Alla fine dello scorso mese l’FBI ha diffuso un comunicato pubblico ufficiale per mettere in guardia gli utenti di smartphone (sia Android che iPhone) sui rischi concreti legati all’installazione di applicazioni sviluppate all’estero, in particolare in Cina. Sebbene il messaggio sia indirizzato ai cittadini americani, le implicazioni sono evidentemente generali: chiunque utilizzi queste app, ovunque si trovi, secondo l’FBI è potenzialmente esposto. Ma per quali motivi?

Secondo gli investigatori il problema è più legale e politico, che tecnologico. Le aziende che mantengono la propria infrastruttura digitale in Cina sono soggette alle leggi sulla sicurezza nazionale di quel Paese e, in pratica, questo significa che le autorità cinesi hanno la facoltà di accedere ai dati personali degli utenti di queste applicazioni, indipendentemente da dove questi ultimi vivano.

Ma c’è di più. Quando si installa un’app e si accettano le relative autorizzazioni (spesso senza leggerle) si apre una porta attraverso cui i propri dati possono essere continuamente raccolti. Certi tipi di informazioni vengono prelevati anche quando l’applicazione non è attiva in primo piano. E così, alcuni sviluppatori riescono ad accedere non solo ai dati dell’utente diretto, ma anche a quelli dei suoi contatti: nomi, indirizzi email, numeri di telefono, persino gli indirizzi fisici. In certi casi, gli stessi termini di servizio delle app dichiarano apertamente che i dati raccolti vengono conservati su server in Cina per tutto il tempo ritenuto necessario dagli sviluppatori.

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Il rischio su malware e credenziali bancarie

Naturalmente, non tutte le app si comportano allo stesso modo. Alcune funzionano localmente sul dispositivo, limitando la quantità di dati trasmessa all’esterno. Altre, invece, non permettono nemmeno l’avvio se l’utente non acconsente alla condivisione dei propri dati. Ma esiste una categoria ancora più insidiosa: le app che contengono malware.

Le app che contengono questi software malevoli possono infatti raccogliere molte più informazioni di quelle per cui si è dato il consenso, e alcune sono progettate appositamente per sottrarre le credenziali di accesso alle app finanziarie (nome utente e password dei conti bancari o dei portafogli digitali). I numeri in questo senso parlano da soli: tra il 2020 e il 2024, il denaro sottratto dai criminali informatici è passato da 4,2 a 16,6 miliardi di dollari.

Cosa si può fare per proteggersi

L’FBI usa un’espressione precisa per indurre gli utenti a un pizzico di attenzione in più: buona igiene informatica. Gli investigatori non chiedono naturalmente di smettere di usare gli smartphone, ma di adottare alcune abitudini concrete e dirette al conseguimento di una maggiore sicurezza.

Prima di tutto, è consigliabile disattivare tutte le condivisioni di dati che non sono strettamente necessarie al funzionamento dell’app. Le applicazioni andrebbero inoltre scaricate esclusivamente dagli store ufficiali, verificabili e controllati. Le password dovrebbero essere cambiate regolarmente e il software del dispositivo mantenuto sempre aggiornato.

Ancora, un passo spesso trascurato, ma fondamentale, è quello di leggere i termini di servizio prima di installare qualsiasi app, perché spesso è lì che si nascondono le clausole che autorizzano la raccolta e la conservazione dei dati, spesso formulate in modo da passare inosservate.