Negli ultimi giorni si è tornati a parlare con insistenza delle nuove normative europee sulle batterie degli smartphone, complice l’avvicinarsi della loro entrata in vigore fissata al 17 febbraio 2027. In molti, leggendo sommariamente la normativa, hanno ipotizzato che dal prossimo anno i produttori sarebbero stati costretti a ritornare alle vecchie batterie facilmente rimovibili, ma la realtà è ben diversa.
Il regolamento, pubblicato nel 2023 e aggiornato nel 2025, nasce con l’obiettivo di ridurre l’impatto ambientale delle batterie, migliorandone il ciclo di vita e rendendo più semplice lo smaltimento e il riciclo. Per farlo, l’Unione Europea ha chiesto ai produttori di progettare dispositivi più facili da riparare e, in linea generale, più sostenibili per l’ambiente.
Molti hanno erroneamente interpretato queste linee guida come un obbligo a reintrodurre batterie rimovibili senza strumenti esterni, immaginando un ritorno agli smartphone che andavano di moda nel 2010 o poco dopo, con cover posteriore estraibile e con la possibilità di rimuovere la batteria direttamente con le mani. Leggendo con attenzione il testo normativo, però, viene fuori una definizione molto più tecnica di quello che l’Unione Europea considera “batteria sostituibile”.
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Come deve essere uno smartphone per rientrare nella normativa
Secondo l’Unione Europea, una batteria può essere considerata rimovibile dall’utente se può essere estratta senza l’uso di strumenti specializzati, calore o solventi. Strumenti di uso comune e facilmente acquistabili nei negozi, come per esempio un cacciavite, non rientrano in questa categoria, mentre attrezzature proprietarie, come succede spesso nel caso di Apple, rientrano in questa definizione (a meno che non vengano offerti gratuitamente al consumatore).
Il punto più critico della normativa è quello però relativo all’uso del calore. Gran parte degli smartphone moderni, come per esempio Google Pixel 10 o Samsung Galaxy S26, richiede l’applicazione di calore sulla batteria per ammorbidire gli adesivi che tengono insieme la scocca e i componenti interni. Già solo questa caratteristica renderebbe questi smartphone non conformi alla normativa, almeno secondo la definizione più rigida, ma scavando ancora più a fondo nel testo possiamo trovare una sorta di via alternativa.
Anche se la batteria non è facilmente accessibile all’utente o richiede l’applicazione del calore per proseguire con la rimozione, il dispositivo può comunque rispettare le nuove regole se garantisce determinate prestazioni nel tempo. Nello specifico, l’Unione Europea richiede che la batteria degli smartphone mantenga almeno l’83% di capacità dopo 500 cicli di ricarica completi e l’80% di capacità dopo 1000 cicli di ricarica, oltre a soddisfare requisiti come la certificazione IP67 o superiore.
Molti degli smartphone già in commercio, come per esempio i Google Pixel degli ultimi anni, rispettano questi parametri, e dunque rientrano nella normativa anche se le batterie non sono facilmente sostituibili dal consumatore. Non è quindi scontato che i produttori debbano stravolgere il design dei loro dispositivi nei prossimi anni, ma è molto più probabile che la nuova regolamentazione li spinga a puntare su batterie più longeve, dispositivi più sostenibili e in generale una maggiore qualità complessiva.
Nei casi in cui non si riesca a rispettare gli standard di durabilità di una batteria, invece, il produttore sarà costretto a facilitare l’accesso alla batteria per dare al consumatore la possibilità di rimuoverla e smaltirla in autonomia. Si tratta però di uno scenario limite, dato che la stragrande maggioranza degli smartphone Android rispetta già questi parametri, ma è comunque qualcosa da tenere in considerazione.
La nuova normativa rappresenta un significativo cambio di passo per il mercato europeo: anche senza rivoluzioni visibili nel design, le nuove regole potrebbero portare a smartphone più affidabili nel tempo e meno soggetti a interventi di riparazione. I top di gamma sicuramente non verranno intaccati dalla normativa, dato che rientrano già negli standard qualitativi più alti, ma i produttori potranno spingere ancora di più su impermeabilità e autonomia della batteria.

