Al MWC 2026 si è tornati a parlare con insistenza di Aluminium OS, il progetto con cui Google punta a unificare Android e ChromeOS in una piattaforma pensata soprattutto per i laptop di nuova generazione. Dopo mesi di indiscrezioni, documenti giudiziari e speculazioni su possibili ritardi, arriva una presa di posizione importante: il debutto è ancora previsto entro il 2026.
A confermarlo, seppur con una certa cautela iniziale, è stato Sameer Samat, presidente dell’ecosistema Android di Google, incontrato a margine della fiera di Barcellona dai colleghi di androidauthority. Una dichiarazione che, come sempre in questi casi, va letta tra le righe ma che ridimensiona le voci circolate nelle ultime settimane.
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Alluminium OS è ancora in pista per il 2026
Alla domanda diretta su un possibile slittamento oltre il 2026, ipotesi alimentata da alcuni documenti emersi nel processo antitrust su Google Search, che lasciavano intendere un rilascio completo non prima del 2028, Samat ha prima esitato, per poi chiarire di essere davvero emozionato per la fine dell’anno.
Non è una conferma tecnica, non c’è una roadmap dettagliata né un evento già cerchiato in rosso sul calendario, ma il messaggio è chiaro: dal punto di vista di Google, la scadenza del 2026 non è saltata. E questo, considerando il livello di complessità del progetto, è tutt’altro che scontato.
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Perché Google punta di nuovo sui laptop
C’è un passaggio dell’intervista che aiuta a comprendere la visione strategica dietro Aluminium OS. Per Samat, il laptop non è affatto un formato in declino, anzi, sta vivendo una fase di rinnovato interesse grazie all’intelligenza artificiale.
Per qualche anno, complice l’esplosione di smartphone e tablet, molti avevano iniziato a considerare i laptop come un dispositivo meno centrale. Oggi però, l’IA generativa sta cambiando le carte in tavola: schermi più grandi, tastiere fisiche, multitasking avanzato e potenza di calcolo rendono i notebook il contesto ideale per lavorare con strumenti di intelligenza artificiale evoluti.
In pratica, l’IA non sta solo trasformando il software, ma sta ridefinendo il valore del fattore di forma. E proprio qui entra in gioco Aluminium OS, una piattaforma che dovrebbe combinare il meglio di Android (app, flessibilità, ecosistema mobile) con un’esperienza desktop più strutturata, capace di sfruttare a pieno le potenzialità dell’IA.
Continuità tra dispositivi: la risposta all’ecosistema Apple
Un altro tema centrale è quello della continuità tra dispositivi, con ecosistemi sempre più integrati e con Apple che continua a fare scuola su questo fronte, anche gli utenti Android chiedono un’esperienza più fluida tra smartphone e laptop.
Google ha già mosso alcuni passi in questa direzione con ChromeOS, ma Aluminium OS dovrebbe portare il concetto a un livello superiore; non a caso, su Android 17 stanno iniziando a comparire funzionalità e API pensate per abilitare meccanismi simili a Handoff: la possibilità di iniziare un’attività su un dispositivo e proseguirla su un altro in modo praticamente immediato.
Secondo Samat, questo tipo di integrazione è uno degli elementi più richiesti dagli utenti Android, soprattutto da chi utilizza quotidianamente telefono e laptop in parallelo per lavoro o studio. Se ChromeOS aveva già sperimentato qualcosa in questa direzione, Aluminium OS potrebbe diventare la piattaforma nativamente pensata per una vera e propria esperienza multi dispositivo, dove notifiche, app, file e sessioni si spostano con naturalezza da uno schermo all’altro.
Che fine farà ChromeOS?
La domanda è inevitabile, Aluminium OS sostituirà ChromeOS? La risposta, almeno per ora, è no.
Samat è stato piuttosto chiaro nel sottolineare come ChromeOS continuerà a essere sviluppato, anzi, ne ha ribadito il successo, in particolare in ambito educativo e nelle implementazioni aziendali, dove il modello browser-first, la sicurezza integrata e la gestione centralizzata rappresentano punti di forza difficili da replicare.
ChromeOS dunque non sarebbe un progetto destinato ad essere archiviato, ma un sistema con un’identità precisa e un target ben definito. Aluminium OS invece, potrebbe andare a coprire un segmento differente, quello dei laptop consumer più orientati alle app Android, all’integrazione con il telefono e all’IA. Non una sostituzione quindi, ma una strategia dual-OS.
Due piattaforme, due visioni del laptop
Dalle parole di Samat emerge un’idea piuttosto interessante: Google potrebbe non voler scegliere tra ChromeOS e una nuova piattaforma, ma piuttosto ampliare la propria presenza nel mondo dei laptop con due approcci differenti.
Da una parte ChromeOS, con il suo focus su browser, gestione centralizzata e semplicità; dall’altra Aluminium OS, potenzialmente più vicino ad Android, più ricco di applicazioni native e maggiormente integrato con le funzionalità IA di nuova generazione.
Se questa visione dovesse concretizzarsi, il 2026 potrebbe segnare un punto si svolta per l’ecosistema Google in ambito PC, con una proposta più articolata e meno legata al solo concetto di Chromebook tradizionale.
Naturalmente restano molte incognite: partner hardware, specifiche tecniche, modalità di distribuzione e compatibilità con le app esistenti; ma una cosa sembra certa, Google non considera più il laptop un segmento secondario, e con l’intelligenza artificiale a fare da traino, Aluminium OS potrebbe diventare uno dei progetti più ambiziosi dell’azienda negli ultimi anni.
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