Google ha condiviso ulteriori informazioni su Android Halo, la funzione pensata per rendere più trasparente il lavoro degli agenti di intelligenza artificiale su Android. A parlarne è stato Sameer Samat, presidente della divisione Android di Google, durante una conversazione con Logan Kilpatrick, responsabile di prodotto per Google AI Studio.

Secondo quanto spiegato da Samat, Android Halo occuperà una posizione fissa all’interno della barra di stato del sistema. Qui gli agenti AI, sia Gemini che eventuali altri assistenti di terze parti, potranno comunicare con l’utente mentre svolgono attività in background, senza bisogno che quest’ultimo apra l’app corrispondente.

Samat ha descritto questo spazio come un luogo in cui l’agente scelto dall’utente può fornire aggiornamenti e, al tempo stesso, richiedere input sulle attività in corso o in coda. L’obiettivo è evitare che le persone debbano continuamente tornare all’applicazione AI per verificare lo stato di un’attività o rispondere a una domanda.

Il dirigente ha aggiunto che, con l’aumento dell’autonomia degli agenti AI nella gestione di compiti complessi, sarà sempre più frequente che questi debbano porre domande di chiarimento, comunicare avanzamenti oppure mostrare risultati già pronti. Halo nasce proprio per offrire loro un canale diretto e non invasivo con l’utente, integrato nel sistema operativo stesso.

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Un’idea presentata per la prima volta a maggio

I nostri lettori più attenti ricorderanno che Android Halo non è una novità assoluta e che Google l’aveva già mostrata durante il Google I/O di maggio, senza però entrare troppo nei dettagli tecnici. In quell’occasione era stato mostrato un breve video con un piccolo indicatore visivo nella parte superiore dello schermo, che si attiva quando Gemini sta lavorando su qualcosa. L’idea alla base è sempre la stessa, tenere l’utente informato sull’attività dell’assistente AI senza interrompere quello che sta facendo sul telefono in quel momento.

Oltre a questo, Google aveva anche accennato a funzionalità aggiuntive per Halo, legate a Gemini Intelligence, che però restano ancora poco definite e non sono state approfondite nella nuova intervista.

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Da sistema operativo a sistema intelligente

Samat ha inoltre ribadito un concetto già espresso in passato, secondo cui Android si sta trasformando da semplice sistema operativo a quello che lui definisce un sistema intelligente. In questa visione, l’utente si limiterebbe a comunicare ciò che desidera ottenere, lasciando che sia il sistema a occuparsi autonomamente del contesto e delle azioni necessarie per portarlo a termine.

Per rendere possibile tutto questo, Samat ha parlato di un sistema di finestre virtuali pensato appositamente per gli agenti AI. In pratica, quando Gemini avvia un’attività, lo fa all’interno di un ambiente isolato, una sorta di contenitore, in cui convivono l’app scelta dall’utente e l’agente stesso. La finestra può essere minimizzata proprio nella barra di stato, andando a coincidere con lo spazio riservato a Halo. Un punto importante sottolineato da Samat è che l’agente non può uscire da questo contenitore, e quindi non ha la possibilità di accedere o interagire con altre applicazioni presenti sul dispositivo.

Una nuova funzione sperimentale per Gemini

Verso la fine dell’intervista, Samat ha mostrato anche un’altra funzione sperimentale legata a Gemini, che riguarda l’utilizzo della fotocamera frontale di un’auto. Attraverso questa fotocamera, l’assistente AI sarebbe in grado di osservare l’ambiente esterno al veicolo e rispondere a domande su ciò che si trova nei dintorni, offrendo un’anticipazione di come l’intelligenza artificiale di Google potrebbe integrarsi anche nel contesto automobilistico.