Tasse sugli acquisti Internet? In Francia si, mentre l’Europa si prepara a imporre filtri Internet [Aggiornata]

Tasse sugli acquisti Internet? In Francia si, mentre l’Europa si prepara a imporre filtri Internet [Aggiornata]
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Nel 1987 i R.EM. cantavano “It’s the end of the world as we know it” e due nuove leggi, che potrebbero essere presto approvate dal senato francese e dal parlamento europeo, potrebbero davvero cambiare radicalmente il mondo, o almeno una parte significativa di esso.

Partiamo dal caso francese e dal “Patto per la rivitalizzazione nazionale dei centri e borghi cittadini“, approvato dal Senato e in attesa dell’ok da parte dell’Assemblea Nazionale. Per rilanciare l’economia nei piccoli paesi, e rilanciare i piccoli commercianti sempre più schiacciati dalle realtà dell’e-commerce, la legge prevede una tassa compresa tra l’1 e il 2% sugli acquisti effettuati via Internet, basati sulla distanza tra l’acquirente e il magazzino del venditore.

Sull’acquisto di uno smartphone da 500 euro significa un aumento compreso tra i 5 e i 10 euro, su una tastiera da 30 euro si arriverebbe a 60 centesimo, arrotondati alla tassa minima di 1 euro. L’intento è quello di rendere meno competitivi gli store online e favorire in qualche modo la ripresa del commercio locale.

L’intenzione è lodevole, ma sembra un rimedio di poco conto visto che i problemi che sembrano tenere i cittadini lontani ai negozi fisici non sono solamente legati ai prezzi, e in questo caso le differenze sono solitamente superiori al 2% della tassa.

Spesso i cittadini lamentano la difficoltà di trovare parcheggio, gli elevati costi di questi ultimi e una viabilità che a volte costringe a giri assurdi per fare poca strada. Ben vengano dunque queste iniziative, ma se non sono accompagnate da altre leggi mirate difficilmente porteranno a mutamenti sostanziali.

Altrettanto importante è il cambiamento proposto dall’Articolo 13 che sarà votato oggi da un comitato del Parlamento Europeo, che dovrà decidere se approvare una proposta sui diritti d’autore che potrebbe davvero stravolgere Internet.

Potrebbe sembrare una esagerazione, ma sono di questo parere oltre 70 esperti, tra cui il padre di Internet, Tim Berners-Lee, o il fondatore di Wikipedia Jimmy Wales, secondo cui la legge rischia di trasformare Internet in uno strumento per la sorveglianza automatica e per il controllo dei suoi utenti.

L’articolo in questione richiede che le piattaforme Internet filtrino gli upload alla ricerca di possibili violazioni dei diritti d’autore. Anche se la proposta non cita esplicitamente il termine filtri, parla comunque di tecnologie efficaci per prevenire violazioni dei diritti d’autore, con poche piattaforme che sarebbero esenti da questo obbligo.

Secondo i detrattori delle leggi, saranno le piattaforme minori a creare i maggiori problemi, visto che finiranno per censurare la maggior parte dei contenuti per evitare rivalse economiche, finendo per lasciar passare davvero poco. E secondo altri il sistema di sorveglianza potrebbe facilmente essere adattato per filtrare i contenuti contrari ai governi, finendo per violare diritti fondamentali e inalienabili.

Altrettanto importanti sono le novità che potrebbe introdurre l’Articolo 11, che propone di imporre una tassa sui link alle news online. Alcuni anni fa una legge simile ha provocato la chiusura di Google News in Spagna e alcuni studi effettuati nel 2015 dimostrano che ciò costerebbe milioni di dollari agli editori in mancati guadagni, senza però portare alcun vantaggio a qualcuno.

Il rischio è che si crei una situazione come quella seguita all’approvazione del FOSTA negli USA, che ha portato alla chiusura dei siti che pubblicizzavano servizi sessuali e all’impressionante ritorno di prostitute nelle strade americane, un evento probabilmente non calcolato dagli ideatori della legge.

Il rischio è che in Europa succeda qualcosa di simile, con effetti non calcolati che supererebbero abbondantemente i presunti benefici: vedremo interrompersi una live perché i partecipanti cantano “Tanti auguri”, o un video della Nasa relativo all’atterraggio di una sonda su Marte rimosso da un’agenzia di News, o ancora un video rimosso perché conteneva dei cinguetti, presenti nel database di una compagnia musicale.

Sono tutti casi già accaduti in passato, senza un imponente sistema di filtri, figuriamoci cosa succederà quanto milioni di sistemi automatici controlleranno tutto quello che viene caricato in rete, bloccando alcuni contenti in modo, secondo alcuni, troppo arbitrario.

[Aggiornamento]

Sia l’articolo 11 che l’articolo 13 sono stati approvati a stretta maggioranza dall’apposito comitato. La parola ora passa ai rappresentanti degli Stati Membri prima che la proposta diventi legge. Le opposizioni promettono battaglia contro una legge che, se resa effettiva, potrebbe dare il via a na enorme macchina della censura.

Fonti: Frandroid, Theverge