L’Europa continua a stringere le maglie sull’uso dei social da parte dei minori, una tendenza innescata dalla decisione dell’Australia che ha implementato un divieto sui social media per i minori di 16 anni entrato in vigore il 10 dicembre 2025.
A cascata si sta muovendo anche il Vecchio Continente, ormai non più disposto ad accettare la libera esposizione a questi media ai più giovani, considerando gli studi e ricerche sempre più eloquenti sui gravi rischi associati all’uso dei social media, come il cyberbullismo e la dipendenza. La decisione è stata ispirata da preoccupazioni crescenti riguardo alla salute mentale dei giovani, in particolare in risposta a tassi elevati di suicidi e autolesionismo.
Il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez ha annunciato che la Spagna vieterà l’accesso ai social media ai minori di 16 anni. Il governo di Madrid modificherà inoltre la legislazione per ritenere responsabili i dirigenti delle piattaforme per contenuti illegali o che incitano all’odio presenti sui loro servizi.
L’obiettivo dichiarato da Sanchez, intervenuto a Dubai in occasione del Vertice mondiale dei governi, è quello di “affrontare gli abusi delle grandi piattaforme digitali e garantire un contesto digitale sicuro, democratico e rispettoso dei diritti fondamentali“. Il premier ha anche annunciato che “si indagherà su possibili violazioni commesse da parte di Instagram, TikTok e Grok“.
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La decisione spagnola segue di pochi giorni quella della Francia, dove il 27 gennaio l’Assemblea nazionale ha votato a favore del divieto di utilizzo dei social media per i minori di 15 anni. Il disegno di legge francese non specifica quali piattaforme saranno vietate, ma chiarisce che le enciclopedie online e gli annuari educativi o scientifici saranno esenti, così come i servizi di messaggistica privata.
Come accennato in apertura, il primo paese al mondo a muoversi in questa direzione è stata l’Australia, che ha vietato ai minori di 16 anni di possedere un proprio account sulle principali piattaforme social. La legge è entrata in vigore il 10 dicembre 2025 e prevede multe fino a 49,5 milioni di dollari australiani per piattaforme come TikTok, Instagram e Facebook che non impediscano l’accesso agli under 16.
Questa legge, considerata la prima del suo genere al mondo, richiede alle piattaforme di social media come Facebook, Instagram, Snapchat, TikTok, YouTube e altre di impedire agli utenti sotto i 16 anni di creare o mantenere un account.
Il dibattito negli altri paesi europei
La questione è al centro del dibattito anche nel Regno Unito, dove la Camera dei Lord ha già votato a favore di un divieto di accesso ai social per i minori di 16 anni. La proposta deve ancora essere approvata dalla Camera dei Comuni per diventare legge.
In Danimarca, il governo ha raggiunto un accordo con l’opposizione per introdurre un’età minima nazionale di 15 anni per l’accesso ad alcune piattaforme social. In Germania è invece in corso un dibattito sull’opportunità di limitare l’accesso dei minori, senza che si sia ancora arrivati a proposte concrete.
Il fronte europeo sui social media e la protezione dei minori si sta dunque compattando, con approcci leggermente diversi sull’età minima, 15 o 16 anni a seconda del paese, ma con un obiettivo comune: limitare l’esposizione dei più giovani agli evidenti rischi delle piattaforme digitali.

