Brutte notizie per Meta e, indirettamente, per gli oltre 45 milioni di utenti europei che ogni mese utilizzano WhatsApp. La Commissione Europea ha infatti designato il servizio di messaggistica come “Very Large Online Platform” (VLOP) ai sensi del Digital Services Act (DSA), il regolamento che impone standard più severi in materia di sicurezza, moderazione e trasparenza dei dati per le grandi piattaforme online.
Fino ad oggi la società di Menlo Park era riuscita a mantenere WhatsApp al di fuori di questa categoria, sostenendo che si trattasse essenzialmente di un’app per comunicazioni private e non di un social network. Ma l’evoluzione recente della piattaforma, in particolare con l’introduzione dei Canali WhatsApp, una funzione che consente di diffondere messaggi e aggiornamenti a un vasto pubblico, ha cambiato le carte in tavola.
Indice:
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Il ruolo dei Canali nella nuova designazione
Secondo la Commissione, la sezione “Canali” di WhatsApp rientra pienamente nella definizione di servizio di piattaforma online. Attraverso i Canali, infatti, aziende, media e figure pubbliche possono inviare contenuti, aggiornamenti o comunicazioni a migliaia di utenti contemporaneamente, creando nuove dinamiche di informazione e potenziali rischi di disinformazione o abuso.
In una nota ufficiale, Bruxelles ha chiarito che solo la parte “broadcast” del servizio sarà soggetta alle regole del DSA: le chat private, le chiamate vocali e video rimangono invece escluse e protette dal principio di riservatezza. Tuttavia, per Meta la distinzione non sarà sufficiente a ridurre l’impatto della decisione.
Cosa prevede il Digital Services Act
Il Digital Services Act, approvato nel 2022 e in vigore a pieno regime dal 2024, è un pacchetto legislativo ambizioso che punta a rendere più responsabili le grandi aziende tecnologiche in tre aree chiave:
- Trasparenza sugli algoritmi e sul funzionamento dei sistemi di raccomandazione.
- Obbligo di moderazione proattiva dei contenuti illegali o dannosi.
- Accesso facilitato ai dati per i ricercatori indipendenti e la Commissione stessa.
Per rientrare nella categoria VLOP, una piattaforma deve superare la soglia dei 45 milioni di utenti attivi mensili nell’UE. Con più di due miliardi di utenti globali, WhatsApp non ha certo difficoltà a soddisfare questo criterio, anche a livello regionale.

Nuovi obblighi per Meta
Con questa designazione, Meta avrà quattro mesi di tempo, fino a metà maggio 2026, per adeguare WhatsApp agli obblighi aggiuntivi del DSA. Nello specifico, la società dovrà presentare report periodici sulla moderazione dei contenuti e sulle segnalazioni ricevute, effettuare valutazioni dei rischi sistemici, inclusi possibili abusi elettorali, disinformazione o violazioni dei diritti fondamentali, documentare come vengono gestiti i reclami e le procedure di rimozione dei contenuti e garantire maggiore trasparenza nella pubblicità e nei processi di raccomandazione.
In caso di violazioni o ritardi nell’attuazione, la Commissione potrà imporre multe fino al 6% del fatturato annuo mondiale. Considerando i precedenti di Meta in Europa, dove le sanzioni totali hanno già superato il miliardo di dollari l’anno, il rischio non è trascurabile.
L’impatto politico: Meta, Bruxelles e Washington su un nuovo fronte
Dietro la decisione dell’UE si nasconde però anche un potenziale terreno di scontro politico tra Europa e Stati Uniti. Negli ultimi anni, le sanzioni inflitte a grandi aziende americane del settore tech, da Meta a Google, fino a X (ex Twitter), hanno alimentato tensioni diplomatiche legate alla competizione digitale e al controllo dei dati.
Non è un mistero che Mark Zuckerberg abbia rafforzato i propri legami con l’amministrazione Trump negli Stati Uniti, vedendo nel nuovo governo americano un potenziale alleato nella difesa delle big tech dalle multe europee. Washington, infatti, ha più volte criticato l’approccio “punitivo” dell’Unione verso le aziende statunitensi, definendolo un ostacolo alla libera concorrenza.
Un episodio recente lo conferma: Elon Musk, dopo aver ricevuto una multa da 140 milioni di dollari per X in relazione a presunte violazioni del DSA, ha reagito duramente accusando Bruxelles di comportamenti autoritari. La vicenda ha attirato il sostegno di esponenti politici americani di primo piano, come il vicepresidente J.D. Vance e il segretario di Stato Marco Rubio, che hanno denunciato l’UE per “attacchi contro le piattaforme tecnologiche americane”.
Se il braccio di ferro tra Bruxelles e Washington dovesse intensificarsi, Meta potrebbe trovarsi stretta tra due fuochi: da un lato la necessità di conformarsi al quadro normativo europeo per evitare sanzioni, dall’altro la pressione politica interna a difendere un modello di business fondato su flessibilità, innovazione e libertà d’impresa.
Il timore principale è che la nuova classificazione di WhatsApp apra la strada a una sorveglianza più invasiva sulle comunicazioni pubbliche, e che l’interpretazione dei “rischi sistemici” resti eccessivamente vaga, lasciando ampio margine a interventi discrezionali da parte delle istituzioni europee.
D’altra parte, l’UE sembra decisa a fare del Digital Services Act un punto di svolta per la regolamentazione delle piattaforme: un modello da esportare a livello globale, come già accaduto con il GDPR in materia di privacy.
Cosa cambia per gli utenti europei
Per chi utilizza WhatsApp quotidianamente, nel breve periodo non cambierà molto. Le chat private continueranno a essere cifrate end-to-end e non rientrano nelle nuove regole. Tuttavia, potremmo assistere a modifiche nell’interfaccia o nelle informative relative ai Canali, ad esempio con messaggi di trasparenza più frequenti o con un sistema di segnalazioni più visibile.
Meta dovrà inoltre fornire rapporti pubblici periodici sull’uso della piattaforma in Europa: un passo che potrebbe aumentare la fiducia degli utenti, a patto che tali report siano comprensibili e realmente utili.
È anche possibile che le aziende e gli editori che utilizzano i Canali per diffondere notizie o annunci debbano rispettare nuove norme sulla pubblicità e sulla provenienza dei contenuti, seguendo l’esempio già visto su Facebook e Instagram.
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Verso un cambio di paradigma?
La designazione di WhatsApp come VLOP segna un brusco cambio di prospettiva per Meta, ma anche un segnale più ampio: l’epoca in cui le piattaforme digitali potevano crescere senza limiti normativi sembra davvero giunta al termine. Se da un lato il DSA rappresenta un tentativo legittimo di rendere l’ambiente online più sicuro e trasparente, dall’altro resta aperto il dibattito su quanto queste regole possano frenare l’innovazione e compromettere la competitività globale delle aziende tech.
Per ora, l’unica certezza è che Meta ha tempo fino a maggio 2026 per adeguarsi. Dopo quella data, Bruxelles non farà sconti.

