Nuovi guai per OnePlus negli Stati Uniti. Due parlamentari statunitensi, uno repubblicano e uno democratico, hanno chiesto al Dipartimento del Commercio di avviare un’indagine sulla sicurezza dei dispositivi dell’azienda cinese. Il sospetto è che gli smartphone OnePlus possano raccogliere e trasferire dati personali sensibili verso server collocati in Cina, senza il consenso esplicito degli utenti.
A lanciare l’allarme sono John Moolenaar, presidente repubblicano della commissione della Camera sulla Cina, e Raja Krishnamoorthi, il principale rappresentante democratico dello stesso comitato. I due si basano su un’analisi tecnica realizzata da una società privata non nominata, che avrebbe evidenziato potenziali comportamenti critici nei dispositivi OnePlus. Secondo quanto riferito, i telefoni dell’azienda potrebbero catturare screenshot, raccogliere informazioni personali, e inviarle a server soggetti alla giurisdizione cinese.
OnePlus, interrogata da Reuters, non ha commentato la vicenda. Lo stesso vale per il Dipartimento del Commercio, che per ora non ha confermato né smentito l’apertura di un’inchiesta.
Una richiesta bipartisan che fa rumore
L’obiettivo dei parlamentari è chiaro: vogliono che il Dipartimento attivi il programma ICTS (Information and Communications Technology and Services) per verificare quali dati vengano raccolti dai dispositivi OnePlus, se la raccolta avvenga senza trasparenza, e se vi siano rischi per la privacy nazionale.
Anche se OnePlus non vende direttamente tramite operatori americani, i suoi smartphone sono facilmente acquistabili tramite Amazon, e funzionano perfettamente con le reti Verizon e T-Mobile. Una presenza “indiretta” ma significativa, che ha attirato l’attenzione del Congresso.
Questo nuovo episodio si inserisce nel più ampio contesto delle tensioni geopolitiche tra USA e Cina, dove la tecnologia è sempre più al centro delle frizioni. Non è la prima volta, infatti, che Washington prende di mira aziende cinesi con accuse legate alla privacy e alla sicurezza. Basti pensare ai casi Huawei e ZTE, che nel 2022 sono stati esclusi dal mercato statunitense dopo il blocco della Federal Communications Commission sulla vendita di nuovi dispositivi.
Un’esclusione simile per OnePlus avrebbe conseguenze pesanti, anche sul piano dell’immagine. Il marchio, noto per offrire smartphone Android di fascia medio-alta a prezzi competitivi, ha costruito negli anni una buona reputazione tra gli utenti tech grazie a un mix di prestazioni elevate, software pulito e design curato. Ma l’eventuale conferma di comportamenti anomali in termini di gestione dei dati potrebbe compromettere la fiducia degli utenti americani (e non solo).
Nel frattempo, in Europa, dove OnePlus ha una discreta quota di mercato e non è escluso che eventuali verifiche negli USA possano indurre anche le autorità europee a muoversi, specialmente in un momento storico in cui la protezione dei dati personali è sotto i riflettori come non mai.
In attesa di chiarimenti ufficiali da parte di OnePlus, rimane alta l’attenzione degli analisti e del pubblico. Per ora, la richiesta di indagine non comporta alcun blocco immediato, ma rappresenta un primo passo verso un possibile inasprimento delle relazioni tra il brand cinese e le istituzioni americane.