Sport e Tecnologia: il binomio impossibile? Intervista ad Andrea Zorzi

Se confrontiamo il modo di praticare e vivere lo sport oggi rispetto a venti anni fa, pensiamo solo alle telecronache di Rio di questa estate e le paragoniamo con i giochi Olimpici di Atlanta del 1996, ritroviamo uno straordinario elemento di novità: l’innovazione tecnologica. Nel corso degli anni, infatti, il suo contributo ha reso tutte le discipline sportive più spettacolari e competitive.

Per commentare questo inesorabile cambiamento, abbiamo intervistato per voi Andrea Zorzi, ex pallavolista, membro della cosiddetta generazione di fenomeni, attualmente giornalista e attore.

Dalla tua esperienza, di atleta e commentatore sportivo, come la tecnologia negli ultimi anni ha cambiato il modo di praticare e fruire dei contenuti delle gare sportive, sotto forma di intrattenimento?

<<Comincio rispondendoti come osservatore e commentatore sportivo presso Sky Tv. Oggi, l’innovazione tecnologica ha cambiato radicalmente il modo di fare giornalismo sportivo. In poco più di quindici anni, abbiamo assistito a una vera e propria rivoluzione della telecronaca. Se in passato era necessario attendere la fine di un set o dell’intera partita prima di analizzare i risultati di performance di una squadra, o persino del singolo atleta, oggi invece i processi sono straordinariamente efficienti e rapidi, consentendo a un commentatore di poter disporre in tempo reale di informazioni utili a raccontare lo svolgimento o l’esito di una singola partita o di più partite contemporaneamente, come ad esempio accade nel mondo del calcio. Una serie di informazioni vengono sintetizzate in infografiche, Sky infatti utilizza hardware e software, che permettono di visualizzare i risultati in tempo reale consentendo altissimi e rapidissimi livelli di analisi delle azioni durante le partite, garantendo, attraverso riprese con telecamere slo-mo, una elevata spettacolarizzazione dei contenuti sportivi, e generando un fortissimo coinvolgimento tra il pubblico. Oggi non si avverte più, come accadeva in passato, la netta distinzione tra essere presenti a un evento dal vivo e seguirlo dal televisore HD di casa o da altri device, questo anche grazie a Internet e al mobile.

Altro invece è il mio punto di osservazione come pallavolista. La mia esperienza di atleta si è conclusa nel 1998, periodo in cui le tecnologie cominciavano a diventare massive, sia da un punto di vista economico che di diffusione, rendendo i PC alla portata di tutti. Questo stesso periodo è coinciso con lo sviluppo di sistemi di rilevazione statistica e sistemi di rilevazione sul piano fisico. La vera novità fu che in quegli anni il nostro allenatore, Julio Velasco, grazie a delle collaborazioni tecnologiche di alto livello, riuscì a sviluppare un sistema per ottenere delle rilevazioni statistiche per la pallavolo.

Il fatto di iniziare a sviluppare sistemi, supportati tecnologicamente, in grado di generare un racconto statistico rilevante e abbastanza credibile di quanto accaduto in campo, ha cambiato la percezione di noi atleti; invitandoci quindi a confrontarci con dei dati considerati oggettivi e in quanto tali, inequivocabili.

Venivamo da un periodo nel quale, se un atleta faceva una schiacciata potentissima nei tre metri che rimbalzava molto in alto, questo attacco, che portava un punto alla sua squadra, restava impresso nella memoria di chi lo faceva, di chi lo subiva e anche nel pubblico. Mentre se in un’altra azione il punto era frutto di un colpo meno spettacolare, un po’ più fortunato, come un pallonetto che cadeva per terra, si trattava comunque di un punto, ma non per questo lasciava un buon ricordo tra atleti e pubblico. Quindi la percezione finale di chi giocava non era sempre equilibrata sul un piano statistico, poiché alcuni momenti restano impressi più di altri. Avere invece la possibilità di catalogare e rilevare in modo oggettivo: tutti i punti fatti, tutti gli attacchi e tutte le azioni in ricezione, ci permetteva di avere un foglio bianco con dei dati, che ci guidavano nella percezione di ciò che era realmente accaduto.

Ora, facendo un salto in avanti di 15 anni, questo sistema, che si era innestato in un ambiente vergine rispetto alla rilevazione statistica delle gare sportive, ha quasi commesso l’errore contrario, fino a diventare schiavo della statistica.

É facile, oggi, accedere a sistemi di rilevazione, dove si possono analizzare diversi aspetti contemporaneamente: ai dati numerici è possibile associare le immagini e, grazie a sistemi di time-code, è possibile registrare la partita e fare allo stesso tempo la rilevazione statistica, richiedere al sistema di selezionare tutti gli attacchi da una certa posizione con un certo punteggio, e quindi in pochissimi secondi poter rivedere tutte le immagini collegate a una specifica tipologia di azione. Questo velocizza la possibilità di analisi video delle partite, semplifica anche per alcuni aspetti il lavoro con gli atleti, che devono concentrarsi su se stessi e sugli avversari.

Ma quali sono i rischi per gli atleti? Nel mio ruolo di commentatore sportivo, mi confronto con allenatori che spiegano come durante un time-out ai compagni di una squadra non è possibile dare più di tre informazioni, perché non sono umanamente comprensibili, non puoi dare dati troppo complessi, perché non c’è il tempo e la modalità per gestirli.>>

Quindi che uso ne facciamo di questa grande quantità di dati: sia sul piano numerico che sul piano video?

<<Questa secondo me – conclude Zorzi – è la grande scommessa per l’uomo moderno occidentale, che di fatto si trova per la prima volta a vivere il paradosso tra la grande quantità di dati potenzialmente a disposizione e l’effettivo utilizzo degli stessi. Qui il rischio che corriamo è quello di ricondurre la vita, lo sport e le partite ai soli numeri, trascurando l’ascolto di sé, rischiando di frustrare quel talento artistico e naturale che è in tutti i grandi (e piccoli) campioni.>>

Ebbene, noi di TuttoAndroid abbiamo accolto l’alert lanciato da Andrea Zorzi e voi da che parte state: siete a favore dell’utilizzo massivo delle tecnologie imposte agli atleti e allo sport o all’utilizzo funzionale e controllato? Raccontateci le vostre esperienze.

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