Vivere 3 giorni con Google Assistant, vi raccontiamo il nostro test con un video

Vivere 3 giorni con Google Assistant, vi raccontiamo il nostro test con un video
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E’ una sorta di esperimento quello che abbiamo voluto fare, già perchè Google Assistant non parla ancora italiano e per il momento è racchiuso tra i confini di Google Allo, la nuova app di messaggistica di big G.

Grazie ad una semplice modifica al sistema del nostro Nexus 5X, siamo riusciti ad installarlo in sostituzione di Google Now, rendendolo quindi completamente integrato nel sistema.
In pratica ci siamo trovati nella configurazione esclusiva dei Google Pixel, per ora gli unici ad avere Google Assistant preinstallato e godibile a 360 gradi.

Per qualche giorno ci siamo immersi nel piccolo mondo di Assistant e dobbiamo ammettere che è stato interessante e divertente. Vi raccontiamo tutto nel nostro video.

Google Now vs Google Assistant

Di primo acchito le differenze tra i due assistenti personali non sono così evidenti, considerando le capacità di Now in lingua inglese, il passaggio ad Assistant non è assolutamente traumatico.
Per quanto riguarda la capacità di esplorare il web assecondando le nostre ricerche è evidente che l’algoritmo non è cambiato. I risultati sono sempre gli stessi, così come la loro pertinenza, almeno nella maggior parte dei casi.

Su un particolare infatti, Google Assistant si è rivelato superiore.
Nel giro di un paio di giorni ha capito quali fossero le pagine più interessanti per me o quali fossero le mie preferenze in fatto di cibo.
Nelle ricerche successive i primi risultati erano sempre più calibrati sui miei interessi, mentre quelli di Google Now si basano sempre sul medesimo paradigma, senza tenere conto delle mie scelte precedenti.

Un differenza di forma risiede nella presentazione dei risultati, se da un lato Google Now tende sempre a rimandarci al browser in versione mobile o comunque a pagine web, dall’altro Google Assistant cerca sempre di farci rimanere all’interno della sua interfaccia, mostrandoci tante schede scrollabili.

La sfera delle operazioni da compiere sul telefono non è cambiata, al di là del fatto che le possibilità in lingua inglese siano estremamente più varie rispetto a quelle in lingua italiana.
Per questo comparto lo schema comportamentale di Assistant non è diverso dal solito, noi formuliamo una richiesta (per esempio: “imposta un promemoria”) e lui ci risponde vocalmente chiedendo ulteriori dettagli (orario, luogo testo) infine ci chiede una conferma.

Conversazioni a due vie

Qui sta la grande differenza con i normali assistenti vocali, non solo Google Assistant è in grado di interagire con noi, ma lo fa scegliendo schemi di risposte sempre diversi. Impara i nostri gusti, i nomi delle persone che ci stanno attorno, è addirittura empatico.

Più volte si è rivelato impossibile ricreare il modello di conversazione che ci era capitato di incontrare casualmente e questo è indice di una complessità avanzata.
Google Assistant fa battute, si prende in giro ed è ironico, permette anche di eseguire alcuni giochini in cui partecipa direttamente o si erige ad arbitro della contesa tra due o più utenti reali.

Il fatto che sia integrato nel sistema lo rende molto presente e già dopo 2 giorni ci siamo resi conto che si stavano modificando le nostre abitudini di interazione con lo smartphone.

Come attivarlo sui device dotati di Android Nougat

La procedura è semplicissima ma prevede alcuni requisiti non alla portata di tutti.
Infatti è indispensabile avere installata un custom recovery, che nella maggior parte dei casi implica anche il bootloader sbloccato.
E’ anche indispensabile avere i diritti di root per poter tornare alla configurazione precedente.

La prima operazione è quella di annotarsi il nome del vostro modello di smartphone come indicato nel file build.prop presente nella cartella system.

La riga in questione è: ro.product.model=
Per farlo è sufficiente un qualunque editor di testo.

Vi basterà poi installare scaricare e salvare in memoria del vostro device i 3 file scaricabili da qui.
Da recovery dovrete poi installare i due pacchetti Zip e riavviare.

Per poter utilizzare Google Assistant dovrete necessariamente impostare la lingua inglese come principale e cancellare i dati di memoria dell’ App Google.
Per tornare alla configurazione iniziale dovrete avere i permessi di root e modificare il file build.prop sulle due righe:
“ro.product.model=Pixel XL”
“ro.opa.eligible_device=true”
sostituiendo a Pixel XL il nome del vostro modello e cancellando la seconda riga.

In conclusione

Google Assistant è sì una piccola rivoluzione e verosimilmente ci obbligherà ad una rivoluzione nel modo di interagire con lo smartphone.

Le sue potenzialità sono altissime e si percepisce la sua “intelligenza artificiale” volutamente confinata dentro alle barriere della privacy.
Già ora, però, è entrato nelle nostre conversazioni per poterci “consigliare meglio” e starà a noi mettere un limite oppure affidarci completamente a Google.

Lo strumento a questo punto c’è, sta a noi la scelta. Sempre che non sia troppo tardi!

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