Nella giornata di ieri, in occasione di un’audizione per la commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, il Ministro dell’Economia e della Finanze Giancarlo Giorgetti è intervenuto paventando alcuni possibili futuri cambiamenti per quel che concerne il pagamento del canone RAI.
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Al vaglio l’ipotesi di includere il canone RAI nelle utenze di telefonia mobile
Come molti di voi certamente sapranno, attualmente l’importo dovuto per il canone RAI viene corrisposto attraverso la bolletta dell’energia elettrica, questo perché si presuppone che in qualunque abitazione sia presente una rete elettrica, ci sia anche almeno un televisore.
Stando a quanto dichiarato dal Ministro, sarebbero al vaglio una serie di ipotesi che comporterebbero la modifica delle modalità di pagamento del canone RAI, che non verrebbe più inserito nelle bollette dell’energia elettrica, ma nelle utenze di telefonia mobile. Di seguito un estratto dell’intervento del Ministro:
La riflessione sulle modalità di finanziamento sul perimetro della platea dei soggetti interessati del pagamento dell’imposta non può prescindere dalla cornice temporale di riferimento e in particolare al fatto che nei prossimi anni scadrà il termine per il rinnovo della concessione (l’ho ricordato prima il 30 aprile 2027). Ricordo che nelle audizioni che avete svolto in precedenza è emerso anche sulla base delle vostre sollecitazioni la richiesta si sia preferibile mantenere il canone o sostituirlo in tutto in parte con un contributo statale e la Rai ha ribadito che ritiene indispensabile mantenere il canone, salvo una specifica valutazione politica sulla modalità del prelievo. […]
Vi sono una pluralità di ipotesi di riforma allo studio che si differenziano anche secondo l’orizzonte temporale di riferimento per la loro realizzazione. Proprio al fine di studiare ipotesi prospettive di riforma delle modalità di finanziamento del Servizio Pubblico, nonché per meglio definire il perimetro di tale servizio, ho convocato uno specifico tavolo proprio presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze. […]
Il livello di finanziamento pubblico potrebbe valutarsi l’ipotesi di scorporare dal pagamento del canone la quota di investimenti sostenuti dalla RAI tra i quali quelli volti a ottimizzare la capacità trasmissiva e livello di copertura delle reti Rai. Tale quota dall’analisi del budget, ammonterebbe circa 300 milioni di euro annui e potrebbe essere posta a carico della fiscalità generale dando luogo a graduale riduzione del canone di abbonamento a carico degli utenti.
In un’ottica di medio periodo e doveroso interrogarsi sulle forme di ampliamento del presupposto dell’imposta attualmente legato al possesso di un apparecchio televisivo presunto in presenza di un contratto di energia, ma le nuove modalità di trasmissione e di sviluppo di piattaforme multimediali come RaiPlay consentono mai di accedere ai contenuti del catalogo Rai utilizzando diversi device.
Smartphone tablet eccetera eccetera qualora quindi il presupposto dell’imposta venisse individuato nel possesso di un’utenza telefonica mobile l’ampliamento della partita degli incisi connesso tra le variazioni comporterebbe di ridurre il costo pro capite del canone, basti pensare infatti oggi che il canone risulta appagato da circa 21 milioni di soggetti mentre le utenze telefoniche attive sono circa 107 milioni.
Queste ipotesi richiederebbe tuttavia di risolvere alcuni problemi di applicazione, come ad esempio il calcolo delle utenze per nucleo familiare. Ovvero la definizione di un tetto massimo al fine di evitare il pagamento di una somma più elevata dell’attuale canone. Se si prendesse riferimento all’orizzonte connesso al rinnovo della concessione altri meccanismi di finanziamento dovranno essere oggetto di valutazione.
In conclusione ritengo che ogni ipotesi di revisione delle modalità di finanziamento da Rai deve però prendere le mosse da una chiara definizione degli oneri connessi allo svolgimento del servizio pubblico dalla garanzia di sostenere gli investimenti a tale obblighi connessi e da una attenta revisione delle dinamiche di spese dell’azienda.
Come potete notare leggendo quanto asserito, si starebbe valutando una strada diversa che si adegui ai tempi, il semplice possesso di uno smartphone o di un tablet e la conseguente possibilità di usufruire dell’applicazione RaiPlay, farebbero sì che il pagamento del canone RAI sia dovuto.
Al momento si tratta solo di ipotesi e non ci sono dettagli su come questa novità possa essere gestita e implementata, andrebbero infatti riconsiderati gli importi dovuti visto che in una famiglia sono presenti diversi dispositivi mobili, e non si può imporre un pagamento superiore a quello attuale.
In sostanza non ci resta che attendere per scoprire come evolverà la situazione, in futuro i consumatori potrebbero essere obbligati a pagare un surplus nei contratti di telefonia mobile per corrispondere quanto dovuto? Staremo a vedere.
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