Google torna a far parlare di sé nel settore enterprise con un annuncio che, come spesso accade quando si parla di ChromeOS, sembra tecnico in superficie ma ha implicazioni decisamente più profonde per aziende, sviluppatori e, potenzialmente, anche per gli utenti consumer. Parliamo del rilancio ufficiale di Cameyo by Google, la tecnologia di virtualizzazione acquisita l’anno scorso in relativa silenziosità e ora completamente integrata nell’ecosistema ChromeOS.

Un nome forse poco noto a chi vive quotidianamente tra app Android, servizi cloud e web app, ma che nel mondo IT rappresenta una realtà consolidata: Cameyo permette infatti di eseguire applicazioni Windows direttamente nel browser, senza avviare un desktop virtuale completo e, soprattutto, senza dover installare Windows. Una promessa che Google ripropone oggi in forma rinnovata e che, se presa nella giusta prospettiva, potrebbe diventare il tassello che mancava per rendere i Chromebook strumenti davvero universali.

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Le aziende possono finalmente portare i software Windows su ChromeOS grazie a Cameyo by Google

Come sempre, la parte più interessante per i team IT riguarda la semplificazione, invece di dover gestire ingombranti macchine virtuali o infrastrutture VDI, con Cameyo gli utenti aziendali possono cliccare un’icona e aprire una singola app Windows all’interno di Chrome, come fosse una web app qualunque. Niente sessioni remote complesse, niente layer intermedi da mantenere, niente desktop interi da replicare sul cloud.

Per chi lavora ancora con software legacy, contabilità, gestionali, applicativi interni sviluppati dieci o venti anni fa, questo aggiornamento rappresenta di fatto un ponte per abbandonare Windows senza perdere strumenti essenziali. E sebbene le migrazioni aziendali non avvengano mai da un giorno all’altro (anzi spesso e volentieri richiedono anni di transizione, test, verifiche e inevitabili compromessi), l’annuncio di Google indica una direzione piuttosto chiara: ChromeOS non è affatto destinato a scomparire, almeno nel mondo enterprise.

Il passaggio successivo, ovviamente, riguarda il potenziale destino dei Chromebook nella fascia consumer, al momento Google limita Cameyo all’ambito aziendale, ma basta immaginare per un attimo lo scenario in cui questa tecnologia venga aperta a tutti: eseguire Photoshop, QuickBooks o persino una versione leggera di AutoCAD direttamente su un Chromebook, senza emulatori, senza dual boot, senza barriere tecniche.

È esattamente in casi come questo che ChromeOS potrebbe passare dal concetto di sistema veloce e sicuro per la navigazione a un ruolo molto più ambizioso, un competitor reale per i laptop Windows più economici, non più vincolato al mondo delle web app.

Tutto questo poi si intreccia con un altro tema centrale, l’unificazione tra ChromeOS e Android, annunciata da Google e ancora circondata da una buona dose di ambiguità; si parla di un’unica piattaforma basata su Google in grado di eseguire app Android, app web e app Windows virtualizzate tramite Cameyo. Ma come coesisteranno ChromeOS e Android? Al momento non è chiaro, e questo nuovo annuncio non aiuta a dipanare del tutto la matassa.

La cosa certa è che Google, pur lavorando a una piattaforma unificata, non ha alcuna intenzione di abbandonare ChromeOS a breve, nemmeno nelle aziende; anzi, integrando Cameyo direttamente nel sistema l’azienda ribadisce che Chromebook e Chrome Enterprise rimangono pilastri fondamentali della sua strategia cloud first. Resta solo da capire quando, e soprattutto se, questa evoluzione arriverà anche nelle mani degli utenti comuni.