Il tema dell’accesso ai social network da parte dei più giovani torna ancora una volta al centro dell’attenzione e, come spesso accade quando si parla di regolamentazione digitale in Europa, si passa rapidamente dalle parole ai fatti. Nelle scorse ore Ursula von der Leyen ha annunciato che l’Unione Europea è tecnicamente pronta a introdurre una nuova app per la verifica dell’età, pensata per limitare (o quantomeno controllare in modo più stringente) l’accesso dei minori alle piattaforma online.

Si tratta di una soluzione che arriva dopo mesi di discussioni e che, almeno nelle intenzioni della Commissione, dovrebbe rappresentare uno standard comune per tutti gli Stati membri, andando a colmare una lacuna che molti di voi avranno probabilmente notato: l’assenza di un sistema efficace, uniforme e soprattutto rispettoso della privacy per verificare l’età degli utenti.

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Come funzionerà la nuova app europea per la verifica dell’età dei minori sui social

La nuova applicazione, già testata in cinque Paesi (tra cui anche l’Italia) si propone come uno strumento semplice da utilizzare ma, allo stesso tempo, estremamente rigoroso dal punto di vista tecnico.

Il funzionamento, come spiegato direttamente da Ursula von der Leyen, prevede un primo passaggio di configurazione tramite documento d’identità (passaporto o carta d’identità), seguito dalla possibilità di mostrare la propria età al momento dell’accesso ai servizi online. In altre parole, non sarà necessario condividere dati sensibili con le piattaforme social, queste riceveranno esclusivamente una conferma dell’età dell’utente, senza ulteriori informazioni personali.

Ed è proprio questo uno dei punti su cui l’Europa insiste maggiormente, l’app promette infatti di rispettare i più elevati standard di privacy, risultando completamente anonima e, almeno secondo quanto dichiarato, non tracciabile. Un equilibrio non banale tra sicurezza e tutela dei dati, soprattutto in un contesto in cui spesso queste due esigenze finiscono per entrare in conflitto.

Un altro elemento che merita attenzione riguarda la compatibilità e l’apertura del progetto: l’app funzionerà su smartphone, tablet e computer, senza particolari limitazioni di piattaforma, e sarà completamente open source.

Questo significa, da un lato, maggiore trasparenza sul funzionamento interno del sistema e, dall’altro, la possibilità per altri Paesi (anche al di fuori dell’Unione Europea) di adottare la stessa soluzione e adattarla alle proprie esigenze. Allo stesso tempo, le piattaforme online (social ma non solo) potranno integrarla facilmente nei propri sistemi, eliminando di fatto qualsiasi giustificazione legata a eventuali complessità tecniche.

Le dichiarazioni della presidente della Commissione non lasciano molto spazio a interpretazioni, i social network vengono descritti come ambienti che posso creare dipendenza e che, soprattutto per i più giovani, non rappresentano sempre uno spazio sano.

Allo stesso tempo, viene ribadito un concetto destinato a far discutere: la responsabilità principale resta ai genitori, ma questo non esonera le piattaforme dalle proprie responsabilità. Anzi, l’Europa promette un approccio estremamente rigoroso, parlando apertamente di tolleranza zero nei confronti delle aziende che non rispettano le regole.

L’app non rappresenta un intervento isolato, ma si inserisce in una strategia più ampia che punta a un approccio europeo armonizzato nella tutela dei minori online. Diversi Stati membri, tra cui Italia, Francia, Spagna e altri già in prima linea su questo fronte, stanno infatti lavorando per integrare la verifica dell’età all’interno dei propri portafogli digitali nazionali; parallelamente, un gruppo di esperti istituito di recente è già al lavoro per definire ulteriori raccomandazioni, attese entro l’estate.

Quindi, cosa cambierà davvero nell’utilizzo quotidiano dei social? Nel breve periodo, probabilmente non moltissimo, almeno fino a quando l’app non verrà adottata su larga scala e integrata concretamente dalle piattaforme; nel medio e lungo termine però, le cose potrebbero cambiare in modo significativo, soprattutto se l’Europa riuscirà a imporre questo sistema come standard de facto.

Resta comunque qualche incognita, ad esempio sull’effettiva efficacia del sistema e sulla sua adozione, ma la direzione intrapresa punta a un maggiore controllo sull’accesso ai contenuti social e digitali in generale, nonché a una crescente responsabilizzazione delle piattaforme. Il vero banco di prova sarà l’equilibrio tra sicurezza, libertà e privacy, tre elementi che, ancora una volta, dovranno convivere all’interno dello stesso ecosistema digitale.