Dopo realme, pare che OPPO possa riservare lo stesso trattamento a OnePlus. Sebbene non siano ancora arrivate dichiarazioni dagli attori coinvolti, lo scenario che emerge da un’analisi indipendente condotta dalla testata Android Headlines (supportata dai dati di mercato di quattro società di analisi indipendenti) suggerisce la fine del brand per come lo conosciamo.
Qualora tutto ciò venisse confermato, quindi, il brand nato per consentire alla community di plasmare il prodotto cesserà di esistere dopo una lenta agonia, scandita solo dagli ultimi lanci in programma, nella quale però pare che non debbano pagare gli utenti finali, dato che i prodotti contiuneranno ad essere supportati sia in termini di aggiornamenti che in termini di assistenza. Andiamo a scoprire tutti i dettagli.
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OPPO sta facendo tabula rasa: dopo realme, tocca a OnePlus?
Come anticipato in apertura, pare che ci stiamo avvicinando a grandi passi verso la fine di OnePlus, almeno per come la conosciamo: il marchio potrebbe essere smantellato, i team ridotti all’osso e il tutto potrebbe essere “trascinato” fino al momento in cui tutti gli impegni pendenti saranno stati rispettati.
OPPO sta facendo tabula rasa o, a vederla meno catastrofica, pulizia interna. Un paio di settimane fa, il colosso cinese ha fatto la stessa cosa con realme: il comunicato stampa ufficiale andava in una direzione, la verità era decisamente più complicata; reparto di ricerca e sviluppo smantellato, personale ridotto all’osso e fusione decisa il giorno prima dell’annuncio; il tutto nell’arco di pochi giorni durante le vacanze natalizie.
Questo processo di ristrutturazione interna che ha fatto fuori realme, farà fuori con tutta probabilità anche OnePlus, finita sotto la lente d’ingrandimento per via dell’impatto che hanno i non guadagni del brand sulla casa madre. E i numeri fatti registrare dal marchio sono in caduta libera.
I numeri della crisi di OnePlus: un crollo verticale
Al di là delle sensazioni e di quanto accaduto recentemente a realme, sono i dati a dipingere un quadro preoccupante. Secondo quanto emerso dall’indagine, le spedizioni di OnePlus hanno subito un calo superiore al 20% anno su anno, scendendo da circa 17 milioni di unità nel 2023 a una cifra compresa tra i 13 e i 14 milioni di unità nel 2024. Nello stesso periodo, il gruppo OPPO è cresciuto del 2,8%, trainata esclsuivamente dal brand OPPO.
Questa situazione ha portato la casa madre a prendere decisioni drastiche sulla strategia di prodotto: sembra che il pieghevole OnePlus Open 2 e il flagship compatto OnePlus 15s siano stati cancellati e non verranno mai lanciati sul mercato. In questo contesto, dunque, la strategia globale di OnePlus è dettata dalle decisioni prese in Cina, con le divisioni regionali che sono state ridotte a uffici che eseguono ordini senza alcuna autonomia decisionale.
Anche in India e Cina la situazione è in declino
La speranza di risollevare il brand OnePlus è stata affidata a due mercati chiave per il gruppo OPPO, ovvero India e Cina, quelli che combinati rappresentano il 74% delle spedizioni globali del brand. Anche qua, però, la situazione è in declino.
Quello indiano era un tempo il mercato di punta per OnePlus ma la situazione è precipitata a maggio 2024, quando circa 4.500 negozi al dettaglio hanno smesso di vendere i prodotti del brand a causa di due problematiche: margini di profitto irrisori e ritardi nell’assistenza. Ciò si è tradotto in un crollo della quota di mercato nel segmento premium, passata dal 21% ad appena il 6% nel giro di un anno.
A questo declino hanno contribuito anche le promesse di espansione fatte (e mai mantenute) da Pete Lau: il co-fondatore dell’azienda (assieme a Carl Pei), aveva promesso un grande centro di ricerca e sviluppo che avrebbe dovuto avere 1.500 dipendenti entro il 2022; a febbraio 2024, invece, i dipendenti erano appena 116.
Anche in Cina, mercato di casa per il brand, gli obiettivi sono stati mancati: il presidente Li Jie aveva fissato l’ambizioso obiettivo di superare la quota di mercato di Xiaomi (3%) ma la realtà parla di un “misero” 1,6% che si traduce in declino reale, nonostante dichiarazioni pubbliche che dipingessero la situazione come stabile e ben diversa.
OnePlus sta lentamente sparendo dall’Occidente
Se sui mercati principali OnePlus fa fatica, la presenza del brand in Occidente è stata già silenziosamente ridotta all’osso a seguito di uno schema di chiusure senza annuncio. Negli Stati Uniti, ad esempio, la sede centrale di Dallas è stata chiusa (marzo 2024) senza alcun comunicato stampa al riguardo; l’unico team ufficiale rimasto è composto da meno di quindici persone, ha sede a Palo Alto (California) e si preoccupa dell’intero Nord America.
All’inizio del 2023, poi, il brand ha concluso la collaborazione con l’operatore T-Mobile: ciò si è tradotto in una disponibilità dei nuovi smartphone solo in versione “sbloccata”; peccato che negli Stati Uniti, le vendite siano trainate dai modelli proposti dagli operatori.
In Europa, invece, il ridimensionamento del brand era già partito nel 2020 con il taglio netto dei team in Francia, Germania e Regno Unito: ognuno di questi team, inizialmente composto da una sessantina di dipendenti, è stato ridotto a meno di dieci dipendenti.
OPPO ha provato a salvare OnePlus (ma ha fallito)
Nel 2022, OPPO aveva provato a salvare il brand in più modi: stanziando un finanziamento da 14 miliardi di dollari, aprendo i propri negozi al dettaglio e i propri centri assistenza ai clienti OnePlus, scegliendo di vendere smartphone a profitto zero pur di creare movimento.
Questa strategia, passata come una sorta di intervento d’emergenza, non ha però dato i frutti sperati. Il mantenimento di un marchio “separato” che costa sia per l’infrastruttura che per la divisione marketing, non è sostenibile per la casa madre.
A questo punto: cosa cambia per gli utenti?
Arriviamo a quella che forse è la parte più rassicurante per gli utenti in possesso di un dispositivo OnePlus. Attualmente, non vi sono rischi immediati per coloro che possiedono già uno smartphone dell’azienda: questi continueranno a funzionare, contineranno a essere supportati (grazie all’ausilio di OPPO) con aggiornamenti software (per tutto il periodo del supporto previsto) e patch di sicurezza che verranno rilasciati come promesso.
Lo scenario attuale e tutta la situazione “nascosta” che gli ruota intorno, invece, suggerisce che l’azienda nota per il motto Never Settle (Mai accontentarsi), dovrà finire con l’accontentarsi di recitare un ruolo sempre più secondario, mettendo da parte quella identità distintiva della startup che scatenava hype con un sistema ad inviti, quell’azienda che stuzzicava gli utenti con smartphone dall’imbattibile rapporto qualità-prezzo.
Alla fine della fiera, OnePlus verrà assorbita/integrata in OPPO, diventando magari una linea di prodotto, o potrebbe addirittura cessare di esistere, un po’ come avvenuto già ad altri produttori di smartphone che oggi ricordiamo (anche con nostalgia). Solo il tempo ci dirà quanto amaro sarà questo finale, in parte già scritto.

