questo potrebbe essere in realtà un punto critico per molti utenti, per due ragioni distinte.

Da un lato, infatti, molti fanno ancora affidamento al mercato dell’usato per potersi permettere di giocare a molti titoli. Per ammortizzare le spese e giocare a molti titoli differenti è possibile acquistare e poi rivendere un disco fisico usato, oppure dividere la lista degli acquisti con alcuni amici e poi prestarsi a vicenda i giochi una volta completati. Nonostante gli acquisti digitali siano ormai la preferenza di molti, molti altri continuano a preferire i dischi fisici per questi motivi.

Dall’altro lato, la possibilità di acquistare i giochi solamente tramite il negozio online di Stadia rischia di portare a un costo superiore rispetto all’acquisto per un’altra piattaforma. Questo perché non è affatto raro trovare giochi altamente scontati in una particolare catena di negozi, oppure grandi campagne di sconti ad esempio su Amazon o su Steam, senza contare su PC la possibilità di acquistare degli Humble Bundle o delle key a basso prezzo.

Google, invece, tende a non diminuire il prezzo dei propri prodotti per lunghi periodi di tempo. Se questa dovesse essere la direzione del negozio di Stadia, potrebbe non essere raro dover spendere il prezzo iniziale di listino per poter giocare a giochi usciti vari mesi prima e già svalutati su console e PC. Sarà comunque da vedere, nel tempo, come Google si comporterà a riguardo e quanto gli sconti per gli abbonati a Stadia Pro saranno effettivamente competitivi.

Google Stadia non è per tutti

L’idea alla base di Google Stadia, cioè rendere possibile un’esperienza di gioco di elevatissimo livello senza richiedere nient’altro che una connessione ad internet e uno schermo, può sembrare condivisibile da chiunque. In realtà, però, Stadia ha dei limiti che non la rendono una tecnologia per tutti.

Il primo è senza dubbio la banda internet richiesta per giocare: da un minimo consigliato di 10 Mbps per il 720p, fino a 35 Mbps per lo streaming 4K a 60 fps. Non tutti, sfortunatamente, vivono in zone in cui non è presente una copertura in fibra ottica. Ma anche avendo generalmente una connessione abbastanza veloce, rimane il problema di avere una connessione stabile.

Requisiti di banda per Google Stadia | © Google

Quando si gioca ad un multiplayer online è proprio in quel momento critico che può costare la vittoria o la sconfitta che l’improvviso picco di ping puntualmente si traduce in un rage quit. Non sempre la propria connessione domestica è affidabile per giocare ad un gioco multiplayer online e sicuramente aggiungere al carico di rete un download costante di circa 20 Mbps non può che peggiorare il problema per chi già combatte contro lo sporadico lag.

Quindi, nonostante sembri a primo impatto estremamente portatile, tanto che si potrà giocare anche sul proprio smartphone in futuro, Google Stadia è in realtà poco adatta a chi è spesso in viaggio distante da casa. Questo perché, se un PC portatile o una console sono facilmente inseribili in una valigia, una buona connessione a internet non sempre è così scontata, specialmente negli hotel. Cert0, il 5G è arrivato in Italia, ma quante ore sarà possibile giocare a Stadia prima di finire i dati del proprio piano tariffario?

Multiplayer, ovvero il diritto di veto di gruppo

L’ultimo punto che vorrei toccare è, secondo me, quello più importante. Dopo aver visto una serie di motivi per cui qualcuno potrebbe preferire una console o un PC a Google Stadia, risulta decisamente plausibile che alcuni dei propri amici possano non considerare nemmeno il passaggio a Stadia se già possiedono un altra periferica di gioco con una vasta collezione di giochi.

Questo potrebbe essere un grandissimo ostacolo alle mire di Google, in quanto quando si parla di giochi multiplayer vige una sorta di diritto di veto: se in gruppo di amici tutti possiedono una console, mentre solo alcuni ne possiedono un’altra, la scelta di dove acquistare il gioco per poter giocare con tutti i propri amici diventa obbligata.

Nessuno vuole giocare da solo e, spesso, giocare con il proprio gruppo di amici può essere il momento più atteso a fine giornata da molti ragazzi. Passare a Google Stadia dunque non è più una scelta personale, ma una decisione di gruppo, in cui può bastare un singolo no per rendere vani tutti gli sforzi del colosso di Mountain View.

Google Stadia non cambierà nulla?

Dunque Google Stadia non è una rivoluzione come sembrava? Sì, lo è. Semplicemente il fatto che sia una rivoluzione non vuol dire che conquisterà l’intero mercato per sé, come d’altronde è giusto che sia.

Stadia, secondo me, farà aumentare il numero di casual gamer, ovvero coloro a cui i videogiochi non dispiacciono, ma che non hanno così tanta passione da pensare a PC, console, accessori, aggiornamenti e DLC. Per loro, Stadia potrebbe essere un po’ come Netflix per chi non avrebbe mai pensato di andare a noleggiare un film ogni sera, ma ora si ritrova incollato ogni sera alla TV.

Dispositivi supportati da Google Stadia | © Google

Insomma, Google Stadia potrebbe aprire una nuova età d’oro per l’industria videoludica e, con il tempo, guadagnare addirittura la maggioranza del mercato. Ciò non vuol dire, però, che l’arrivo di Stadia sarà la fine delle console. Il cambiamento ci sarà, ma sarà graduale. Lunga vita a Stadia. Lunga vita alle console.

Questo editoriale riflette le mie personali opinioni riguardo a Google Stadia e il mercato videoludico, senza la presunzione di predire con certezza i cambiamenti che subirà l’industria videoludica e le effettive politiche di prezzi e catalogo che Google andrà ad applicare a Stadia nel tempo.