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Recensione Plantronics Voyager Focus UC

 

Il nome Plantronics è usualmente associato ad apparati audio professionali, come le cuffie da contact center, e ad auricolari Bluetooth di vario genere. In realtà l’azienda californiana produce anche cuffie dalle doti musicali notevoli e l’ultimo esempio in questo senso sono le Plantronics Voyager Focus UC. Scopriamole insieme.

Design e comfort

Le Plantronics Voyager Focus UC sono cuffie abbastanza tradizionali nel design generale: sono cuffie on-ear con un archetto in metallo e un’imbottitura che varia la sua posizione adattandosi alla testa dell’utente grazie ad un sistema di elastici. L’elemento che fa capire che non si tratta di normali cuffie dedicate al solo ascolto di musica è il microfono girevole che si protende da uno dei due padiglioni.

Plantronics Voyager Focus UC 2

Queste cuffie sono nate pensando alle persone che lavorano in uffici open-space e in ambienti dove c’è rumore e c’è invece esigenza di concentrarsi e focalizzarsi sul lavoro, oltre che comunicare con efficacia sia tramite telefono che tramite piattaforme come Skype sul PC – da cui “UC”, Unified Communication. Da qui l’esigenza di un microfono e di renderlo regolabile, per potersi adattare al meglio alle esigenze del singolo.

Non solo, però: si può riporre verticalmente il microfono (fa un piccolo “clic”) per disattivarlo quando non in uso, nonché ruotarlo per un angolo complessivo di 270° per poterlo utilizzare sia sulla destra che sulla sinistra in base alle preferenze del singolo. Questo è un ulteriore punto di distinzione delle Plantronics Voyager Focus UC: i padiglioni non sono contraddistinti dall’indicazione dell’orecchio su cui vanno posizionati, perché il canale riprodotto varia in base all’orientamento del microfono. Girare il microfono in avanti cambia il canale riprodotto.

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Plantronics ha adottato un design moderno e minimale, ma abbastanza classico, con un archetto rigido in alluminio a vista, imbottitura sospesa e imbottitura dei padiglioni piena con una serie di fori al centro. Tutte le cuffie ruotano attorno a tre colori: nero (di padiglioni, raccordi dell’archetto e imbottitura), argento (dell’alluminio del padiglione e del microfono) e rosso (di alcuni dettagli come l’interno dell’imbottitura dei padiglioni, l’elastico dell’imbottitura e del tasto per spegnere il microfono).

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Entrambi i padiglioni ospitano, all’esterno, tasti vari: sul lato sinistro è presente il tasto per rispondere alle chiamate che funge anche da tasto per verificare lo stato di carica tramite cinque LED posti sul tasto stesso, mentre il lato destro è sede dei tasti play/pausa, avanti e indietro, oltre che di un interruttore per attivare la cancellazione attiva del rumore (ANC, Active Noise Canceling) e della ghiera esterna che ruota per regolare il volume.

L’isolamento non è ottimale e si percepisce sempre una certa quantità di rumore ambientale. La cancellazione attiva del rumore funziona abbastanza bene, ma dato che non è combinata con un isolamento di tipo passivo non riesce ad escludere totalmente i rumori come avviene su cuffie come le Parrot Zik 2.0.

Plantronics Voyager Focus UC 5

Nella confezione sono presenti anche una custodia in tessuto morbido con tasca interna (per riporre il cavo di ricarica, ad esempio) e un piedistallo che funge anche da stazione di ricarica, oltre ad una chiavetta da utilizzare con il proprio PC.

Funzionalità

Il Bluetooth ha la classica portata di 15m se utilizzato con uno smartphone, un tablet o un PC, ma è possibile estendere tale portata utilizzando la chiavetta fornita in dotazione che garantisce una portata teorica di 45m. Di fatto la distanza è inferiore, ma ci si può muovere tranquillamente all’interno di una casa medio-grande senza interruzioni o disturbi nonostante i muri.

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Sorprendentemente è presente il supporto per Linux: la chiavetta fornita in dotazione viene rilevata dal sistema come una scheda audio con uscite e ingressi ed è sufficiente connetterla al sistema e selezionarla per avviare la riproduzione sulle cuffie. Purtroppo, però, i comandi presenti sulle stesse non sono funzionanti, almeno non su Linux Mint 17.2 Cinnamon e i principali lettori multimediali (Banshee, Clementine, Rhythmbox).

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Esiste la possibilità di collegare due dispositivi in contemporanea e questo aspetto funziona molto bene. Il problema sorge quando si usa uno dei due per ascoltare musica: quando sull’altro dispositivo viene ricevuta una notifica, infatti, la musica si ferma per una decina di secondi senza però essere messa in pausa, col risultato che si finisce per rovinare l’esperienza d’ascolto.

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Il microfono è di elevatissima qualità e riesce a catturare sempre correttmente la voce, che appare chiara e distinta al nostro interlocutore anche in ambienti rumorosi.

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Una particolarità interessante è che le cuffie mettono automaticamente in pausa la musica o disabilitano il microfono durante le chiamate se ce le si toglie dalla testa; viceversa, si può rispondere alle chiamate o riprendere la musica semplicemente rimettendole.

La batteria dura circa una dozzina di ore come dichiarato dal produttore se si tiene la cancellazione del rumore disattiva, mentre attivandola l’autonomia scende a circa 7-8 ore. La ricarica richiede circa due ore.

È possibile scaricare l’applicazione PLT Hub che mette a disposizione una stima della durata della batteria (mostrata, opzionalmente, anche come notifica) e varie impostazioni per avere, ad esempio, una lettura dell’ID chiamante o un messaggio che avverta quando il microfono sia silenziato. Viene anche fornita una guida all’uso delle cuffie.

Audio

La prova di ascolto è stata effettuata dopo più di cinquanta ore di utilizzo complessivo delle cuffie, anche se non è stato possibile effettuare un vero e proprio rodaggio a causa dell’assenza di un cavo. Per le prove sono stati utilizzati un PC cui è stata la chiavetta Plantronics inclusa in confezione e un Lenovo Vibe Shot, utilizzando file in formato FLAC (16bit/44.1kHz) e MP3 (320kbps).

Le Plantronics Voyager Focus UC sono cuffie che stupiscono per più di un motivo. Il primo è sicuramente l’equilibrio del suono: il suono è molto equilibrato e armonioso; non c’è una parte che prevale sulle altre e tutti gli strumenti hanno il giusto spazio all’interno della scena senza che uno appaia più in primo piano degli altri. Le voci, spesso tallone d’Achille delle cuffie, sono correttamente rappresentate e sono naturali e realistiche.

Il suono è estremamente chiaro e pulito, libero da distorsioni ed interferenze nonostante la tecnologia di trasmissione adottata. La scena sonora è incredibilmente ampia e il suono ha una spazialità tridimensionale davvero degna di lode e totalmente inaspettata: il suono sembra provenire da punti a distanza differente dall’ascoltatore e non appaiono spalmati su un immaginario muro sonoro posto davanti all’ascoltatore (o, come più spesso avviene, quasi dietro). A patto che sia la registrazione a permetterlo, l’effetto tridimensionale è notevole.

Gli alti sono cristallini, con un’ottima presenza e un dettaglio invidiabile. Non sono taglienti, ma sono molto più dettagliati che su altre cuffie – le Plantronics Voyager Focus UC presentano alti migliori di molte altre cuffie, incluse le Noontec ZORO II Wireless, le Xiaomi Mi Headphones e le UBSOUND Dreamer – e sono molto frizzanti e vivaci. Hanno una buona profondità che li rende facilmente distinguibili e staccati dal resto del suono, con un effetto molto positivo anche se un po’ disarmante al primo ascolto.

I medi sono davvero ben realizzati: aperti, vivaci, pieni e voluminosi, con una presenza invidiabile. Anche per questo le voci appaiono così naturali e realistiche (per inciso: le “s” sono poco sibilanti). Il livello di dettaglio è ottimo e c’è una grande profondità che conferisce pienezza a tutto il suono.

La cosa che colpisce di più dei bassi è che sono molto profondi: nonostante la curva di risposta abbastanza piatta, fanno percepire chiaramente la loro presenza perché si spingono fino a frequenze molto basse e restituiscono quindi un suono corposo. È presente una certa quantità di sub-bassi che li rende più d’impatto di quanto sarebbero senza. Nel complesso sono tra i bassi migliori che abbia sentito su cuffie Bluetooth e non solo. Non solo, però: ciò che stupisce di queste cuffie è la loro capacità di produrre bassi molto profondi e ben distinguibili anche a basso volume, indice di un’ottima gamma dinamica.

Analizziamo le prestazioni genere per genere con l’aiuto della scaletta di prova, a cui ho aggiunto qualche brano:

  • Classica/sinfonica: il suono ben equilibrato e aperto rende veramente piacevole l’ascolto di musica classica. Per questa prova ho ascoltato più classica del solito e non mi sono limito a dare un parere basandomi su Duels of the Fates dalla colonna sonora di Star Wars Episodio I: La Minaccia Fantasma come faccio solitamente. In scaletta ho inserito anche brani come l’Overture della 1812 di Tchaikovsky, Koyaanisqatsi e Pruit Igoe di Philip Glass e il Bolero di Ravel. In Duel of the Fates i cori sono correttamente posizionati al centro, seguiti a ruota dagli ottoni e con un giusto spazio dato anche ai bassi, che sono presenti ma accennati e non invadenti – come dovrebbe essere. In Koyaanisqatsi i bassi sono molto presenti e profondi, la voce ha un buon volume e ciascuna parte è perfettamente distinguibile dalle altre, mentre in Pruit Igoe è notevole il dettaglio dei suonatori che prendono fiato. Nella 1812 di Tchaikovsky si possono apprezzare particolarmente la naturalezza dei medi e il dettaglio degli alti assieme al dettaglio dei batacchi delle campane. Il Bolero conferma che le Plantronics Voyager Focus UC hanno un’ottima gamma dinamica, visto che l’inizio è a malapena udibile ma risulta comunque dettagliato e distinguibile, e un buon equilibrio delle parti.
  • Jazz: per l’occasione ho inserito un nuovo brano, For the Love of You di Doc Powell dall’album The Doctor (incisione Foné). I due brani del Dave Brubeck Quartet suonano come ci si aspetterebbe e sono particolarmente apprezzabili il livello di dettaglio dei piatti della batteria, il piccolo rimbombo creato dal contrabbasso e la naturalezza del sassofono. In For the Love of You colpisce la sensazione di tridimensionalità del suono, data anche dall’eco della batteria all’interno dello studio.
  • Metal: nemmeno il Metallo riesce a mettere in difficoltà le Plantronics Voyager Focus UC. La pesantissima, caotica e difficile Progeny dei Celtic Frost è ben resa: il basso è elemento centrale del brano, come dovrebbe essere, ma non invade anche lo spazio che appartiene al resto degli strumenti. Davvero ottima la resa in Sacred Worlds dei Blind Guardian, in cui si possono sentire i dettagli fini dei fiati nell’introduzione e in cui la parte orchestrale rimane ben chiara e distintamente udibile per tutto il brano. La chitarra acustica in The Drapery Falls degli Opeth suona calda e piacevole, mentre sembra mancare un filo di basso in Scavenger of Human Sorrow dei Death. Nell’insieme, comunque, le prestazioni sono ottime.
  • Rock: la separazione tra gli strumenti in In My Head dei Queens of the Stone Age è ottima e permettere di distinguere molto bene i singoli strumenti nonostante non si tratti di un brano facile in questo senso. Anche Born to be Wild degli Steppenwolf suona molto bene, con la voce di John Kay graffiante e vibrante e le chitarre vivaci – come dovrebbe essere. La voce di Clare Torry in The Great Gig in the Sky dei Pink Floyd suona magnificamente, così come il pianoforte suonato da Richard Wright. Black Dog racchiude benissimo lo spirito dei Led Zeppelin: ruvida, sensuale ed eccitante, come la voce di Robert Plant e lo stile di Jimmy Page.
  • Trip-hop: i bassi sono potenti, pieni e robusti come ci si aspetterebbe da questo genere: in Strangers dei Portishead la voce di Beth Gibbons è liscia e suadente, mentre si sentono distintamente i difetti di registrazione (e questo, contrariamente a quanto potrebbe sembrare, è un pro). In Angel dei Massive Attack si possono sentire molto bene il piccolo eco nella traccia della batteria e la vibrazione prolungata dei piatti, mentre colpisce il fatto che ci sia un “colpo di pancia” con la cassa della batteria.
  • Celtica/folk: con un suono equilibrato e aperto, le Plantronics Voyager Focus UC non possono deudere con la musica folk e celtica e, in effetti, non lo fanno. La chitarra in Naar Vinden Grater di Vali è naturale, mentre il violoncello è molto morbido. Anche in questo caso si sentono i piccoli rumori come lo spostamento delle mani sulla chitarra o il respiro dei musicisti.
  • Elettronica: il fatto che i bassi, seppur non esplosivi, siano presenti, corposi e profondi rende piacevole anche ascoltare brani di trance come quella firmata da Aes Dana. La voce di Giorgio Moroder in Giorgio (by Moroder) dei Daft Punk risalta senza però coprire il vocio di sottofondo e risulta naturale e piacevole.

In conclusione

Le Plantronics Voyager Focus UC sono cuffie ideali da usare sia in casa (o in ufficio) che fuori. Grazie all’adattatore per PC, infatti, è possibile usarle sia per ascoltare musica e gestire le chiamate in mobilità che alla scrivania. La qualità audio è elevatissima ed in linea con quanto ci si aspetta da cuffie con il marchio Plantronics.

La quantità di opzioni e funzionalità presenti su queste cuffie è davvero notevole e il fatto che non ci sia un canale destro o sinistro predefinito fa sì che sia possibile utilizzarle come più si preferisce, col microfono da una parte o dall’altra. Le chicche come la musica che si ferma da sola quando allontaniamo le cuffie dalla testa sono la ciliegina sulla torta.

Il prezzo di listino di 299€ è elevato, ma commisurato alla qualità di ciò che si acquista. Le Plantronics Voyager Focus UC sono senza dubbio alcune tra le migliori cuffie che possiate acquistare da mettere a corredo con il vostro smartphone, tablet e PC. Sono cuffie ottime a 360°, che le vogliate usare per chiamare, per lavorare o per divertirvi. C’è da innmorarsi.

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