L’espressione shoulder surfing può non essere nota a tutti, ma riguarda un fenomeno ampiamente diffuso. Fa infatti riferimento a quella pratica con cui qualcuno osserva il display altrui senza permesso mentre si trova nelle vicinanze. È quello che può accadere, per esempio, quando si usa lo smartphone su un mezzo pubblico, in coda alla cassa del supermercato o in qualsiasi luogo affollato. In questi momenti lo sguardo di chi è accanto può intercettare messaggi, codici di accesso, dati sensibili e una parte della vita digitale che, spesso senza accorgersene, è oggetto dello sguardo di estranei. Contro tutto questo, dopo cinque anni di lavoro, Samsung ha appena annunciato l’introduzione di una soluzione intelligente (e anche personalizzabile).

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Come funziona la protezione di Samsung

La principale innovazione di questa tecnologia riguarda un sistema di privacy modulare che si adatta alle abitudini di chi utilizza il telefono. L’utente può infatti decidere quali app rendere meno visibili, quali contenuti schermare e in quali circostanze attivare un livello di protezione più elevato (come nel caso, per esempio, dell’inserimento di password o della gestione delle notifiche).

Il funzionamento è flessibile e non impone rinunce, perché permette di personalizzare ogni aspetto senza incidere sull’esperienza d’uso. Samsung spiega che la soluzione è il risultato di oltre cinque anni di studi e test, un percorso che ha portato alla creazione di un meccanismo che unisce hardware e software. L’intervento avviene direttamente sul modo in cui lo schermo genera le immagini e si integra con i sistemi di sicurezza già consolidati all’interno della piattaforma Galaxy, come Knox, Knox Vault e Knox Matrix.

Entrando più nel dettaglio, la protezione agisce sullo schermo in modo estremamente preciso. Ogni piccolo punto luminoso che compone l’immagine (pixel) viene regolato in modo da rendere il contenuto chiaramente visibile solo a chi guarda il telefono frontalmente. Chi si trova di lato vede invece uno schermo meno leggibile o quasi opaco. È un sistema più avanzato dei classici filtri applicati sopra il display, perché la regolazione avviene all’interno del telefono e sfrutta sia l’hardware sia il software per creare un effetto molto più naturale ed efficace.

Questa novità è molto interessante. Sia perché affronta un problema diffuso in un contesto nel quale le minacce digitali rappresentano un fenomeno sempre più comune. Ma anche perché mostra la capacità tecnologica di Samsung di sviluppare soluzioni sempre più attente al comportamento reale delle persone con una tecnologia che interviene in modo discreto, immediato e personalizzabile.