Lo scorso 19 ottobre l’attenzione mediatica si è concentrata su Parigi, precisamente sul Museo del Louvre, per il clamoroso furto di otto gioielli della corona francese. Se la vicenda ha suscitato enorme clamore, ancora maggiore è stato lo stupore nel scoprire nelle settimane successive che la password per accedere al sistema di sicurezza di uno dei musei più importanti al mondo era “Louvre”. Un elemento che ha contribuito a facilitare il furto e che ha fatto riemergere il problema della scarsa attenzione che dedichiamo alla scelta delle password.

Quanto accaduto in Francia non dovrebbe stupire, considerando come la maggior parte degli italiani continui a utilizzare password banali e facilmente hackerabili. A confermarlo è il nuovo report annuale pubblicato da NordPass, che ha analizzato oltre sei terabyte di database compromessi per identificare le credenziali più utilizzate nel nostro Paese.

Segui TuttoAndroid su Google Discover

Pubblicità-30%HONOR Magic V6, 16GB+512GB
HiHonor
🎟 Fino 5 omaggi + Coupon -700€: AATG700
1.599€2.299€

Le 20 password più utilizzate in Italia

Password NordPass

Secondo i dati pubblicati da NordPass, queste sono le 20 password più utilizzate in Italia:

  • admin – 340.576
  • password – 109.533
  • 123456 – 95.899
  • Password – 79.167
  • 12345678 – 53.030
  • 123456789 – 33.069
  • 12345 – 22.208
  • Napoli1926 – 18.362
  • 123stella – 16.927
  • perlanera – 14.969
  • Tettine4 – 12.798
  • ciaociao – 12.686
  • porcodio – 12.440
  • Camerino1960 – 12.420
  • adgj1357 – 11.476
  • 1234567890 – 10.376
  • juventus – 9.767
  • linkem123 – 9.720
  • plutonio – 9.630
  • amaroni – 9.483

Tra le più frequenti compaiono ancora una volta combinazioni come 123456, 123456789 e password. Nella lista non mancano riferimenti culturali, con una presenza ricorrente di nomi di squadre di calcio e termini volgari. Di certo, a guardar bene, c’è che in nessuna delle 20 password più utilizzate c’è la presenza di un carattere speciale (@, #, !, eccetera).

Un altro degli aspetti interessanti di questo report è che per la prima volta l’analisi è stata condotta anche per fasce d’età. Esaminando le abitudini delle diverse generazioni si scopre che sequenze come ‘123456’ dominano in ogni gruppo, dai più giovani agli adulti. La scarsa attenzione alla sicurezza non è quindi una questione di età, ma di cultura e alfabetizzazione digitale.

Questi dati mettono in evidenza una tendenza ormai consolidata e che mostra il fallimento delle campagne di sensibilizzazione in materia. La scelta delle password sembra guidata dalla ricerca della massima comodità. Le persone prediligono combinazioni facili da ricordare e veloci da digitare, spesso ignorando i più elementari principi di sicurezza. Le raccomandazioni degli esperti, che da anni suggeriscono di utilizzare password lunghe, complesse e diverse per ogni account, sembrano non lasciare traccia.

Un problema diffuso

Il fenomeno non riguarda solo l’Italia. A livello globale, la situazione è pressoché identica. Le classifiche pubblicate da NordPass mostrano che in ogni Paese le credenziali più utilizzate sono praticamente le stesse. Combinazioni come 123456, password e qwerty si trovano ovunque, dagli Stati Uniti alla Germania, dal Brasile alla Polonia. Anche qui, ogni cultura tende ad aggiungere una sfumatura locale, ma lo schema generale non cambia. Negli Stati Uniti, per esempio, emergono parole legate allo sport e ai nomi propri. In America Latina compaiono soprannomi e termini familiari. In altre aree del mondo si trovano espressioni volgari o insulti. Questo dimostra quanto la scelta della password sia spesso guidata da un impulso emotivo o da una logica personale e non da un’effettiva attenzione alla sicurezza.

Le conseguenze di questa uniformità globale sono facilmente intuibili. Gli attacchi informatici automatizzati partono proprio da queste combinazioni ricorrenti. Gli hacker sfruttano software che testano per prime le password più comuni e spesso non hanno bisogno di spingersi oltre.

I rischi per la sicurezza

Un altro aspetto che il report mette in evidenza riguarda i tempi delle violazioni. Le password più comuni possono essere forzate in meno di un secondo. Questo accade perché gli attacchi moderni non sono più effettuati manualmente, ma con strumenti altamente automatizzati. Software specializzati, alimentati dalla potenza di calcolo delle moderne schede grafiche, riescono a testare migliaia di combinazioni in pochissimo tempo. La velocità di elaborazione è tale da rendere inutili quasi tutte le password corte o semplici.

Esistono diverse tecniche che gli aggressori utilizzano per violare gli account. Il cosiddetto “attacco di dizionario” consiste nel testare milioni di parole comuni, come nomi, città, squadre di calcio o frasi popolari. In questo modo, password come iloveyou o juventus sono le prime a essere violate. Un’altra tecnica molto diffusa è il “credential stuffing”, ovvero l’utilizzo di password già compromesse in precedenti violazioni per tentare l’accesso a nuovi servizi. Se un utente utilizza la stessa password per più account, l’efficacia dell’attacco diventa immediata. C’è poi il “brute force”, l’attacco per tentativi, che risulta devastante soprattutto sulle combinazioni corte. Infine, esistono algoritmi capaci di riconoscere pattern comuni, come la sostituzione di lettere con simboli o l’aggiunta dell’anno di nascita.

Consapevolezza e buon senso prima di ogni tecnologia

Il quadro è piuttosto critico e il problema non è tanto da imputare all’abilità degli hacker, quanto alla superficialità degli utenti. Da questo punto di vista l’unica barriera davvero efficace resta l’utilizzo di password lunghe, uniche, difficili da prevedere e, possibilmente, generate da un gestore sicuro. È un approccio che richiede un cambiamento culturale prima ancora che tecnologico, ma che diventa sempre più urgente e che non trova più giustificazioni nell’assenza di strumenti che, preservando la semplicità di utilizzo, consentano di avere password sempre efficaci per ogni account e servizio digitale.