I rappresentanti permanenti dei 27 Paesi dell’Unione europea hanno approvato la posizione negoziale del Consiglio in merito al nuovo regolamento contro gli abusi sessuali sui minori. La vera svolta, però, sta nel fatto che scompare l’obbligo per le piattaforme di scansionare le chat private degli utenti, una misura che aveva suscitato forti polemiche per i rischi sulla privacy.

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L’oggetto della discussione

La scelta di approvare una normativa contro i reati sessuali nei confronti dei minori appare come una decisione doverosa e sacrosanta, ma la questione è ben più controversa e critica, tanto che nelle scorse settimane la discussione in materia è stata molto forte, sollevando i rischi legati alla tutela della privacy dei cittadini europei. Il regolamento, frutto della proposta presentata dal Belgio e noto con il nome di “Chat Control”, prevede la possibilità che qualsiasi conversazione privata sia sottoposta a controllo così da individuare tempestivamente eventuali scambi di materiali legati alla pedofilia. A essere coinvolte in questo controllo sono tutte le piattaforme digitali che consentono lo scambio di messaggi, comprese WhatsAppTelegramFacebook Messenger e Gmail.

Gli ultimi sviluppi

Il via libera del Consiglio UE a una nuova posizione negoziale rappresenta un passaggio importante, che segna una svolta rispetto alle prime versioni della proposta, giudicate troppo invasive. Il cambiamento principale riguarda l’eliminazione dell’obbligo per le piattaforme di messaggistica di scansionare le comunicazioni private degli utenti. Una misura che era stata duramente contestata soprattutto da esperti, giuristi e difensori dei diritti digitali.

L’Italia ha scelto di astenersi dalla votazione, pur ribadendo la necessità di un intervento efficace contro la pedopornografia online. Le autorità italiane hanno sottolineato l’importanza di proteggere i minori, ma allo stesso tempo hanno espresso forti riserve nei confronti di strumenti che rischiano di compromettere la privacy delle persone. Il governo ha chiesto alla presidenza danese dell’Unione europea di garantire maggiore spazio al confronto, segnalando la volontà di trovare un equilibrio tra sicurezza e diritti costituzionali.

L’evoluzione della proposta di legge

Il cuore della proposta iniziale, presentata nel 2022 dalla Commissaria europea agli Affari interni Ylva Johansson, prevedeva un meccanismo molto più rigido. Ogni messaggio inviato avrebbe potuto essere analizzato prima ancora di essere cifrato, grazie a sistemi di intelligenza artificiale in grado di individuare contenuti sospetti. I file sarebbero stati confrontati con banche dati fornite dalle forze dell’ordine, e in caso di corrispondenza sarebbe partita una segnalazione automatica. Solo dopo una verifica manuale, e in presenza di prove effettive, i dati degli utenti sarebbero stati trasmessi alle autorità competenti.

L’obiettivo era impedire la diffusione di immagini e contenuti illegali prima ancora che potessero circolare. Il problema era che la modalità scelta ha sollevato diverse criticità. Il rischio di falsi positivi, la compromissione della crittografia end-to-end e la possibilità di una sorveglianza generalizzata hanno sollevato dubbi in molti Stati membri. Le preoccupazioni non riguardavano solo la privacy individuale, ma anche la tenuta di principi democratici come la libertà di espressione.

Il dibattito ha diviso profondamente l’Unione europea con alcuni Paesi, (come Svezia, Francia, Irlanda e Spagna) che si sono detti favorevoli alla linea dura, mentre altri (tra cui Austria e Polonia) hanno espresso un netto dissenso. Alla luce delle tante polemiche e perplessità sollevate, il testo è stato profondamente rivisto.

La versione attuale

Nella nuova versione approvata, viene eliminato qualsiasi obbligo di scansione sistematica. Si mantiene invece la possibilità per le piattaforme di procedere su base volontaria, come già avviene oggi in regime temporaneo. Inoltre, viene introdotta una clausola che invita la Commissione europea a valutare in futuro la fattibilità di eventuali obblighi più stringenti, nel caso emergano nuove soluzioni tecnologiche meno intrusive.

Nonostante il ridimensionamento, il regolamento mantiene alcuni punti fermi. Le aziende digitali saranno tenute a rafforzare le misure di prevenzione contro la diffusione di contenuti pedopornografici e contro l’adescamento di minori. Le autorità nazionali potranno ordinare la rimozione dei contenuti illeciti o il blocco dell’accesso, mentre i motori di ricerca dovranno eliminare i risultati che conducono a materiali dannosi. È prevista anche la creazione di un centro europeo con funzioni di supporto operativo e tecnico per gli Stati membri e per i fornitori di servizi online.

Il testo ora passa alla fase dei negoziati tra Consiglio, Parlamento europeo e Commissione. Si entrerà nel cosiddetto trilogo, dove le tre istituzioni lavoreranno per definire una versione condivisa del regolamento. Il percorso resta delicato. Da un lato c’è l’urgenza di proteggere i minori da reati che nel mondo digitale trovano importanti risorse. Dall’altro c’è il dovere di tutelare i diritti fondamentali dei cittadini europei.