Che il futuro dell’intelligenza artificiale è agentico non lo scopriamo oggi, ma è interessante vedere come questo approccio riesce a trasformare le app e i servizi che usiamo quotidianamente, non solo gli strumenti di nuova creazione. Da questo punto di vista l’evoluzione intrapresa da Spotify è indicativa.
Negli ultimi mesi, infatti, Spotify ha ampliato la propria integrazione con le piattaforme di intelligenza artificiale più diffuse. Dopo aver stretto un’intesa con OpenAI per portare ChatGPT all’interno dell’app e consentire la creazione di playlist personalizzate tramite prompt testuale, la società ha poi introdotto Smart Reorder, una funzione riservata agli utenti Premium che riorganizza automaticamente le playlist in base ai BPM e alla tonalità musicale per garantire transizioni più fluide tra i brani.
Ora la popolare app di streaming musicale fa un ulteriore passo in avanti introducendo Personal Podcast e aumentando il numero delle lingue supportate dalla funzione DJ.
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I Personal Podcast
La novità più significativa riguarda i cosiddetti Personal Podcast. Si tratta di una funzione disponibile in versione beta (per gli utenti Free e Premium in tutto il mondo) che, collegando un agente AI allo strumento ‘Save to Spotify’, permette di generare podcast personalizzati e salvarli direttamente nella propria libreria Spotify. Il meccanismo si basa su uno strumento denominato “Save to Spotify”, disponibile su GitHub, che consente di collegare il proprio account Spotify ad agenti come Claude Code, OpenAI Codex o OpenClaw. Una volta stabilita la connessione, è sufficiente inviare un prompt all’agente per ottenere un podcast audio personalizzato, salvato automaticamente nella libreria e accessibile da qualsiasi dispositivo.
Per esempio, si può chiedere all’agente di analizzare il calendario della giornata, identificare gli appuntamenti più impegnativi o che richiedono una preparazione specifica e ricavarne un briefing audio da ascoltare prima di iniziare la giornata. Si può inoltre verificare la posta in arrivo alla ricerca di messaggi urgenti, selezionare due o tre notizie rilevanti dai feed preferiti e consigliare un podcast da ascoltare durante il tragitto, il tutto in meno di cinque minuti.
In alternativa, si può richiedere un itinerario audio per un viaggio imminente, con dettagli sul volo, percorsi per raggiungere l’aeroporto e consigli su ristoranti e musei nelle zone da visitare. Un altro caso d’uso previsto riguarda la creazione di sessioni di approfondimento tematico, come un podcast sulla storia della Coppa del Mondo con dettagli sui protagonisti, le sedi delle edizioni passate e le informazioni sull’edizione in corso.
Il DJ di Spotify ora parla anche italiano
Bonjour! Hallo! Ciao! Olá! The Spotify DJ experience you know and love is now available in 4 new languages, and to even more countries worldwide. pic.twitter.com/L9VOOZl7lT
— Spotify News (@SpotifyNews) May 7, 2026
Parallelamente Spotify ha annunciato l’espansione della funzione DJ, il conduttore virtuale alimentato dall’intelligenza artificiale di OpenAI che seleziona brani in base alla cronologia di ascolto dell’utente e li accompagna con commenti contestuali. La novità riguarda sia la copertura geografica che le lingue supportate. Spotify ha aggiunto il supporto per il francese, il tedesco, l’italiano e il portoghese brasiliano, ciascuno con una voce distinta, e ha esteso la disponibilità del DJ a nuovi Paesi tra cui Austria, Brasile, Francia, Germania, Italia, Portogallo, Corea del Sud e Svizzera, portando il totale dei mercati raggiunti a oltre settantacinque.
Per gli utenti italiani è una piacevole novità che colma una lacuna durata a lungo. Fino a oggi, infatti, il DJ di Spotify era accessibile solo in inglese e in mercati selezionati. Ora sarà accessibile anche in Italia offrendo quella dimensione narrativa e contestuale che distingue la funzione da un semplice sistema di raccomandazione algoritmica. La voce commentata che accompagna i brani, spiegando il perché di certe scelte e offrendo curiosità sull’artista o sul genere, diventa così pienamente fruibile anche per chi non ha dimestichezza con l’inglese.









