La vicenda legata al divieto imposto da Meta sull’utilizzo di WhatsApp come interfaccia per chatbot di terze parti si arricchisce di un nuovo, e per certi versi inatteso, capitolo; proprio nel giorno in cui le nuove restrizioni sono entrate in vigore, l’azienda ha infatti confermato che gli utenti in Italia e Brasile non saranno soggetti al blocco, a seguito di interventi diretti delle rispettive autorità antitrust.

Una decisione che, come vedremo, non nasce da un ripensamento spontaneo di Meta, ma da pressioni regolatorie molto precise, e che potrebbe anticipare sviluppi molto simili anche nel resto dell’Unione Europea.

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Cosa prevedeva il divieto annunciato lo scorso autunno

Facciamo un rapido passo indietro, lo scorso autunno Meta aveva annunciato una modifica sostanziale ai Termini della WhatsApp Business Solution, stabilendo che aziende come OpenAI o Perplexity non avrebbero più potuto utilizzare l’API Business di WhatsApp per offrire i propri chatbot come interfaccia principale del servizio.

Il divieto non riguardava l’uso dei chatbot in ambito di assistenza clienti, ma colpiva esclusivamente quei servizi che sfruttavano WhatsApp come vero e proprio front-end alternativo, ad esempio per chattare con ChatGPT come se fosse un normale contatto in rubrica.

Una pratica che, sebbene per molti possa sembrare superflua rispetto all’app ufficiale, risulta invece molto apprezzata da una parte dell’utenza, soprattutto nei Paesi in cui WhatsApp è percepita come l’interfaccia di comunicazione per eccellenza.

Perché WhatsApp è così centrale in alcuni Paesi

Non è solo una questione di abitudine, in diversi mercati, tra cui il Brasile ma non solo, WhatsApp è spesso esentata dai limiti di traffico dati imposti dagli operatori, rendendola di fatto gratuita anche per chi dispone di piani molto limitati.

In questo contesto, utilizzare ChatGPT o altri chatbot direttamente su WhatsApp non è semplicemente una comodità, ma una vera e propria alternativa di accesso ai servizi di intelligenza artificiale, con evidenti implicazioni in termini di concorrenza e accessibilità.

L’intervento dell’AGCM in Italia e del CADE in Brasile

Dopo l’annuncio del divieto, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato italiana (AGCM) ha avviato un’indagine formale, arrivando a una conclusione piuttosto netta alla fine di dicembre. Secondo l’Autorità, la condotta di Meta presentava chiari profili anticoncorrenziali, in quanto potenzialmente in grado di:

  • limitare l’accesso al mercato dei servizi di chatbot basati sull’IA
  • ostacolare lo sviluppo tecnico del settore
  • arrecare un danno diretto ai consumatori

Proprio per evitare un danno grave e irreparabile alla concorrenza, l’AGCM ha ordinato a Meta di sospendere immediatamente l’applicazione dei nuovi termini, preservando l’accesso a WhatsApp per i concorrenti di Meta AI.

Nello stesso giorno in cui il divieto è entrato ufficialmente in vigore, Meta ha confermato che anche il Brasile sarebbe stato escluso dalle restrizioni, questa volta a seguito di una misura preventiva imposta dal CADE, l’autorità garante della concorrenza brasiliana.

Il CADE ha inoltre avviato un’indagine amministrativa sui nuovi termini di WhatsApp e deciderà i prossimi passi una volta concluso l’iter. Di fatto però, l’effetto immediato è lo stesso, in Brasile i chatbot di terze parti restano accessibili su WhatsApp.

E il resto dell’Unione Europea?

La partita, come spesso accade, non è ancora chiusa; è infatti in corso anche un’indagine a livello UE, e non è escluso che la Commissione europea possa estendere l’esenzione dal divieto anche ad altri Paesi membri.

Molto dipenderà dall’interpretazione delle nuove regole in relazione al Digital Markets Act e alla tutela della concorrenza nei mercati digitali emergenti, come quello dell’IA generativa.

Cosa dicono ora i Termini di WhatsApp Business

I Termini aggiornati della soluzione aziendale di WhatsApp restano formalmente molto restrittivi, ma includono ora una deroga esplicita per Italia e Brasile:

Ai fornitori e agli sviluppatori di tecnologie di intelligenza artificiale o apprendimento automatico, inclusi, a titolo esemplificativo ma non esaustivo, modelli linguistici di grandi dimensioni, piattaforme di intelligenza artificiale generativa, assistenti di intelligenza artificiale generici o tecnologie simili, come determinato da Meta a sua esclusiva discrezione (” Fornitori di IA “), è severamente vietato accedere o utilizzare la Soluzione WhatsApp Business, direttamente o indirettamente, allo scopo di fornire, consegnare, offrire, vendere o altrimenti rendere disponibili tali tecnologie quando tali tecnologie costituiscono la funzionalità principale (piuttosto che incidentale o accessoria) resa disponibile per l’uso, come determinato da Meta a sua esclusiva discrezione; a condizione, tuttavia, che tali tecnologie possano essere rese disponibili agli utenti WhatsApp che hanno registrato numeri di telefono con un prefisso internazionale italiano o brasiliano.

In  pratica, Meta continua a vietare a fornitori di tecnologie di intelligenza artificiale l’uso di WhatsApp Business quando l’IA rappresenta la funzionalità principale del servizio, tuttavia tali tecnologie possono essere rese disponibili agli utenti che utilizzano numeri con prefisso internazionale italiano o brasiliano.

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Cosa cambia per gli utenti

Riassumendo: in Italia e in Brasile è ancora possibile chattare con bot come ChatGPT tramite WhatsApp, mentre nel resto del mondo il divieto rimane in vigore, almeno per ora; in Europa, la situazione potrebbe evolvere nelle prossime settimane.

Ancora una volta ci troviamo di fronte a un caso emblematico in cui la regolamentazione europea (e non solo) incide direttamente sulle scelte delle big tech, costringendole a rivedere, almeno parzialmente, le strategie già annunciate. Resta ora da capire se questa eccezione resterà confinata a pochi Paesi o se diventerà il nuovo standard anche altrove.