Intel inizia il porting di Android Jelly Bean su x86, spera di recuperare

Intel Inside

Intel è da sempre una dei principali protagonisti del mondo dell’informatica e dell’elettronica di consumo. Il primo microprocessore al mondo, l’Intel 4004, ha fatto scuola (e storia) ed è sull’esempio del progetto di Federico Faggin che oggi vengono costruiti tutti i microprocessori. La forza di Intel è sempre stata nel mondo PC, dove il sodalizio con Microsoft l’ha resa molto potente. Nel mondo mobile la competizione è molto più forte, e Intel non riesce a sfondare.

La cosa curiosa è che stiamo assistendo ad un cambio completo dei ruoli: se Microsoft era il punto di forza di Intel e il motivo principale delle vendite, ora sta diventando potenzialmente pericolosa. La prossima versione di Windows sarà disponibile anche per piattaforma ARM, e questo fatto va a minare la base d’installato di Intel. Di contro, quest’ultima sta facendo di tutto per entrare nel mercato mobile con il supporto delle piattaforme aperte, soprattutto per quanto riguarda Android.

Nonostante i piani iniziali di collaborazione con Nokia per portare sul mercato uno smartphone “powered by Intel” con MeeGo come sistema operativo, è Android che potrebbe fare il successo di Intel nel mercato mobile o affossarla. Il primo smartphone Intel, l’AZ210 noto anche come Orange San Diego e Lava Xolo X900, è stato lanciato quest’anno in India e nel Regno Unito. Finora non ci sono stati grandi numeri in ballo e lo smartphone è caduto nel dimenticatoio sufficientemente in fretta.

Lenovo e Motorola avevano annunciato partnership con Intel, ma questi annunci non si sono poi tramutati in prodotti reali. Motorola, in particolare, aveva annunciato non solo uno smartphone, ma anche un tablet.

Uno dei principali motivi per cui Intel non sta avendo il successo sperato nel mobile è la mancata ottimizzazione del software per l’hardware x86. Per questo Intel sta collaborando a stretto contatto con Google per effettuare il porting di Jelly Bean sulla sua architettura. Finora gli smartphone con processore Intel hanno dovuto accontentarsi di Gingerbread. Direttamente dalla bocca di Suzy Greenberg: “Intel continua a lavorare a stretto contatto con Google per permettere a future versioni di Android, come Jelly Bean, di funzionare sulla nostra famiglia di processori a basso consumo Atom“.

Intel ha intorno al 90% del mercato dei microprocessori, ma nonostante questo non riesce a dire la propria nel mercato mobile: ARM la fa da padrona e costituisce non solo la piattaforma standard de facto, ma anche la piattaforma hardware di riferimento per lo sviluppo delle piattaforme software. Android, iOS, Windows Phone, Tizen, webOS, Firefox OS sono tutti sistemi operativi creati per funzionare su architettura ARM.

È proprio con Jelly Bean che Google dà maggiore supporto ad architetture “alternative” come x86 e MIPS. Tuttavia ARM rimane la piattaforma principale, come testimoniato dalla scelta del processore per il Nexus 7, il dispositivo di riferimento per Android 4.1: un NVIDIA Tegra 3, che contiene quattro core ARM Cortex-A9.

Nonostante l’interesse generato da Android e il porting iniziato dalla società di Santa Clara e i piani di sviluppo di nuovi processori specificamente pensati per il mercato mobile, non sarà il robottino verde il vero motore della crescita in questo segmento di Intel. L’obiettivo dichiarato, nonostante l’ingerenza di ARM grazie alla collaborazione con Microsoft, è quello di entrare nel mercato dei tablet x86 con sistema operativo Windows 8.

Il motivo di tale obiettivo e di tale strategia è presto detto: la retrocompatibilità. È proprio questa una delle principali motivazioni per cui Intel fatica a stare al passo di ARM nel mercato mobile: tutto il software scritto è pensato per sfruttare i processori ARM e non i processori Intel, ed in applicazioni complesse come i giochi le istruzioni utilizzate variano a seconda dell’architettura. Allo stesso modo i tablet con Windows RT non potranno sfruttare l’enorme parco di applicazioni disponibili al momento per Windows a causa di incompatibilità architetturali.

Google ha annunciato che rilascerà il Platform Development Kit (PDK) ai produttori affinché questi possano modificare Android secondo le loro esigenze, ma servirà davvero a “salvare” Intel? Secondo me la risposta è no. Intel si sta avventurando in un mercato che non ha bisogno della sua presenza e che non vede di buon occhio il suo ingresso. Insomma, tutto rema contro di lei.

E come con Windows Phone, ci sarà probabilmente la dimostrazione che non basta avere i miliardi e un nome ben conosciuto per poter sfondare, anche se il prodotto è buono. Ci vuole una grande idea.

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