Recensione Xiaomi Hybrid Earphones “Iron Ring”

Recensione Xiaomi Hybrid Earphones “Iron Ring”
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La quarta generazione di cuffie Xiaomi punta tutto sull’aspetto tecnico per convincere gli acquirenti: le Xiaomi Hybrid Earphones sono cuffie che usano sia la tenologia balanced armature che quella a driver dinamici per ottenere teoricamente il meglio di entrambi i mondi. Purtroppo questa è solo teoria, perché nella pratica queste cuffie sono (purtroppo) lontane dall’essere bilanciate e hanno un suono incentrato sui bassi. Ad un prezzo di circa 20€ è però difficile chiedere di più.

Design & Comfort

Il design delle Xiaomi Hybrid Earphones è un’evoluzione di quello delle Xiaomi Piston 3; abbiamo sempre la protuberanza decentrata che ha differenziato la terza generazione dalle precedenti due, ma questa volta il corpo è realizzato totalmente impiegando l’alluminio, con l’unica eccezione del raccordo col cavo che è in plastica nera semirigida.

Xiaomi Hybrid Earphones 2

Xiaomi gioca sulle forme curve e sul contrasto tra l’argento dell’alluminio e il nero della plastica e del cavo; il risultato è un aspetto curato e quasi premium, nonostante siano cuffie da circa 20€. Ancora una volta il design è un punto di forza dei prodotti dell’azienda cinese, soprattutto in confronto alla concorrenza più diretta allo stesso prezzo che non riesce a garantire le stesse finiture e gli stessi materiali.

Xiaomi Hybrid Earphones 3

Il cavo è ricoperto da un intreccio in nylon fino allo sdoppiamento e in silicone nero da lì fino agli auricolari. Purtroppo manca una forma di protezione del cavo in vicinanza del raccordo con l’adattatore jack da 3.5mm, dunque il cavo si piega pericolosamente con conseguenti dubbi sulla sua durata.

Xiaomi Hybrid Earphones 4

Il comfort è molto buono; ho provato ad indossare le Xiaomi Hybrid Earphones per circa 7 ore con poche pause senza avvertire particolari fastidi o irritazioni alle orecchie. Ovviamente il comfort è un elemento molto personale e varia da individuo ad individuo. Ho trovato particolarmente comode le coperture in silicone, mentre quelle delle Piston 3 erano molto più rigide e dunque per me scomode.

Xiaomi Hybrid Earphones 5

L’isolamento è di tipo passivo ed è ottimo: anche in luoghi affollati come la metropolitana di Milano al mattino non si sentono quasi rumori esterni, escludendo i più forti; Xiaomi ha svolto un lavoro egregio sotto questo profilo migliorando ulteriormente il buon risultato delle Piston 3. Purtroppo la presenza dell’effetto stetoscopio, ovvero del propagarsi del rumore prodotto dallo sfregamento del cavo contro superfici, è molto ingombrante

Xiaomi Hybrid Earphones 6

La confezione è stata molto semplificata ed è in semplice cartone; peccato per l’assenza di una custodia di qualche tipo dove riporle quando non in uso.

Funzionalità

Il microfono è di buona qualità e non causa problemi anche utilizzandolo in luoghi affollati e rumorosi, anche se in questi casi bisognerà mantenerlo vicino alla bocca per essere sentiti bene. Il posizionamento sul cavo è comunque ideale per favorire una buona cattura della voce.

Xiaomi Hybrid Earphones 7

Da notare che i comandi sul cavo funzionano solo con Android e non con iOS.

Audio

Ho testato le Xiaomi Hybrid Earphones utilizzando sia un PC che uno smartphone come fonte; lo stadio di amplificazione è stato affidato a una Creative Sound Blaster X-Fi HD e ad un ZuperDAC. Le cuffie hanno subito un rodaggio di 100 ore circa.

Perché il nome Xiaomi Hybrid Earphones? Perché sono state adottate due tecnologie differenti: una è quella dei driver dinamici tradizionali, l’altra è quella balanced armature. Sulle due tecnologie sono state spese infinite parole; potete approfondire il tema consultando questa discussione su Head-Fi. In breve, però, possiamo dire che i driver dinamici abbiano migliori prestazioni nella gamma medio-bassa, mentre i driver balanced armature siano più forti nella gamma medio-alta e pecchino leggermente nei bassi. L’intento di Xiaomi era di coniugare le due tecnologie per ottenere un suono con bassi corposi e alti dettagliati.

Xiaomi è tornata sui suoi passi con le nuove Hybrid Earphones: mentre le Piston 3 avevano una risposta più equilibrata, le Xiaomi Hybrid Earphones offrono un suono più a “U”, con i bassi e gli alti più pronunciati rispetto ai medi – anche se non in maniera così sostanziale come succede con cuffie come le UBSOUND Fighter.

Il suono appare talvolta talmente pervaso dai bassi da essere quasi claustrofobico perché manca completamente respiro. Questo accade soprattutto in quei brani dove sono già presenti molti bassi, che vengono ulteriormente enfatizzati finendo per soffocare medio-bassi e medi.

Superata l’avversione per questa impostazione bassocentrica, si possono notare le vere qualità di queste cuffie: medi ed alti sono ampli e dettagliati ed elementi come la voce ed i piatti della batteria sono molto naturali e con una quantità di dettagli encomiabile per cuffie così economiche.

I bassi sono corposi e rotondi; quello che stupisce di più in una cuffia così economica però è la loro profondità. In generale appaiono ben controllati e definiti, anche se – come già detto – a volte finiscono per essere eccessivi.

I medi non sono il punto forte delle Xiaomi Hybrid Earphones, ma nemmeno quello debole: seppur la firma sonora di queste cuffie sia a “U”, i medi sono solo leggermente arretrati rispetto al resto e non soffrono eccessivamente. Se siete soliti ascoltare brani in cui la voce o strumenti come chitarra acustica e pianoforte sono il centro, però, sentirete la mancanza di qualcosa.

La ciliegina sulla torta sono gli alti: chiari, puliti, definiti e netti, non iper-analitici ma comunque molto dettagliati e piacevoli. Sono aperti e frizzanti, carichi di brio, e contribuiscono a rendere il suono complessivo più piacevole; strumenti come violini e trombe non appaiono stridenti, anche se c’è un po’ di sibilo nelle “s” e con i charleston e i piatti sono talvolta un po’ troppo penetranti.

La presenza degli strumenti è molto buona, così come l’ampiezza della scena sonora e la sua profondità. Veramente incredibile la separazione tra gli strumenti se pensiamo che sono cuffie di questa fascia di prezzo.

Le Xiaomi Hybrid Earphones hanno una risposta in frequenza teorica di 20-20’000Hz e un’impedenza di 32Ω che le rende adatte all’uso anche con dispositivi portatili senza troppe difficoltà. La sensibilità è di 101dB, contro i 98dB delle Piston 3.

Analizziamo le prestazioni genere per genere:

  • Classica/sinfonica: i bassi sono forse un po’ più pronunciati di quello che gli amanti della classica desiderano, ma tutto sommato la resa è positiva grazie alla buona capacità di rendere una scena sonora ampia e alla qualità di medi e alti. In Duel of the Fates i cori sono posizionati al centro e più “in avanti” rispetto al resto degli strumenti, come ci si aspetterebbe, e c’è un buon livello di dettaglio e di separazione tra le diverse anime dell’orchestra che fa sì che la resa sia positiva. Dal Bolero si può ottenere un’ottima idea della gamma dinamica di queste cuffie, abbastanza buona ma non ottima: è necessario alzare di molto il volume per sentire il rullante e il pizzicato degli archi. Il livello di dettaglio e la separazione degli strumenti sono però ottimi e particolarmente bello è il dettaglio delle corde dell’arpa che continuano a vibrare.
  • Jazz: fantastico il dettaglio dei piatti, sempre resi magnificamente, e ben controllato e profondo il basso del contrabbasso, ma meno entusiasmante il sax – che appare un po’ spento e offuscato – nei brani del Dave Brubeck Quartet. Buone, ma non eccezionali, le prestazioni anche in For the Love of You di Doc Powell; la chitarra appare quasi in secondo piano rispetto agli altri strumenti quando dovrebbe invece apparire più centrale.
  • Metal: i vantaggi dell’uso di due driver sono particolarmente evidenti in brani come Progeny dei Celtic Frost, dove normalmente le cuffie a singolo driver vanno un po’ in crisi e finiscono per non rendere correttamente i piatti della batteria. Le Xiaomi Hybrid Earphones riescono invece ad ottenere una buona resa anche nei momenti più concitati e impegnativi. Sacred Worlds dei Blind Guardian è, invece, uno di quei brani in cui i bassi diventano soffocanti, assieme a Scavenger of Human Sorrow dei Death e a The Drapery Falls degli Opeth; molto buona la resa in Freezing Moon, in Till Fjälls e The Serpentine Offering. Complessivamente la resa è positiva, anche se i brani dove sono presenti più bassi finiscono per diventare caotici.
  • Rock: particolarmente apprezzabile il dettaglio del plettro sulle corde della chitarra nell’intro di Smells like teens spirit dei Nirvana, anche se il resto del brano appare un po’ compresso e chiuso; stessa sorte per In my Head che viene un po’ soffocata dai bassi, mentre Born to be wild e On the road again sono molto apprezzabili grazie soprattutto all’ampiezza della scena sonora e al grande dettaglio. The great gig in the sky non è resa alla perfezione a causa della firma a “U” del suono che fa sì che la voce sia sì centrale, ma quasi in secondo piano, mentre il resto degli strumenti non è perfettamente distinto.
  • Trip-hop: il basso accurato e controllato si fa apprezzare particolarmente nel trip-hop (e nell’elettronica): non ci sono perdite che vanno a influenzare il resto degli strumenti e il basso è pieno, potente, profondo. Notevole il fatto che in Strangers dei Portishead la voce mantenga un ruolo decisamente centrale e di primo piano, mentre il basso è potente ma fa da contorno. Significativo il fatto che si percepiscano nettamente i difetti di registrazione. L’unico modo per definire il basso in Angel dei Massive Attack, invece, è avvolgente. Si è immersi del tutto nel basso, senza però trascurare il resto.
  • Celtica/Folk: benino per Naar Vinen Grater che patisce un po’ per l’impostazione del suono e gioverebbe della presenza di più medi; ottima però la distribuzione degli strumenti nella scena e fantastici i dettagli della registrazione come il movimento delle dita sulle corde. Il suono appare un po’ più chiuso del dovuto nei brani degli Omnia a causa dei bassi, che però non sono soffocanti.
  • Elettronica: come già notato per il trip-hop, i bassi sono potenti e profondi, ma controllati e piacevoli e non invasivi. L’elettronica, in particolare quella più orientata ai bassi, giova molto dall’impostazione di queste cuffie e riesce ad essere davvero molto piacevole. Molto buona la voce di Giorgio Moroder in Giorgio (by Moroder) dei Daft Punk, mentre la separazione di questa dalle voci di sfondo è buona, ma non ottima.

In conclusione

Xiaomi ha puntato su una commistione di tecnologie che solitamente troviamo solo in auricolari molto più costosi e non si può certo dire che il risultato sia cattivo. I puristi non apprezzeranno l’enfasi sui bassi, ma le Xiaomi Hybrid Earphones non sono cuffie per chi cerca un suono neutro ed analitico. Sono però cuffie ottime per migliorare nettamente la qualità d’ascolto di chiunque voglia acquistare un paio di cuffie dalle caratteristiche tecniche e acustiche interessanti senza però spendere una fortuna.

Le Xiaomi Hybrid Earphones sono infatti disponibili in vari negozi online, tra cui Geekbuying che le propone a circa 18€. Difficile chiedere di meglio a questo prezzo in quanto a qualità del suono: l’unica pecca è che sono cuffie che possono non piacere a tutti per via dei bassi accentuati. Se questo per voi non è un problema, però, acquistandole andate sul sicuro.

Potete consultare la nostra pagina sulle migliori cuffie per Android per conoscere valide alternative a questi auricolari.

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