Uno dei problemi legato alla diffusione degli strumenti di intelligenza artificiale è l’autenticità dei contenuti. Come riconoscere se un testo, un’immagine, un video, un brano musicale o qualsiasi altro contenuto è stato realizzato da una persona o da una macchina? Il tema è molto delicato, anche considerando l’evoluzione delle capacità dei modelli alla base degli strumenti IA.

Anche per questo negli ultimi mesi Google ha intensificato il lavoro sul fronte della trasparenza digitale. Al Google I/O 2026 il colosso di Mountain View ha annunciato l’arrivo di SynthID su Google Chrome e nella Ricerca per identificare le immagini prodotte dall’AI, mentre i Pixel certificheranno l’autenticità dei video tramite C2PA. Parallelamente, però, era già emerso che il sistema non fosse del tutto impeccabile. Alcuni test indipendenti avevano dimostrato che la firma digitale basata sui metadati C2PA può essere rimossa con relativa facilità, anche se falsificarla resta molto più complesso. Ora, analizzando il codice di Google Messaggi, sembrerebbe che Google stia lavorando per portare proprio questo tipo di verifica anche dentro la propria app di messaggistica.

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Come funzionerebbe il rilevamento delle immagini IA in Google Messaggi

L’analisi della versione messages.android_20260611_04_RC00.phone.openbeta_dynamic di Google Messaggi ha permesso di individuare alcune stringhe di testo che lasciano intuire la direzione presa dagli sviluppatori. Il sistema si baserebbe sugli standard C2PA, gli stessi già adottati da Google su altri fronti, e permetterebbe di sapere se un’immagine condivisa in chat sia stata generata, modificata o scattata con una fotocamera senza alcun intervento successivo. La funzione sarebbe accessibile tramite l’opzione “Visualizza dettagli” presente nel menu che si apre toccando un’immagine all’interno di una conversazione.

La particolarità di questa funzione è che Google Messaggi potrebbe offrire un livello di analisi molto dettagliato. Tra le diciture individuate nel codice ci sono formulazioni come “Modificato con più strumenti IA”, “Potrebbe essere stato modificato con strumenti IA”, “Contenuto realizzato con IA” e altre varianti che distinguono tra modifiche parziali, combinazioni di più contenuti e interventi effettuati con strumenti non basati sull’intelligenza artificiale. Questa articolazione suggerisce che Google voglia evitare un’etichettatura generica, offrendo invece descrizioni più precise e differenziate in base al tipo e all’entità dell’intervento dell’IA su un singolo file multimediale.

È doveroso e interessante precisare che questa eventuale funzione che Google sta valutando di inserire in Messaggi non è una critica agli strumenti di intelligenza artificiale. Anche perché la stessa Google Messaggi ha iniziato a introdurre Remix, la funzione basata su Nano Banana che permette di modificare le immagini scambiate in chat direttamente tramite comandi testuali. Diventa però sempre più urgente trovare sistemi che, per trasparenza e tutela, informino gli utenti se quell’immagine è reale, creata ex novo con l’AI, modificata con l’intelligenza artificiale o più semplicemente oggetto di un’attività di editing prettamente fotografica. Al di là delle buone intenzioni resta da capire e verificare quanto la tecnologia alla base di questi strumenti di verifica sia realmente affidabile.