Se pensavate che i pieghevoli fossero ormai un terreno esplorato in lungo e in largo, Vivo X Fold6 è pronto a farvi ricredere. Lo abbiamo avuto tra le mani in anteprima, ancora in versione cinese e non ufficialmente commercializzato da noi, ma le sensazioni sono già chiarissime: siamo davanti a uno dei migliori pieghevoli mai provati.
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VIVO X Fold6 in anteprima – Video
Costruzione e design: solidità che non pesa
Partiamo da un dato che salta subito all’occhio (anzi, alla mano): 9,4 mm di spessore da chiuso e appena 4,4 mm da aperto, per un peso complessivo di 228 grammi. Non è il pieghevole più sottile in circolazione, l’Honor Magic V5 (recensione) lo batte con i suoi 4,1 mm, e anche il nuovo Honor Magic V6 (recensione) sceso addirittura a 4 mm, ma la sensazione all’uso è quella di un dispositivo maneggevole, mai ingombrante, che si apre e si chiude senza pensarci due volte.
Dal punto di vista estetico, la colorazione blu con gradiente verso lo scuro nella parte superiore ci ha convinto parecchio, così come quell’oblò che ospita il comparto fotografico, ormai firma stilistica riconoscibile anche su VIVO X300 Pro e VIVO X300 Ultra (recensione). Curioso invece un dettaglio costruttivo: le cornici stondate diventano perfettamente simmetriche da aperto, ma non da chiuso (un compromesso quasi obbligato quando si progetta un pieghevole con angoli arrotondati). Chi cerca uno stile più squadrato sa già dove guardare.
Sul fronte robustezza non ci sono margini di critica: certificazione IP58/IP59, cerniera dichiarata per 600.000 piegature e resistenza al gelo fino a -20°C. Vivo dichiara persino che può essere piegato sott’acqua, un dettaglio che la dice lunga su quanto l’azienda abbia lavorato sulla durabilità.



Batteria monstre: 7.000 mAh che cambiano le regole
Se c’è un limite storico dei pieghevoli, è proprio l’autonomia basti pensare che Samsung Galaxy Z Fold7 ha un modulo da 4.400 mAh (scheda tecnica). Ebbene, qui vivo rompe ogni schema con una batteria da 7.000 mAh (per confronto, l’Honor V6 globale si ferma a 6.600 mAh, mentre quello cinese va oltre: 7.100 mAh, ma resta comunque un numero record per la categoria). Bisognerà capire se la versione europea / global manterrà la stessa capacità, ma se così fosse ci troveremmo davanti a un pieghevole senza rivali in termini di autonomia.
Supporta ricarica cablata da 80 W e wireless da 40 W, e nel nostro utilizzo non ha mai fatto pensare a un fine giornata anticipato – anzi, arrivare a sera con 6-7 ore di schermo attivo sembra tutt’altro che un’utopia. Va detto, però, che parliamo di un software ancora cinese, quindi i dati sull’autonomia andranno verificati con calma quando (e se) arriverà la versione destinata al nostro mercato.

Fotografia: la mano di ZEISS si sente eccome
Ed eccoci al vero punto di forza di questo pieghevole: il comparto fotografico. La collaborazione con ZEISS, già apprezzata su X300 Pro e sulla serie X200, porta in dote una qualità di scatto che, semplicemente, non fa venire voglia di tornare a uno smartphone classico. Le foto scattate durante la prova sono di livello altissimo, e persino gli scatti in movimento (senza modalità pro) sono usciti con tempi perfetti e pochissime sbavature.
La configurazione vede una principale da 200 megapixel (lo stesso teleobiettivo periscopico dell’X300 Pro), un teleobiettivo da 50 megapixel con zoom 3x e un ultragrandangolare da 50 megapixel.




























La vera chicca per gli appassionati è il supporto al teleconverter, prima volta assoluta su un pieghevole: una lente aggiuntiva che si aggancia tramite cover dedicata e permette zoom ulteriori mantenendo una qualità sorprendente. Sul video si arriva fino all’8K a 30fps o al 4K a 120fps. Qualche piccolo adattamento software pensato per il mercato asiatico si nota, ma nulla che dovrebbe sopravvivere alla localizzazione europea.

Display, audio e un paio di note stonate
I due display, 6,51 pollici esterno e 8,02 pollici interno, entrambi a 120 Hz con picchi fino a 5.000 nit, non sorprendono più di tanto, semplicemente perché ormai ci siamo abituati a questo livello di qualità sui top di gamma. Dove invece la sorpresa arriva è sull’audio: due speaker con nuovi chip e supporto Dolby Atmos regalano una resa sonora nettamente superiore rispetto, ad esempio, allo stesso X300 Pro.
Non tutto è perfetto, va detto: il sensore di impronte digitali, posizionato sul tasto power (sottilissimo, coerentemente con lo spessore del telefono), richiede un po’ più di tempo in fase di registrazione, un sensore ultrasonico sotto al display sarebbe stato preferibile. Altra novità: per la prima volta su un pieghevole Vivo non troviamo un processore Qualcomm, bensì un MediaTek Dimensity 9500 a 3 nanometri, abbinato a memoria UFS 4.1. Le prestazioni però non ne risentono affatto: fluidità e reattività sono ai massimi livelli, anche in gaming, con temperature che restano gestite nonostante lo spessore ridotto.



Sul software, il sistema Origin OS 6 già noto agli utenti Vivo porta con sé funzionalità multitasking niente male, come la gestione fino a quattro app in contemporanea più una finestra pop-up aggiuntiva. E per chi si chiede delle app Google: attraverso l’App Store Vivo è possibile scaricare tranquillamente Play Store e tutto l’ecosistema Google, senza modding avanzato.
In conclusione uno smartphone pieghevole in grado di rimescolare le carte a chi stava decidendo quale acquistare, al momento non sappiamo quando arriverà sul nostro mercato ma dovrebbe comunque arrivare durante questo 2026, non oltre.

