Editoriale: a carte scoperte

Editoriale: a carte scoperte
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I tre colossi della tecnologia del secondo decennio del ventunesimo secolo hanno finalmente fatto le loro mosse, svelando le loro carte e giocando i loro assi nelle maniche. Siamo arrivati al punto in cui Apple, Google e Microsoft sono uscite allo scoperto con i prodotti del 2015. E qual è il risultato? Una generale disillusione, almeno per due su tre di questi nomi.

Apple

Apple non ha, di fatto, presentato nulla di nuovo o di inaspettato: era noto da tempo che ci sarebbero stati iPhone 6S e iPhone 6S Plus e non ci sono state sorprese in questo. I terminali seguono la solita linea di Apple, con il design immutato rispetto ai precedenti due modelli e gli interni cambiati. La novità maggiore è la fotocamera da 12 megapixel, che però appare come un leggero passo indietro rispetto all’anno precedente. Non si tratta di un grande miglioramento rispetto ad iPhone 6, ma risulta interessante per chi possiede generazioni precedenti – anche se forse è più interessante iPhone 6 usato ad un prezzo inferiore.

La “sorpresa” di quest’anno (in realtà largamente anticipata da ogni tipo di indiscrezione, foto e descrizione nei mesi antecedenti la presentazione) è stata la presentazione del nuovo iPad Pro. Un dispositivo che non è né carne né pesce; uno strano mostro di Frankenstein che cerca di mettere insieme hardware e, soprattutto, software da tablet ARM con la produttività – un binomio difficile da conciliare da sempre e che ha portato Microsoft a desistere su questo punto. Perché questo? Per due motivi:

  • la produttività è sempre stata appannaggio dei computer, con conseguente creazione di un parco software dedicato e incompatibile con l’hardware e il software delle nuove piattaforme mobili;
  • l’interfaccia dei dispositivi mobili non è pensata per un uso più produttivo e, a questo proposito, non ritengo che sia un caso che – ad esempio – le suite office per mobile considerate migliori ricalchino l’interfaccia e le funzionalità delle controparti desktop.

Smartphone e tablet nascono per compiti limitati e più per la fruizione di contenuti che per la loro creazione. Un esempio lampante in questo senso è l’impossibilità su iOS di usare più di una manciata di applicazioni in multitasking reale: chi lavora ha solitamente bisogno di svolgere più compiti e di utilizzare più applicazioni. Un aiuto in questo senso arriva con la possibilità di usare due applicazioni affiancate, ma non è abbastanza.

Surface-iPad-Comic

Il confronto tra il Surface Pro di Microsoft e l’iPad Pro, poi, è immediato. Si tratta di due dispositivi ben differenti: il primo è un PC a tutti gli effetti su cui gira Windows, una macchina nata per essere produttiva e studiata apposta per questo sia nell’hardware che nel software; il secondo è un iPad troppo cresciuto con evidenti limiti in tutti i sensi. Chi ha bisogno davvero di lavorare non acquista di certo un iPad Pro, a meno che non si accontenti di una piattaforma estremamente limitata. Quello che fa sorgere più di un dubbio, poi, è il paragone tra i prezzi: a parità di dotazione di accessori e a parità di memoria interna, iPad Pro costa all’incirca quanto un Surface Pro 4 pur offrendo molto meno. È evidente che i due dispositivi si rivolgano ad un target differente, ma se per Surface Pro 4 il target è evidente, qual è quello di iPad Pro?

Insomma, iPad Pro è un esperimento a mio parere poco riuscito: non è né carne né pesce, ma non è nemmeno verdura. Non è un tablet classico perché è enorme; non è un computer con il suo parco software dedicato alla produttività; non è nemmeno una via di mezzo come il Surface Pro perché è un tablet troppo grande che cerca di fare il computer ma non ne ha le caratteristiche. Metto un grande punto di domanda sull’iPad Pro: per me è un mistero.

Google

I nuovi Nexus sono arrivati. Fine delle buone notizie. Arriviamo a quelle cattive, o a quelle da “meh”: entrambi i Nexus hanno dei prezzi alti (troppo alti, a parer mio) e tali prezzi non sembrano interamente giustificati dall’hardware, dalle prestazioni e dal comportamento su strada. Mi riferisco in particolare al Nexus 5X, che Matteo ha da poco recensito, che è abbastanza deludente un po’ su tutti i fronti escludendo la fotocamera. Ecco, finalmente abbiamo dei Nexus che scattano buone fotografie. Sarebbe una cosa fantastica, se avessero delle batterie all’altezza e se fossero proposti ad un prezzo in linea con quanto offre il mercato.

rssvu

Non è mai stato scritto da nessuna parte che i Nexus dovessero essere dei dispositivi economici e Google l’ha fatto capire molto bene con il Nexus 6. Tuttavia, quello che ci si aspetta è che questi smartphone siano proposti con un rapporto qualità/prezzo (questo sì) molto elevato. Non sembra, però, che questo sia il caso – per quanto il numeratore della frazione sia a posto, dato che sono comunque buoni prodotti, è il denominatore ad abbassare il risultato finale (e non di poco). Questo è sicuramente l’aspetto più deludente dell’insieme: i prezzi praticati in Europa sono eccessivi. Con 479€ posso acquistare un LG G4 al posto di un Nexus 5X e avere degli avanzi con cui comprare custodia, vetro temperato di protezione e pure un power bank. Non è demagogia: è realtà.

Sotto questo profilo Google ha deluso molto quest’anno. Già Marshmallow non ha portato le grandi novità che ci si aspettava – certo, sono stati apportati molti miglioramenti e molte modifiche che erano attesi da tempo, ma alcuni elementi chiave come il consumo di batteria sono stati inspiegabilmente trascurati. Evidentemente gli ingegneri di Google vivono attaccati alle prese elettriche e non si schiodano mai dagli uffici, altrimenti non è possibile capire come non si accorgano degli evidenti problemi di autonomia dei dispositivi Android.

Evito di parlare della presentazione dei nuovi Nexus: chi l’ha seguita sa bene quanto sembrassero annoiati e infastiditi i presentatori. Non avranno ricevuto il bonus produttività… (nota: si fa humor per non deprimersi.)

Microsoft

Quest’anno lo scettro per le migliori novità spetta a Microsoft. Mai mi sarei aspettato di scriverlo, ma tant’è. Con i nuovi Surface e i nuovi Lumia Microsoft ha superato se stessa, proponendo prodotti dal prezzo alto ma dalla qualità altrettanto alta (se non qualcosina di più). Soprattutto, Microsoft è stata in grado di sorprendere tutti e di cogliere chiunque alla sprovvista. Se Surface Pro 4 era una novità attesa (anche se ci sono state molte sorprese), Lumia 950 e Lumia 950 XL erano ormai pressoché già noti nella loro integrità, il Surface Book è stato un fulmine a ciel sereno che ha colpito tutti quanti.

Al di là dei prodotti, però, vorrei spendere due parole sul modo in cui sono stati presentati. Microsoft ha messo persone entusiaste, felici di essere su quel palco, orogliose del loro lavoro a presentare i prodotti. Panos Panay ha detto: “sono commosso dal vedere che alcuni di voi stanno usando i prodotti che noi abbiamo creato. Grazie.” Questo è stato, secondo me, il momento più intenso dell’intera presentazione. Sul palco c’era una persona che era evidentemente emozionata e che ringraziava sinceramente le persone presenti perché stavano usando il prodotto che aveva contribuito a creare. Panay si è dimsotrato quindi molto umano laddove invece durante le presentazioni le aziende cercano sempre di mostrarsi con un volto di superiorità, di perfezione, di mistero. Questo fatto mi è piaciuto enormemente, anche perché segna un cambio di passo netto rispetto a quanto la stessa Microsoft era fino a non molto tempo fa. Da entità “divina” ad entità umana.

Ballmer T-rex

Parlando invece della presentazione in sé, è stato geniale fingerne la chiusura con un video del Surface Book che ha poi rivelato che si tratta di un convertibile da cui si può separare la tastiera. Questo è stato il momento in cui mi sono entusiasmato di più ed è anch’esso un segno del cambio di passo di Microsoft. L’azienda che ha da sempre avuto problemi a crearsi un’immagine positiva tra i consumatori, in particolare nell’era Ballmer, e a vincerne la fiducia, è stata invece in grado di presentare con abilità e maestria comunicativa un prodotto che ha fatto entusiasmare anche molti “oppositori”. Chapeau.

Ultimo punto: Surface Book. Per la prima volta nella storia, Microsoft entra in diretta competizione non solo con Apple, storico rivale, ma anche con i suoi stessi partner nel mercato che ha contribuito a fondare, quello dei PC. L’ha fatto con un dispositivo che appare eccezionale sotto tutti i punti di vista: chi ha avuto modo di provarlo ne è rimasto entusiasta. Purtroppo non arriverà in Italia e questo è un grande peccato. Ciò che è certo è che Microsoft ha alzato l’asticella del mercato dei notebook presentando un dispositivo eccezionale soprattutto per quanto riguarda la progettazione e l’innovazione. Già il Surface è stato copiato un po’ da tutti, Apple compresa; speriamo che anche il Surface Book sia d’ispirazione per creare nuovi prodotti che possano rispondere meglio alle esigenze dell’utenza.

In conclusione, ritengo che Microsoft sia stata l’azienda che, tra i tre grandi del settore, sia riuscita a presentarsi meglio e a portare più innovazione sul mercato. Apple ha presentato i nuovi iPhone che sono una diretta evoluzione dei precedenti senza stravolgimenti, come da tradizione dei modelli “S”, e un iPad Pro sul quale grava un grande punto interrogativo. Google ha presentato due nuovi smartphone che sono buoni dispositivi, ma nulla di più, e in Europa sono proposti a prezzi quasi fuori mercato. Microsoft ha presentato nuovi dispositivi a prezzi concorrenziali in alcuni casi e molto elevati in altri; il punto, però, è che è stata in grado di fare una comunicazione migliore e di mettere sul piatto prodotti che, in un verso o nell’altro, appaiono innovativi e convincenti.

Non me ne vogliano i fan di Google: quest’anno l’azienda di Mountain View è stata deludente. È importante però saperlo riconoscere e non accontentarsi, altrimenti finiremo per gioire per novità minime quando, in realtà, dobbiamo chiedere molto di più – e Microsoft l’ha dimostrato.

Nota: le opinioni espresse sono proprie dell’autore e non rappresentano necessariamente l’opinione di TuttoAndroid e del suo staff.