Le fotocamere degli smartphone hanno fatto passi da gigante nell’ultimo decennio, tra sensori sempre più grandi, megapixel in costante crescita e soluzioni come LOFIC, tecnologia che abbiamo visto debuttare su Sony Lytia 910 e che secondo i rumor potrebbe arrivare anche su iPhone e Samsung Galaxy S27 Ultra per migliorare sensibilmente la gamma dinamica.

Ora, però, una nuova ricerca giapponese potrebbe portare a un salto in avanti ancora più radicale, in grado di ridefinire il modo stesso in cui un sensore cattura il colore, segnando, potenzialmente, una nuova era per la fotografia da smartphone e non solo. Scopriamo di cosa si tratta.

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Nanofogli al posto del tradizionale filtro Bayer

I ricercatori dell’Università di Nagoya, in Giappone, hanno sviluppato nanofogli di ossido di zinco drogato con gallio, capaci di abilitare sensori fotografici più piccoli ma allo stesso tempo di qualità superiore.

Questi fogli possono essere impilati per creare un filtro colore decisamente più avanzato, con ogni strato in grado di rilevare un colore diverso. Il risultato è che un singolo pixel posto sotto questi fogli può rilevare contemporaneamente rosso, verde e blu.

Tutti i sensori fotografici degli smartphone utilizzano oggi filtri Bayer per catturare il colore, posizionati sopra il sensore stesso. Questi filtri contengono uno schema di quadratini rossi, verdi e blu che catturano le rispettive informazioni cromatiche.

I sensori convenzionali, come quelli da 12 megapixel, usano un singolo pixel per catturare un solo tipo di colore tramite il filtro Bayer, affidandosi ai pixel adiacenti per ricostruire gli altri colori. Con questa nuova tecnologia, invece, è un singolo pixel a catturare rosso, verde e blu insieme.

Cosa cambia per le fotocamere degli smartphone

Il primo beneficio concreto riguarda le dimensioni: eliminare il filtro Bayer potrebbe consentire sensori fotografici più piccoli, e non si tratta certo di un vantaggio marginale.

Lo spazio interno recuperato potrebbe essere destinato ad altri aggiornamenti, come batterie più capienti, sistemi di stabilizzazione più avanzati o sensori di immagine ancora più grandi in altre posizioni del corpo macchina.

Ci sono poi implicazioni importanti anche sulla qualità dell’immagine vera e propria. Questa tecnologia offrirebbe infatti una sensibilità di 800 ampere per watt, contro i 10 ampere per watt di una fotocamera convenzionale. Le fotocamere dotate di questa tecnologia, inoltre, sarebbero in grado di restituire immagini a colori con la metà dell’errore rispetto ai sensori tradizionali, presumibilmente perché ogni singolo pixel può catturare qualsiasi colore, senza bisogno di interpolazione tra pixel adiacenti.

Un dettaglio importante, che fanno notare anche i ricercatori, è che resta infatti tutto da verificare se questa tecnologia possa scalare fino a supportare i grandi sensori utilizzati oggi sugli smartphone di fascia alta, penso ai sensori da 200 megapixel o a quelli da un pollice.

In caso contrario, è possibile che un sensore convenzionale molto più grande, dotato di tecnologie moderne come LOFIC e di elaborazione multi-frame, riesca comunque a catturare scatti migliori. Sensori di grandi dimensioni continuerebbero inoltre a garantire un effetto di profondità di campo superiore, difficile da replicare con componenti più piccoli.

Detto questo, questa tecnologia rappresenterebbe comunque un vantaggio significativo per fotocamere anteriori, sensori ultra-grandangolari e, più in generale, per tutte quelle situazioni in cui oggi si utilizzano sensori di dimensioni ridotte.

Resta dunque da capire quanto tempo servirà prima che questa ricerca lasci i laboratori giapponesi per approdare, eventualmente, sui dispositivi commerciali.