In occasione del World Emoji Day, Google ha svelato nel dettaglio il progetto Noto 3D, il redesign più ambizioso dei suoi emoji da quando, nel 2020 con Android 11, fu introdotto l’attuale set Noto Color Emoji. Tutti i 3.977 caratteri sono stati riprogettati da zero in tre dimensioni, segnando quella che a tutti gli effetti è la quinta era visiva degli emoji Google.
La storia visiva di questi piccoli simboli su Android ha attraversato trasformazioni radicali: dai primissimi design in bianco e nero degli anni 2010, passando per i celebri personaggi “blob” arrotondati e cartooneschi diventati iconici a metà degli anni 2010, fino al redesign con sfumature a gradiente di Android 8.0 nel 2017 e all’estetica piatta di Noto Color Emoji nel 2020. Noto 3D è il capitolo successivo, già anticipato durante The Android Show nel maggio 2026 in vista di Android 17.
Vale la pena sottolineare, però, che Android 17, rilasciato il 16 giugno 2026, non include ancora il nuovo set. Il rollout è previsto entro fine anno, a partire dagli smartphone Pixel per poi espandersi su Gboard, YouTube e Gmail, con un’adozione più ampia su dispositivi e piattaforme Android che avverrà probabilmente in modo graduale.
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Come cambiano davvero gli emoji, e perché
Passare da pixel piatti a un mondo tridimensionale ha costretto il team di Google ad affrontare domande architettoniche mai poste prima, come la forma del retro di una faccina sorridente: una maschera concava, una palla rimbalzante o un foglio di carta piatto? La risposta, a quanto pare, non è così ovvia come sembra.
La filosofia di design ha privilegiato espressione e carattere rispetto all’iperrealismo. Gli emoji devono avere, come dicono i designer stessi, “un battito e un’anima”, non la fredda precisione di un modello CAD industriale. Questo equilibrio è stato trovato anche grazie a studi su larga scala condotti con gli utenti, che hanno rivelato alcune verità universali: si preferisce vedere gli animali a corpo intero piuttosto che come teste fluttuanti, l’aggiunta di oggetti di scena compromette la comprensione immediata e persino dettagli minimi, come il verso di un occhiolino, possono generare fraintendimenti o reazioni inaspettate.
Una delle novità più rilevanti riguarda l’accessibilità. Gli emoji con le tonalità di pelle più scure risultano spesso difficili da distinguere nella modalità scura delle interfacce. Per risolvere il problema, Google ha sviluppato uno strumento basato su intelligenza artificiale che analizza ogni emoji a livello di singolo pixel, individua i rapporti di contrasto insufficienti e propone soluzioni che vengono poi implementate dai designer.

Sul fronte tecnico, Noto 3D rappresenta anche un primato nel settore: per la prima volta, un set completo di emoji è disponibile come veri modelli 3D, con file .OBJ rilasciati in open source alla comunità. Questo apre la strada a usi inediti, dai mondi virtuali in realtà aumentata alle applicazioni indipendenti.
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Come cambiano le abitudini di chi usa gli emoji
Parallelamente al redesign visivo, i dati di Gboard raccontano un’evoluzione interessante nel modo in cui effettivamente usiamo questi simboli. La “faccina con le lacrime di gioia” (😂), che per anni ha dominato le classifiche, ha perso terreno entro il 2025, scalzata dal “faccino che piange” (😭) e dal “rotolarsi dal ridere” (🤣). Il motivo è leggibile nella cultura internet contemporanea: ci siamo spostati verso iperbole e dramma, verso espressioni che catturano il sopraffacimento totale piuttosto che una risata controllata.
Persino le metafore del dolore si sono affinate: i dati mostrano una migrazione dalla rottura del cuore (💔) verso il fiore appassito (🥀), un passaggio poetico che dice molto su come siamo diventati capaci di sfumature emotive sempre più precise attraverso un singolo simbolo grafico.
Non è un caso che Google abbia scelto di investire così profondamente in questo redesign: il cervello elabora gli emoji più rapidamente del testo, e questi piccoli elementi sono diventati, a tutti gli effetti, una lingua dentro la lingua, capace di aggiungere tono, ironia e contesto emotivo laddove le parole da sole rischiano di risultare piatte o ambigue. Il confronto con Microsoft è istruttivo: i design 3D Fluent erano stati presentati anni fa, ma la transizione verso una vera esperienza predefinita 3D per la maggior parte degli utenti Windows è avvenuta solo all’inizio del 2025, dopo che il supporto al formato COLRv1 si era finalmente diffuso a sufficienza. Il divario tra l’annuncio di emoji 3D e la loro reale disponibilità può essere lungo, ed è una lezione che Google sembra aver tenuto ben presente nel pianificare il rollout progressivo di Noto 3D.








