La Germania si sta muovendo verso l’adozione di una delle normative più stringenti d’Europa in materia di accesso dei giovani ai social network.

La proposta, costruita sulla collaborazione tra i conservatori della CDU e i socialdemocratici dell’SPD, punta a introdurre limiti di età precisi e meccanismi di protezione che ridisegnerebbero il rapporto tra le piattaforme digitali e i loro utenti più giovani.

La parte più visibile della misura è una distinzione netta tra due fasce anagrafiche. Per i minori di 14 anni, la proposta prevede un divieto totale di accesso ai social network. Nessuna eccezione: chi non ha ancora compiuto i 14 anni non potrebbe dunque più accedere alle principali piattaforme. Per gli adolescenti tra i 14 e i 16 anni, invece, il divieto lascerebbe spazio a un accesso regolamentato, in cui le piattaforme sarebbero tenute a garantire contenuti filtrati e adeguati all’età, con tutele rafforzate rispetto a quanto oggi avviene.

A spiegare le ragioni della proposta è stato Armand Zorn, vicepresidente del gruppo parlamentare SPD al Bundestag, che ha parlato della necessità di costruire spazi digitali sicuri per bambini e ragazzi. Secondo Zorn, il problema non riguarda soltanto i contenuti esplicitamente dannosi (si pensi, tra gli altri, all’incitamento all’odio, alla disinformazione o alle rappresentazioni di violenza), ma anche i meccanismi strutturali delle piattaforme stesse, in particolare quegli algoritmi progettati per massimizzare il tempo di permanenza degli utenti, che nei giovani possono alimentare forme di dipendenza difficili da gestire.

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Nel mirino anche gli algoritmi per gli adulti

A rendere la proposta ancora più ambiziosa c’è anche il fatto che i suoi impatti non si limitano ai soli minori di età, visto e considerato che l’SPD intende intervenire anche sul funzionamento dei sistemi di raccomandazione algoritmica rivolti agli utenti adulti.

L’idea è, in sintesi, che questi sistemi non debbano essere attivati per impostazione predefinita, ma richiedano un’esplicita scelta da parte dell’utente. In pratica, chi vorrà che la piattaforma selezioni e proponga contenuti personalizzati dovrà farlo consapevolmente, anziché subire passivamente un flusso curato senza averlo richiesto.

Il nodo delle tensioni con Washington e le Big Tech

È proprio in questo punto che la proposta tedesca assume una dimensione geopolitica tutt’altro che marginale. La prospettiva di nuove restrizioni europee sulle piattaforme americane si inserisce infatti in un contesto già complesso tra l’Unione Europea e l’amministrazione Trump, che ha più volte manifestato una decisa insofferenza verso le normative europee che colpiscono le grandi aziende tecnologiche a stelle e strisce.

Anche la tempistica non sembra essere lasciata al caso. Merz è atteso a Washington il mese prossimo, e la questione digitale potrebbe diventare uno dei punti di frizione di quella visita. Se da un lato la Germania si muove in linea con una tendenza europea sempre più orientata alla regolamentazione del web (basti pensare al Digital Services Act), dall’altro rischia di trovarsi al centro di un braccio di ferro con le Big Tech e con un’amministrazione americana poco incline ad accettare che le sue aziende vengano trattate diversamente sul mercato europeo.

Tutto ciò premesso, ricordiamo comunque che la proposta non è ancora legge, e che potrebbe subire delle modifiche, sebbene l’obiettivo dichiarato sia quello di arrivare entro la fine dell’anno a una posizione congiunta tra CDU e SPD.