Nell’aprile del 2022 Google ha introdotto le etichette di sicurezza dei dati sul Play Store, una sezione che informa l’utente di quali dati vengono raccolti dall’applicazione interessata e di come questa gestisce la privacy, ma secondo uno studio la maggior parte di queste etichette sono fuorvianti o incomplete.

Lo studio portato avanti da Mozilla ha preso in esame le prime 20 app a pagamento e le prime 20 app gratuite in classifica sul Google Play Store, assegnando tre diversi livelli di gradi di affidabilità, che va da scarsa a buona: è emerso che circa l’80% delle applicazioni prese in esame aveva delle etichette di sicurezza dei dati false o ingannevoli.

Molte app di uso comune hanno etichette fuorvianti

Delle 40 app esaminate da Mozilla, 16 (40%) hanno ricevuto un voto scadente. Tra queste troviamo applicazioni o giochi molto utilizzati come Minecraft, Facebook e altri. La valutazione più bassa è stata assegnata a Twitter e TikTok, che nelle loro etichette dichiarano di non condividere i dati con terze parti, cosa assolutamente non vera se si vanno a visionare le condizioni di utilizzo presenti all’interno delle stesse app.

Altre 15 app (37,5%) hanno ricevuto invece un grado di affidabilità a metà tra lo scarso e il buono, che necessita quindi di qualche miglioramento. Questo gruppo include alcune app di Google, tra cui YouTube, Google Maps e Gmail, ma anche le altre app di Meta come WhatsApp e Instagram.

Tra le 40 applicazioni prese in esame, soltanto 6 hanno passato il test di affidabilità secondo Mozilla:

  • Candy Crush Saga
  • Google Play Games
  • Subway Surfers
  • Stickman Legends Offline Games
  • Power Amp Full Version Unlocker
  • League of Stickman: 2020 Ninja

Le restanti applicazioni in elenco non hanno ricevuto alcun tipo di valutazione poiché l’etichetta di sicurezza dei dati è completamente assente sul Google Play Store.

Secondo Mozilla parte di questa colpa va a Google, che nella sua policy afferma che è compito degli stessi sviluppatori completare la sezione dedicata alla privacy. Questo si riversa poi sul consumatore che potrebbe installare le applicazioni dando poco peso alla gestione dei suoi dati personali, che in questo modo potrebbero finire nelle mani di inserzionisti pubblicitari o altre piattaforme.