Era apparso evidente già con i primi Pixel, nel 2016, che sui propri telefoni Google non aveva inserito Android stock ma una versione leggermente rivista e soprattutto arricchita del robottino verde. La differenza è ancor più marcata sui recenti Google Pixel 3 che staccano la concorrenza sui dettagli, Easter egg incluso.

Per richiamare il piccolo bonus che Google inserì la prima volta su Gingerbread, come sempre, basta andare su impostazioni, informazioni sul telefono e toccare più volte la versione di Android. Sugli altri smartphone non c’è nulla oltre la “P” psichedelica di Pie, ma insistendo con i tap appare sui Pixel 3 un’interfaccia per disegnare.

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Null’altro che questo, ma se non altro l’ambiente appare curato e piuttosto ricco di possibilità: si possono regolare le dimensioni del pennello, scegliere il colore da una palette o in alternativa acquisirne uno tra quelli già utilizzati.

Il display dei Google Pixel 3 non è sensibile alla pressione, ma il software mette una pezza accrescendo la sezione del tratto all’aumentare della superficie coperta dal polpastrello. La chicca sembra tuttavia riguardare solo i top di gamma Google di terza generazione.

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